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Italiano - Letteratura

II media - Unità 3 - Il Quattrocento e il Cinquecento - Contesto storico e culturale

1.  Il contesto storico

1.1.  La ripresa dell'Europa

Con il Quattrocento  ci si avvia al tramonto definitivo del Medioevo e la rinascita dell'Europa. Cessata la peste e finite le carestie, la produzione agricola e l'economia si riprendono. In questo periodo si affermano le grandi monarchie nazionali europee: I'Inghilterra, la Francia e soprattutto la Spagna, che nel Cinquecento, con Carlo V, si estende dall'Europa centro-orientale alle colomie americane.

 

1.2   La dominazione straniera in Italia

A differenza di quanto succede negli altri paesi l' Italia resta politicamente frammentata e le principali potenze (le Signorie degli Sforza a Milano, dei Medici a Firenze, gli Aragonesi a Napoli, la Repubblica di Venezia e lo Stato della Chiesa) se ne contendono il controllo. Solo nel 1454, con la pace di Lodi, si giunge a una pace fonfata sull'equilibrio. Inizia così un lungo periodo di pace e sviluppo interrotto però nel 1492 dopo la morte  di Lorenzo de' Medici, che ne era stato uno dei principali garanti della politica di equilibrio. Nel 1494, con la discesa in Italia delle truppe del re di Francia Carlo VIII, l'Italia è sconvolta per più di cinquant'anni da guerre e occupazioni, che alal fine portano ad una situzione in cui la maggior parte degli stati italiani sono sotto il controllo diretto o indiretto della Spagna. Infatti nel 1559, la pace di Cateau-Cambrésis tra Francia e Spagna sancisce il dominio spagnolo su gran parte dell'Italia. Secondo molti stirici, sotto la dominazione straniera, l'Italia, già danneggiata dai lunghi anni di guerra, si impoverisce ulteriormente.

 

1.3  La scoperta del Nuovo Mondo

In seguito alla scoperta dell'America nel 1492, Spagna e Portogallo, seguiti da Francia e Inghilterra, cominciano a sfruttare i territori appena scoperti. L'Oceano Atlantico diventa il cuore dei traffici internazionali e il Mediterraneo perde sempre più importanza. L'Italia che aveva il suo punto di forza proprio nell'essere al centro del Mediterraneo subisce un grave processo di marginalizzazione.

Nell'odierna America Latina la conquista dei territori e la sottomis sione degli indigeni assicurano alle potenze coloniali enormi profitti.  A causa delle terribili condizioni di lavoro e di vita, la popolazione indigena diminuisce drasticamente e per far fronte al fabbisogno di manodopera i colonizzatori decidono di utilizzare neri africani ridotti in schiavitù.

 

1.4  Riforma protestante

In questo periodo si sente forte l'esigenza di un rinnovamento della Chiesa e di un ritorno alla povertà evangelica. I fedeli contestano la corruzione del clero. All'inizio del Cinquecento la Chiesa è sconvolta da un evento senza precedenti: la Riforma protestante, avviata dal monaco tedesco Martin Lutero nel 1517 in risposta a una vendita straordinaria di indulgenze. In Germania questa vendita è condotta in modo così scandaloso da spingere Lutero a pubblicare 95 tesi in cui non solo condanna il mercato delle indulgenze, ma nega che la Chiesa abbia la facoltà di rimettere i peccati: la possibilità di salvare l'anima dipende, secondo lui, soltanto dalla fede e dalla grazia di Dio. Le tesi di Lutero segnano l'inizio della Riforma protestante. Essa trova largo seguito nell'Europa centrale, che dichiara la propria indipendenza dal papa: la spaccatura tra la Chiesa cattolica romana e quella protestante è ormai insanabile.

L'indulgenza è il perdono, alle condizioni fissate dal papa, delle pene che il peccatore (anche dopo l'assoluzione) può subire in Purgatorio. Per pagare la costruzione della basilica di San Pietro a Roma, nel 1514 papa Leone X concede un'indulgenza a ogni fedele che, dopo la confessione, versi un'elemosina.

 

1.5 La Controriforma

Alla Riforma protestante la Chiesa cattolica risponde, a partire dal 1545, con il Concilio di Trento, che ribadisce l'autorità del papa e il valore dei sacramenti sconfessati da Lutero. Nasce in questi anni la cosiddetta Riforma cattolica o Controriforma, che consiste in una serie di misure per stroncare il dissenso sia con "le buone che con le cattive". Nasce in questi anni la Compagnia di Gesù, i cui membri, detti gesuiti, si occupano soprat tutto di lotta contro l'eresia, e il tribunale dell'Inquisizione, incaricato di indagare e punire le tesi contrarie all'ortodossia. Nasce anche  l'indice dei libri proibiti, cioè l'elenco dei libri di cui è vietata la lettura ai cattolici: per capire il clima di questo periodo bastidire che nell'indice furono inclusi anche  l'Orlando furioso di Ludovico Ariosto e le traduzioni in volgare della Bibbia. La Controriforma accentua il malessere di artisti sensibili come Torquato Tasso oppure ostacola la ricerca degli scienziati come Galileo Galilei.

 

2.  Il contesto culturale

2.1 Umanesimo e Rinascimento

Il termine "Umanesimo" deriva dall'espressione humanae litterae con cui si indicavano i classici greci e latini; indica la riscoperta del mondo antico, che era stato in parte oscurato dal periodo medievale cristiano. Gli umanisti riscoprono i classici greci e latini, non solo come esempi di letteratura, ma anche come modelli di vita. Questo contrasta con il Medioevo, in cui Dio era al centro delle preoccupazioni. Gli umanisti hanno grande fiducia nell'intelletto umano e promuovono una visione laica e terrena della vita, in contrasto con Il Medioevo in cui tutto ruotava attorno a Dio e alla religione.

Gli intellettuali di questo periodo si considerano eredi dei classici di cui promuovono una rinascita dopo un lungo periodo di oblio. Il termine stesso "Medioevo" è coniato proprio dagli umanisti per indicare il periodo tra l'antichità classica e il nuovo spirito umanistico. La rinascita dell'uomo è la base del Rinascimento, che è una continuazione dell'Umanesimo, ma con una maggiore consapevolezza della centralità dell'uomo e della sua capacità di determinare la propria vita, godendo della bellezza e dei piaceri della vita terrena.

Il Rinascimento porta una mentalità  più libera dai vincoli religiosi e culturali medievali, con una fiducia nelle capacità umane che si traduce in uno spirito critico e libero, capace di mettere in discussione le certezze accettate per secoli. C'è un rinnovato interesse per la vita terrena e per lo studio della natura basato sulla matematica, oltre a un coinvolgimento attivo in politica da parte di alcuni.

2.2 Cultura letteratura e stampa

Durante il Rinascimento, l'invenzione della stampa di Johann Gutenberg rende la diffusione dei testi più rapida ed economica, consentendo la lettura a un pubblico più ampio. Il "mecenatismo" offre protezione agli intellettuali e artisti, con centri importanti come la corte papale a Roma, Milano, Firenze, Venezia, Ferrara e Mantova che sostengono artisti come Ariosto e Tasso nella creazione delle loro opere letterarie.

2.3 La questione della lingua

Dopo il successo del volgare nel Trecento grazie a Dante, Petrarca e Boccaccio, nel Quattrocento il latino torna ad essere la lingua principale per la letteratura e la scienza, soprattutto tra gli umanisti che preferiscono utilizzare la lingua dei classici che studiano. Tuttavia, ormai il latino non può più tornare a diventare la lingua comune per tutti.

Per questa ragione nel Cinquecento, il volgare inizia a essere scelto da autori importanti come Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano, e diventa un punto centrale nella questione della lingua.

Bisogna sempre ricordare che in questo periodo l'Italia era frammentata in molti Stati regionali ognuno dei quali aveva un suo dialetto, una sua lingua. Se per le questioni quotidiane questi potevano bastare, per tanti altri versi si sentiva l'esigenza di una lingua comune a tutta la Penisola. 

Tra le tante idee su quale forma dare alla "lingua volgare italiana" emergono due posizioni: quella di Pietro Bembo, che preferisce il volgare basato sulla lingua di Petrarca per la poesia e su quella di Boccaccio per la prosa, e quella di Niccolò Machiavelli, che suggerisce l'uso del fiorentino parlato contemporaneo.


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