italiano-letteratura

La Scuola poetica siciliana e l'invenzione del sonetto

La Scuola poetica siciliana e l'invenzione del sonetto
Autore: Sistema
Data: 20/06/2026
Tipo: Materiale didattico
Dimensione: 6869 caratteri
Metti alla Prova

Materiali di studio, sintesi e approfondimento

Esplora tutti i materiali di studio, sintesi e approfondimento disponibili per questo argomento

BIGnomi - La scuola siciliana (Lucia Ocone) di Magistralis Mens

YouTube

BIGnomi - La scuola siciliana (Lucia Ocone) di Magistralis Mens • 2:39 minuti

Guarda

La Scuola siciliana || Federico II di Svevia di Diario di Charlotte

YouTube

La Scuola siciliana || Federico II di Svevia di Diario di Charlotte • 14:52 minuti

Guarda

Letteratura italiana 8: Federico II e la Scuola siciliana. di Herr Quattrone

YouTube

Letteratura italiana 8: Federico II e la Scuola siciliana. di Herr Quattrone • Durata 9:20

Guarda

Letteratura italiana 9: La Scuola siciliana: lingua, caratteri, tematiche di Herr Quattrone

YouTube

Letteratura italiana 9: La Scuola siciliana: lingua, caratteri, tematiche di Herr Quattrone • Durata 12:22

Guarda

Schema riassuntivo. La Scuola poetica siciliana - in un foglio A4

PDF

Schema riassuntivo. La Scuola poetica siciliana - in un foglio A4 •

Scarica
5 risorse disponibili per questo contenuto

1. La prima poesia in italiano

1.1. La Scuola poetica siciliana

La poesia italiana in volgare nasce in Sicilia tra il 1230 e il 1250 con la cosiddetta Scuola poetica siciliana, originatasi alla corte di Federico II, re di Sicilia e poi imperatore del Sacro Romano Impero. Federico, abile politico e uomo di grande cultura, si circondò di scienziati, intellettuali e poeti europei e italiani, trasformando la sua corte in un vivace centro culturale.

I poeti siciliani si ispirano ai trovatori provenzali, poeti della Provenza (Francia) noti per le loro raffinate poesie d'amore. Così i Siciliani cantano l'amor cortese, una concezione amorosa in cui il legame sentimentale è paragonato a una relazione feudale tra vassallo e signore. Il poeta innamorato, come un vassallo fedele, dedica totale devozione e lealtà assoluta alla sua donna, considerata come una «signora» superiore da servire e venerare. La devozione verso di lei nobilita l'animo dell'uomo innamorato, elevandolo spiritualmente.

 

1.2. Caratteristiche della poesia siciliana

I testi dei poeti siciliani non narrano esperienze individuali o autobiografiche, ma descrivono i meccanismi dell'amore e le sue manifestazioni in modo astratto e universale. Sono scritti in volgare siciliano «illustre», una lingua raffinata, colta e letteraria, lontana dal linguaggio parlato quotidianamente dal popolo. Per la prima volta nella storia un volgare italiano assume dignità letteraria: grazie ai Siciliani si sviluppa la poesia in lingua italiana, aprendo la strada a tutti i poeti successivi.

Uno dei principali esponenti del movimento è Jacopo da Lentini, originario di Lentini (vicino Catania), che lavorò come notaio e funzionario presso la corte di Federico II a Palermo. Di lui ci sono rimasti una quarantina di componimenti che testimoniano la sua maestria poetica. La poesia siciliana si estingue con la morte di Federico II nel 1250, quando la corte perde il suo splendore e i poeti si dispersero.

 

NOTA>> La quasi totalità dei testi della Scuola siciliana ci è giunta attraverso copie toscane successive, che hanno modificato la lingua originale adattandola al volgare toscano. L'unico componimento che ci è pervenuto per intero nella lingua originale siciliana è Pir meu cori alligrari di Stefano Protonotaro, funzionario della corte di Federico II. Questo testo è preziosissimo perché ci permette di capire come suonasse davvero il volgare siciliano «illustre» dei poeti della corte normanna.

 

CURIOSITÀ>> Federico II di Svevia (1194–1250) fu chiamato «Stupor Mundi» (meraviglia del mondo) per la sua straordinaria cultura. Parlava sei lingue, si interessava di scienze, filosofia e matematica, e fondò l'Università di Napoli nel 1224, una delle più antiche d'Europa.

 

2. L'invenzione del sonetto

2.1. Jacopo da Lentini e la nascita del sonetto

Alla Scuola poetica siciliana va attribuito un altro merito fondamentale per la letteratura italiana. Si ritiene infatti che Jacopo da Lentini sia l'inventore del sonetto, una forma poetica originariamente accompagnata da musica, da cui deriva il nome: «sonetto» richiama il «suono».

 

2.2. La struttura del sonetto

Il sonetto è costituito da 14 versi endecasillabi (versi di undici sillabe), organizzati in due quartine (strofe di quattro versi ciascuna) seguite da due terzine (strofe di tre versi ciascuna).

Le quartine possono avere:

  • Rime alternate: ABAB ABAB
  • Rime incrociate: ABBA ABBA (schema più diffuso)

Le terzine hanno schemi di rime variabili, come ad esempio:

  • CDC DCD
  • CDE CDE
  • CDC CDC

 

2.3. La fortuna del sonetto

Il numero limitato di versi rende il sonetto particolarmente adatto a esprimere in modo concentrato e intenso sentimenti ed emozioni — amore, gioia, malinconia, dolore — oppure a sviluppare riflessioni filosofiche e morali. Questa capacità di sintesi, unita alla musicalità dei versi, ha garantito al sonetto una straordinaria e duratura popolarità.

Il sonetto diventerà la forma poetica più utilizzata nella letteratura italiana: da Dante a Petrarca (che ne scriverà 317 nel Canzoniere), da Foscolo a D'Annunzio, fino ai poeti del Novecento. Anche in Europa il sonetto avrà grande successo, soprattutto in Inghilterra con Shakespeare.

 

APPROFONDIMENTO>> Il sonetto più famoso della letteratura italiana è probabilmente «Tanto gentile e tanto onesta pare» di Dante Alighieri, dedicato a Beatrice nella Vita nova. Anche Petrarca contribuì enormemente alla diffusione del sonetto con il suo Canzoniere, opera che influenzò tutta la poesia europea successiva.

 

CURIOSITÀ>> Il termine «sonetto» deriva dal provenzale sonet, diminutivo di son (suono), e indica proprio un «piccolo componimento musicale». Inizialmente i sonetti erano cantati, accompagnati da strumenti musicali.