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Le proposizioni dichiarativa e interrogativa indiretta

Le proposizioni dichiarativa e interrogativa indiretta
Autore: Sistema
Data: 29/10/2026
Tipo: Materiale didattico
Dimensione: 14376 caratteri

5. Le proposizioni dichiarativa e interrogativa indiretta

Con la soggettiva e l'oggettiva abbiamo visto le sostantive che fanno da soggetto e da complemento oggetto. Restano altre due sostantive, con una funzione diversa: la dichiarativa spiega un elemento della reggente, l'interrogativa indiretta riporta una domanda.

5.1. La proposizione dichiarativa

La proposizione dichiarativa precisa il contenuto di un nome o di un pronome dimostrativo della reggente. Il nome è di solito astratto: la notizia, l'idea, la speranza, il dubbio, la paura, l'impressione. La dichiarativa non fa da soggetto né da complemento oggetto: aggiunge un'informazione su un elemento che la reggente ha già nominato.

Per riconoscerla si prova a sostituirla con un complemento di specificazione: «La notizia che Marco è partito» diventa «La notizia della partenza di Marco».

Esempi:
  • La notizia che Marco è partito mi ha sorpreso. → dichiarativa esplicita, con l'indicativo: precisa il nome «notizia».
  • Ho l'impressione che nessuno mi ascolti. → dichiarativa esplicita, con il congiuntivo: precisa il nome «impressione».
  • Ti dico solo questo: che non mi fido. → dichiarativa esplicita: precisa il pronome dimostrativo «questo».
  • Mi è venuta l'idea di scriverti. → dichiarativa implicita, con «di» e l'infinito: precisa il nome «idea».

La dichiarativa dipende da un elemento della reggente, non da un verbo.

ELEMENTO DELLA REGGENTE ESEMPI ESEMPIO
Nome, di solito astratto notizia, idea, speranza, dubbio, paura, fatto L'idea che la gara venga rinviata ci ha rattristati.
Pronome dimostrativo questo, ciò, quello Ti chiedo questo: che tu mi dica la verità.

 

Il verbo della dichiarativa esplicita è all'indicativo quando il contenuto è presentato come un fatto (la notizia che Marco è partito) e al congiuntivo quando esprime un'opinione, una speranza o un dubbio (la speranza che tutto vada bene, il dubbio che sia vero). È possibile anche il condizionale (la sensazione che sarebbe meglio partire). La forma implicita si costruisce con «di» e l'infinito (la speranza di vincere) e si usa di solito quando il soggetto è lo stesso della reggente.

Anche qui bisogna controllare la parola «che». Dopo un nome può essere un pronome relativo, e allora la subordinata è una relativa, oppure una congiunzione, e allora è una dichiarativa.

Esempi:
  • La notizia che ho letto è falsa. → «che» sta al posto di «la notizia» (ho letto la notizia): è un pronome relativo e la subordinata è una relativa.
  • La notizia che Marco è partito è falsa. → «che» non sta al posto di nessun nome: è una congiunzione e la subordinata è una dichiarativa.
COME RICONOSCERLA>> Guarda da che cosa dipende la subordinata. Se dipende da un verbo (spero, dico, so, voglio) è un'oggettiva. Se dipende da un nome o da un pronome dimostrativo (la notizia, l'idea, questo) è una dichiarativa.

 

NOTA BENE>> Con le espressioni formate da «avere» e un nome, come avere paura, avere l'impressione, avere la speranza, alcuni testi parlano di oggettiva, perché l'espressione equivale a un verbo (temere, sperare). In questa scheda si segue il criterio del nome: se la subordinata precisa un nome, è una dichiarativa.

 

5.2. L'interrogativa indiretta

La proposizione interrogativa indiretta riporta una domanda dentro un periodo. Non è la domanda vera e propria («Dove abiti?»), ma una subordinata che dipende da un verbo o da un'espressione che indica domanda, conoscenza o dubbio: «Mi ha chiesto dove abito». Fa da soggetto o da complemento oggetto della reggente, come le altre sostantive.

Come la domanda diretta, può essere di due tipi.

TIPO INTRODOTTA DA DOMANDA DIRETTA INTERROGATIVA INDIRETTA
Totale (risposta sì o no) se «Hai già mangiato?» Le ho chiesto se aveva già mangiato.
Parziale chi, che cosa, quale, quanto, dove, quando, come, perché «Quando parte il treno?» Mi chiedo quando parte il treno.
Parziale chi, che cosa, quale, quanto, dove, quando, come, perché «Chi ha telefonato?» Non so chi abbia telefonato.

 

Passando dalla domanda diretta a quella indiretta cambiano tre cose. Il punto interrogativo scompare, a meno che sia la reggente stessa a essere una domanda («Sai dove abita?»). La domanda totale prende «se». La persona e il tempo del verbo si adattano alla nuova frase: «Dove abiti?» diventa «Mi ha chiesto dove abito».

Esempi:
  • Non so se verrà alla riunione. → interrogativa indiretta esplicita, domanda totale introdotta da «se».
  • Mi domando perché abbia cambiato idea. → interrogativa indiretta esplicita, domanda parziale, con il congiuntivo.
  • Il vigile ci ha spiegato come raggiungere il porto. → interrogativa indiretta implicita, con l'infinito dopo l'interrogativo.
  • Non è chiaro chi abbia telefonato. → interrogativa indiretta esplicita, che fa da soggetto della reggente.

L'interrogativa indiretta dipende da quattro gruppi di reggenti.

REGGENTE ESEMPI DI REGGENTI ESEMPIO
Verbi che indicano domanda chiedere, domandare, domandarsi, informarsi Si è informata se la biblioteca è aperta.
Verbi di conoscenza, anche negati sapere, ignorare, capire, ricordare, dubitare Non ricordo dove ho lasciato gli occhiali.
Verbi di comunicazione dire, spiegare, mostrare, raccontare Spiegami come funziona questo gioco.
Essere + nome o aggettivo è chiaro, non è chiaro, è incerto, è un mistero È un mistero come siano entrati.

 

Il verbo dell'interrogativa indiretta esplicita è all'indicativo (so dove vive), al congiuntivo (mi domando dove viva) o al condizionale (mi chiedo che cosa dovrei fare). La forma implicita usa l'infinito preceduto dall'interrogativo: «Non so che cosa fare», «Non so se partire».

COME RICONOSCERLA>> Prova a trasformarla in una domanda diretta: «Mi chiedo dove sia andato» diventa «Dove è andato?». Se la trasformazione funziona, la subordinata è un'interrogativa indiretta.

 

NOTA BENE>> Le parole «se», «quando», «dove», «come» e «perché» introducono anche altre subordinate. In «Non so se verrà» c'è una domanda («Verrà?»): è un'interrogativa indiretta. In «Se verrà, saremo contenti» non c'è nessuna domanda: «se» indica una condizione e la subordinata è una complementare indiretta. Lo stesso vale per «Non so quando parte il treno», che è un'interrogativa indiretta, e «Parto quando parte il treno», dove «quando» indica il tempo dell'azione ed è una complementare indiretta.

 

5.3. Oggettiva, dichiarativa e interrogativa indiretta a confronto

  OGGETTIVA DICHIARATIVA INTERROGATIVA INDIRETTA
Dipende da Un verbo (di opinione, di comunicazione, di volontà) Un nome o un pronome dimostrativo Un verbo o un'espressione che indica domanda, conoscenza o dubbio
Introdotta da che, oppure «di» + infinito che, oppure «di» + infinito se, oppure un interrogativo (chi, che cosa, dove, quando, come, perché)
Prova Si sostituisce con un complemento oggetto Si sostituisce con un complemento di specificazione Si trasforma in una domanda diretta
Esempio Sostengo che il progetto sia utile. La convinzione che il progetto sia utile è diffusa. Non so se il progetto sia utile.

 

NOTA BENE>> Anche per queste subordinate i nomi variano. La dichiarativa si trova anche come esplicativa o epesegetica. I testi che usano il termine «completive» chiamano così tutte le sostantive: soggettive, oggettive, dichiarative e interrogative indirette. Il concetto è lo stesso: cambia solo il nome.