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Le Sirene e il passaggio tra Scilla e Cariddi

Le Sirene e il passaggio tra Scilla e Cariddi
Autore: Sistema
Data: 24/04/2026
Tipo: Materiale didattico
Dimensione: 12062 caratteri
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Tra le avventure più celebri del viaggio di Odisseo, l'episodio delle Sirene e il passaggio tra Scilla e Cariddi occupano il Libro XII dell'Odissea. Si tratta di una sequenza di pericoli mortali che mette alla prova non solo il coraggio dell'eroe, ma soprattutto la sua capacità di prevedere, pianificare e resistere alle tentazioni più insidiose.

 

1. Il contesto: la partenza dall'isola di Circe

Prima di affrontare le Sirene, Odisseo e i suoi compagni si trovano sull'isola della maga Circe, che li ha ospitati per un anno. Al momento della partenza è proprio Circe a mettere in guardia Odisseo sui pericoli che incontrerà: le Sirene, poi lo stretto tra Scilla e Cariddi. Grazie a questo avvertimento, Odisseo può prepararsi e agire con intelligenza anziché essere colto di sorpresa. Il ruolo di Circe come «consigliera» è importante: sottolinea che nell'Odissea la sopravvivenza dipende spesso dall'informazione e dalla previsione, non solo dalla forza.

 

2. Le Sirene

2.1. Chi sono le Sirene

Le Sirene sono creature mostruose metà donna e metà uccello (nell'iconografia medievale e moderna diventarono metà pesce, ma Omero non le descrive così). Abitano uno scoglio in mezzo al mare e attirano i marinai con un canto di straordinaria bellezza. Chi si avvicina ad ascoltarle non riesce più a resistere, si getta in mare o conduce la nave verso gli scogli e muore. Attorno alla loro isola si accumulano le ossa e i resti putrefatti di chi ha ceduto al richiamo.

Le Sirene non rappresentano un pericolo fisico diretto: il loro potere è seduttivo e mentale. Il loro canto promette la conoscenza — dicono di sapere tutto ciò che è accaduto a Troia e nel mondo — e proprio questa promessa di sapere tutto è la trappola più pericolosa per un uomo curioso come Odisseo.

2.2. La strategia di Odisseo

Odisseo, avvertito da Circe, mette in atto un piano che rivela tutta la sua intelligenza. Ordina ai compagni di tapparsi le orecchie con la cera in modo che non possano udire il canto. Lui stesso, però, non vuole rinunciare all'ascolto: vuole sentire le Sirene e sopravvivere. Fa quindi legare se stesso all'albero maestro della nave, con l'ordine preciso ai compagni di non slegarlo qualunque cosa accada, qualunque cosa lui dica o faccia.

Quando la nave si avvicina e il canto comincia, Odisseo è travolto da un desiderio irresistibile: supplica i compagni di liberarlo, fa cenni disperati con la testa. Ma i rematori, con le orecchie tappate, non sentono nulla e continuano a remare. Solo quando lo scoglio è lontano i compagni sciolgono i legami.

 

APPROFONDIMENTO>> La scena di Odisseo legato all'albero è una delle più potenti allegorie della letteratura occidentale. Odisseo sa di essere debole davanti alla tentazione e si lega egli stesso per non poter cedere: è la figura dell'uomo che conosce i propri limiti e li gestisce con intelligenza. Il filosofo tedesco del Novecento Theodor Adorno ha interpretato questa scena come il simbolo del conflitto tra ragione e istinto: Odisseo è il primo eroe «moderno», capace di pianificare la propria debolezza.

 

2.3. Il significato simbolico delle Sirene

Le Sirene rappresentano la tentazione della conoscenza fine a se stessa e del piacere che blocca il cammino. Il loro canto è bello e promette di rivelare verità profonde — ma ascoltarlo significa fermarsi, dimenticare la meta, morire. In questo senso sono l'opposto del nostos, il ritorno a casa che è il tema centrale dell'Odissea: chi cede alle Sirene non tornerà mai.

Il contrasto tra Odisseo e i compagni nella scena è significativo: i compagni si salvano perché non sentono nulla; Odisseo sente tutto ma sopravvive perché è legato. Nessuno dei due può essere considerato «libero» in senso pieno: la salvezza ha un prezzo.

 

3. Scilla e Cariddi

3.1. I due mostri

Superato il pericolo delle Sirene, la nave di Odisseo deve affrontare un secondo ostacolo: uno stretto di mare dominato da due mostri opposti che si fronteggiano da sponde diverse.

Scilla è una creatura che abita una roccia altissima avvolta dalla nebbia. Ha dodici zampe e sei teste, ognuna con tre file di denti acuti. La sua parte inferiore è nascosta nella grotta, ma le sei teste si protendono verso il mare in attesa di prede. Abbaia in modo terrificante e strappa dalla nave i marinai che passano troppo vicini, divorandoli.

Cariddi si trova sulla sponda opposta e tre volte al giorno risucchia verso il basso le acque del mare creando un enorme vortice, un mulinello che inghiotte qualsiasi nave, per poi rigurgitare tutto verso l'alto in una schiuma nera e ribollente. Avvicinarsi a Cariddi nel momento sbagliato significa la morte certa per l'intera nave.

3.2. La scelta impossibile

Circe aveva avvertito Odisseo: non esiste un passaggio sicuro. Può scegliere di stare vicino alla riva di Scilla, perdendo sei uomini ma salvando il resto della nave, oppure tentare di passare vicino a Cariddi rischiando di perdere tutto. La scelta è tragica ma razionale: Odisseo sceglie Scilla, accettando la morte di sei compagni per salvare gli altri.

La scena in cui Scilla strappa i sei marinai dalla nave è una delle più strazianti del poema. Odisseo li vede alzarsi nell'aria tra le grida, vede i loro occhi cercare il suo sguardo disperati, e non può fare nulla. Il narratore Odisseo stesso afferma che è la cosa più dolorosa che ha visto in tutto il suo viaggio.

 

CURIOSITÀ>> L'espressione «trovarsi tra Scilla e Cariddi» è entrata nel linguaggio comune per indicare una situazione in cui qualunque scelta si faccia si va incontro a un pericolo. È usata ancora oggi in italiano, come modo di dire per dire che non esiste una via d'uscita comoda. Lo stesso concetto esiste in inglese con l'espressione «between a rock and a hard place» (tra una roccia e un posto difficile).

 

3.3. Il significato simbolico di Scilla e Cariddi

I due mostri rappresentano i due tipi di pericolo estremo che l'uomo può incontrare: da un lato un pericolo preciso e localizzato (Scilla colpisce in modo chirurgico, sei vittime certe), dall'altro un pericolo totale e imprevedibile (Cariddi può inghiottire tutto in un istante). La lezione che Omero sembra offrire è che di fronte a pericoli impossibili da evitare, la saggezza sta nel scegliere il male minore con lucidità, senza illudersi che esista una terza opzione.

La capacità di Odisseo di prendere questa decisione, pur sapendo di condannare sei uomini, è uno degli aspetti più «freddi» e controversi del personaggio: è un capo che calcola, non un eroe che si sacrifica.

 

4. Analisi letteraria

4.1. I temi dell'episodio

TEMA COME SI MANIFESTA NELL'EPISODIO
La tentazione Il canto delle Sirene rappresenta la seduzione della conoscenza e del piacere che distolgono dalla meta. Odisseo la affronta ma non vi cede.
L'astuzia (métis) Odisseo non combatte i mostri: li aggira con intelligenza. La cera nelle orecchie e i legami all'albero sono soluzioni creative, non violente.
Il dolore del capo Odisseo sa che sei compagni moriranno e non può salvarli. Sente il peso di ogni decisione: è un capo, non solo un eroe.
La conoscenza dei propri limiti Odisseo sa di non poter resistere al canto delle Sirene con la sola forza di volontà: si fa legare. Conoscere i propri limiti è una forma di saggezza.

 

4.2. Le similitudini

Anche in questo episodio Omero usa le similitudini con grande efficacia. La scena dei sei compagni strappati dalla nave da Scilla è paragonata a quella di un pescatore che solleva i pesci dall'acqua con l'amo: un'immagine volutamente quotidiana e domestica, che rende ancora più straniante e crudele lo spettacolo degli uomini sollevati nel vuoto e divorati.

4.3. Il ruolo di Circe come personaggio-guida

In questo episodio Circe svolge una funzione narrativa importante: è la voce che informa Odisseo prima dei pericoli, permettendo al lettore di conoscerli in anticipo e di seguire con più tensione la scena. Questo meccanismo — annunciare il pericolo prima che avvenga — è tipico dell'epica omerica e serve ad aumentare la suspense: il lettore sa cosa sta per succedere, ma non sa se l'eroe riuscirà a farcela.

 

APPROFONDIMENTO>> La posizione geografica reale di Scilla e Cariddi è stata a lungo discussa dagli studiosi antichi. La tradizione più diffusa identifica Scilla con lo Stretto di Messina, tra Calabria e Sicilia: la parte calabrese (Scilla, appunto, che ancora oggi è un comune in provincia di Reggio Calabria) e quella siciliana (Cariddi, identificata con un vortice marino reale al largo di Messina). Che Omero conoscesse davvero questo stretto o che la tradizione successiva abbia cercato di «localizzare» il mito è una questione aperta.