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La poesia - Versi, strofe, rime, figure retoriche

La poesia - Versi, strofe, rime, figure retoriche
Autore: Sistema
Data: 13/04/2026
Tipo: Materiale didattico
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Schema riassuntivo. La poesia - Versi, strofe, rime, figure retoriche - in 2 fogli A4

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1. La poesia

La poesia è un tipo di testo letterario con cui l’autore esprime il proprio mondo interiore (emozioni, sentimenti e stati d’animo).

La poesia è composta di righe chiamate  versi, che contengono un determinato numero di sillabe, raggruppati in gruppi chiamati strofe. Quando due versi finiscono con le stesse lettere a partire dall’ultimo accento tonico, si dice che fanno rima.

Le poesie tradizionali sono regolari: ogni verso ha lo stesso numero di sillabe, i versi sono raggruppati in strofe e la rima è sempre presente.

Le poesie moderne sono irregolari, non obbediscono più alle regole della metrica (la disciplina che regola l’ordine delle poesie) e quindi sono spesso prive di rima, con numero di sillabe che cambia da verso a verso e le strofe sono spesso discontinue.

Quando le poesie rispondono a determinate caratteristiche (il numero di versi, il tipo di strofa, etc.) vengono indicate con nomi specifici come sonetto, canzone, ballata, etc.

 

Esempio di poesia tradizionale

 

1.1. I tipi di verso

A seconda del numero di sillabe poetiche contenute nel verso, questo prende nomi diversi. Di seguito i versi più noti:

NOME N. DI SILLABE ESEMPIO
Trisillabo 3 «Tre-più-re»
Quadrisillabo 4  
Quinario 5  
Senario 6  
Settenario 7  
Ottonario 8  
Novenario 9  
Decasillabo 10  
Endecasillabo 11 «Nel mezzo del cammin di nostra vita» (Dante)
NOTA>> L'endecasillabo è il verso più importante della tradizione poetica italiana. È il verso del sonetto, della Divina Commedia, dell'Orlando Furioso e di quasi tutta la grande poesia italiana.

 

1.2. I tipi di strofa

Anche le strofe assumono nomi diversi a seconda del numero di versi contenuti:

NOME N. DI VERSI
Distico 2
Terzina 3
Quartina 4
Sestina 6
Ottava 8

 

1.3. I tipi di rima

Come detto in precedenza due versi fanno rima quando sono uguali a partire dall’ultimo accento tonico. In base al modo con cui si succedono e si alternano possiamo avere diversi tipi di rima:

TIPO SCHEMA ESEMPIO
Baciata AABB «Apro la bocca e dico la rima  (A)
Ride il silenzio che c'era prima  (A)
Tutte le cose mi siedono intorno  (B)
Per aspettare la fine del giorno»  (B)

— Tognolini, Rima, rimani
Alternata ABAB «Che è un susino, appena lo credi  (A)
perché susine non ne fa.  (B)
Eppure è un susino e lo vedi  (A)
dalla foglia che ha.»  (B)

— Brecht, Il susino
Incrociata ABBA «Spesso il male di vivere ho incontrato:  (A)
era il rivo strozzato che gorgoglia,  (B)
era l'incartocciarsi della foglia  (B)
riarsa, era il cavallo stramazzato.»  (A)

— Montale, Spesso il male di vivere
Incatenata ABA BCB CDC

«Lo maggior corno de la fiamma antica  (A)
cominciò a crollarsi mormorando,  (B)
pur come quella cui vento affatica;  (A)
indi la cima qua e là menando,  (B)
come fosse la lingua che parlasse,  (C)
gittò voce di fuori e disse: «Quando  (B)
mi diparti' da Circe, che sottrasse   (C)
me più d'un anno là presso a Gaeta,  (D)
prima che sì Enëa la nomasse   (C)

— Dante, Inferno, Canto XXVI

 Sono considerati casi particolari di rime incatenate la rima ripetuta o replicata ( ABC ABC, che ritroviamo nel “piede” della canzone e nelle terzine del sonetto) e quella invertita (ABC CBA).

ATTENZIONE>> Non bisogna confondere la rima vera con le rime imperfette:
Consonanza: le parole hanno le stesse consonanti a partire dalla vocale accentata, ma vocali diverse. Es.: tormènto – incànti
Assonanza: le parole hanno le stesse vocali a partire dall'accento, ma consonanti diverse. Es.: piànto – fiàto

 

1.4. I componimenti metrici

Come detto in precedenza quando le poesie rispondono a determinate caratteristiche (il numero di versi, il tipo di strofa, etc.) vengono indicate con nomi specifici. I più importanti sono:

COMPONIMENTO STRUTTURA
Sonetto 14 versi endecasillabi: 2 quartine + 2 terzine. Le quartine hanno rime alternate o incrociate; le terzine rime incatenate, invertite o ripetute.
Canzone 5 o più strofe (dette stanze) formate da settenari o endecasillabi. Ogni stanza è divisa in fronte (due piedi) e sirima (due volte).
Ballata Stanze con intreccio di settenari ed endecasillabi, con un ritornello.

 

1.5. Le figure retoriche

I poeti plasmano la lingua a proprio piacimento per ottenere effetti particolari: usano parole insolite, modificano la sintassi, scelgono i suoni con cura. Le figure retoriche sono le tecniche con cui i poeti raggiungono questi effetti. Si dividono in quattro gruppi.

 

1.5.1. Figure di suono

FIGURA DEFINIZIONE ESEMPIO
Allitterazione Ripetizione dello stesso suono all'inizio o all'interno di parole vicine. «tanto gentile e tanto onesta» — ripetizione di t
Onomatopea Parola che imita un suono reale o sequenza di suoni che evoca un'atmosfera. «selva selvaggia» — i suoni aspri evocano il bosco impenetrabile
Assonanza Stesse vocali a partire dall'accento, consonanti diverse. piànto – fiàto
Consonanza Stesse consonanti a partire dalla vocale accentata, vocali diverse. tormènto – incànti

 

1.5.2. Figure dell'ordine

FIGURA DEFINIZIONE ESEMPIO
Anafora Ripetizione della stessa parola o gruppo di parole all'inizio di versi consecutivi. Conferisce ritmo incalzante. «Il vento è chiaro nel sole, / il vento è fresco sotto le case. / Il vento piega…»
— Verhaeren, Il vento chiaro
Inversione L'ordine normale delle parole nella frase viene capovolto per dare enfasi o musicalità. «Lenta e rosata sale su dal mare / La sera di Liguria»
— Cardarelli, Sera di Liguria
Polisindeto Elencazione con congiunzioni ripetute. Produce un effetto di rallentamento e dilatazione. «per frate Vento / et per aere et nubilo et sereno et onne tempo»
— Francesco d'Assisi, Cantico delle Creature
Asindeto Elencazione senza congiunzioni, separata dalla punteggiatura. Rende il testo veloce e incalzante. «Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori, / le cortesie, l'audaci imprese io canto»
— Ariosto, Orlando Furioso
Enjambement Il significato di un verso scavalca il limite del verso e continua in quello successivo. «pone mente / in altro exemplo»
— Giacomo da Lentini

 

1.5.3. Figure di significato

FIGURA DEFINIZIONE ESEMPIO
Similitudine Paragone esplicito tra due elementi tramite parole comparative: come, simile a, quasi, sembra «com'om che ten lo foco / a lo suo seno ascoso»
Metafora Paragone abbreviato: una parola sostituisce un'altra per analogia, senza termini comparativi. «m'arde una doglia» — il dolore è un fuoco
Personificazione Si attribuiscono qualità o azioni umane a cose, animali o concetti astratti. «frate Vento», «sora Luna»
Allegoria Si descrive qualcosa ma si comunica un concetto diverso da quello letterale. Racconto con doppio significato. Il bosco oscuro del Canto I dell'Inferno = la vita peccaminosa di Dante
Iperbole Esagerazione volutamente eccessiva per amplificare un concetto o un'emozione. «s'i' fosse foco, arderei 'l mondo»
Ossimoro Accostamento di due parole di significato opposto. terribilmente felice, ghiaccio ardente
Sinestesia Accostamento di parole riferite a percezioni sensoriali diverse. musica tenera, fresco sussurro
Litote Esprimere un concetto negando il suo contrario. «non è poco» per dire «è molto»
Eufemismo Sostituire un'espressione dura o sconveniente con una più gradevole. «è venuto a mancare» invece di «è morto»
Sineddoche Sostituzione di una parola con un'altra di significato più ampio o più ristretto (parte per il tutto o viceversa). «prora» per indicare l'intera nave
Metonimia Sostituzione di un termine con un altro con cui ha una relazione logica (causa/effetto, autore/opera, contenente/contenuto…). «leggere Leopardi» invece di «leggere le opere di Leopardi»

 

1.5.4. Figure di pensiero

FIGURA DEFINIZIONE ESEMPIO
Domanda retorica Domanda che non richiede risposta: serve a coinvolgere il lettore o a sottolineare un concetto. «s'i' fosse 'mperator, sa' che farei?»
Apostrofe Il poeta si rivolge direttamente a una persona, a una cosa o a un concetto astratto. «Laudato si', mi' Signore» — Francesco si rivolge a Dio
Reticenza Il discorso si interrompe prima della conclusione, lasciando al lettore il compito di completarlo. «Vorrei dirti che…» (la frase si interrompe)