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Iliade - Lo scontro tra Achille e Ettore

Iliade - Lo scontro tra Achille e Ettore
Autore: Sistema
Data: 13/03/2026
Tipo: Materiale didattico
Dimensione: 11063 caratteri
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3. Lo scontro tra Ettore e Achille

Lo scontro tra Ettore e Achille è l'episodio culminante dell'Iliade di Omero e uno dei momenti più celebri di tutta la letteratura mondiale. Si trova nel libro XXII del poema e rappresenta il punto di non ritorno della guerra di Troia: dopo questo duello, le sorti della città saranno definitivamente segnate.

 

3.1. Contesto e note generali

Achille, il più forte guerriero greco, si era ritirato dalla battaglia per un'offesa ricevuta dal re Agamennone. Ma quando il suo amico Patroclo viene ucciso proprio da Ettore, il dolore e la sete di vendetta lo riportano in guerra. Achille indossa una nuova armatura forgiata dal dio Efesto e torna sul campo di battaglia con un solo scopo: trovare Ettore e ucciderlo.

Il brano si svolge davanti alle mura di Troia, alla presenza degli dèi che osservano dall'Olimpo, e coinvolge non solo i due eroi ma anche le loro famiglie: il vecchio re Priamo, la madre Ecuba e la moglie Andromaca assistono impotenti all'epilogo della vicenda.

 

3.2. Argomento

3.2.1. La fuga di Ettore e l'intervento degli dèi

Quando Achille si avvicina alle mura di Troia, Priamo ed Ecuba implorano Ettore di rientrare in città. Ma Ettore, pur consapevole di essere inferiore ad Achille in battaglia, decide di restare fuori per non disonorare sé stesso e il suo popolo.

Tuttavia, quando Achille gli si avvicina, Ettore è colto dalla paura e fugge tre volte intorno alle mura di Troia, inseguito dal nemico. È un momento straziante: il grande eroe troiano cede al terrore davanti alla furia inumana di Achille.

Gli dèi osservano la scena dall'Olimpo. Zeus vorrebbe salvare Ettore, ma Atena lo convince a rispettare il destino. La dea scende allora sul campo di battaglia e inganna Ettore assumendo le sembianze del fratello Deifobo, convincendolo a fermarsi e ad affrontare Achille.

 

3.2.2. Il duello e la morte di Ettore

Ettore propone ad Achille un patto: il vincitore restituirà il corpo del vinto ai suoi cari per una degna sepoltura. Achille rifiuta sdegnosamente: tra loro non può esserci alcun accordo. Il duello ha inizio.

Ettore lancia la sua lancia, ma il colpo rimbalza sull'armatura divina di Achille. Si volta per chiedere un'altra lancia a Deifobo, ma il fratello non c'è: era Atena, che ora è scomparsa. Ettore capisce di essere stato ingannato dagli dèi e che il suo destino è segnato. Sceglie allora di morire da eroe, caricando Achille con la spada.

Achille — conoscendo perfettamente l'armatura di Ettore, che era appartenuta a Patroclo — lo colpisce nel punto scoperto, alla gola. Ettore cade e, morendo, chiede ad Achille di restituire il suo corpo alla famiglia e profetizza che anche Achille morirà presto, colpito da una freccia di Paride guidata dal dio Apollo. Achille risponde con rabbia: non mostrerà alcuna pietà.

 

3.2.3. L'oltraggio al cadavere e il dolore di Andromaca

La morte di Ettore non placa la furia di Achille. Egli lega il cadavere ai piedi del suo carro e lo trascina più volte intorno alle mura di Troia, davanti agli occhi disperati di Priamo, Ecuba e di tutta la città. Nella cultura greca, privare un guerriero di una degna sepoltura era la massima offesa che si potesse arrecare a un nemico.

La moglie Andromaca, ignara di quanto accaduto, stava preparando un bagno per il marito quando sente le grida di lamento. Affacciandosi alle mura, vede il corpo di Ettore trascinato nella polvere. Il libro XXII si chiude con i lamenti funebri di Andromaca, Ecuba e Priamo: tre compianti uno dopo l'altro che rappresentano la voce del dolore privato contro la violenza della guerra.

 

3.3. Messaggio

TEMA SPIEGAZIONE
Destino e volontà degli dèi Nessun uomo, nemmeno il più coraggioso, può sfuggire al destino stabilito dagli dèi. Ettore lo accetta con dignità.
Onore e vergogna Ettore sceglie di affrontare Achille pur sapendo di perdere, per non disonorare sé stesso e la sua città.
La guerra e i suoi orrori Omero non celebra solo la gloria: mostra anche la ferocia, il dolore delle famiglie e la crudeltà del conflitto.
La vendetta e la perdita dell'umanità La rabbia di Achille lo rende quasi disumano: la vendetta per Patroclo lo ha trasformato in qualcosa che va oltre l'umano.

 

3.4. Lingua, stile e forma metrica

ELEMENTO CARATTERISTICA
Forma metrica L'Iliade è scritta in esametri dattilici, il verso tipico della poesia epica greca (sei piedi metrici per verso).
Lingua Greco antico, con un misto di dialetti (ionico ed eolico) tipico della tradizione epica orale.
Epiteti fissi I personaggi sono accompagnati da aggettivi ricorrenti: Achille è «piè veloce», Ettore è «domatore di cavalli», il mare è «color del vino».
Similitudini epiche Omero usa lunghe similitudini tratte dalla natura per descrivere le azioni dei guerrieri (es. Achille che insegue Ettore è paragonato a un falco che piomba su una colomba).
Stile narrativo Il ritmo alterna momenti di azione rapida e violenta a momenti di intensa riflessione emotiva, soprattutto nei discorsi diretti dei personaggi.

 

3.5. Testo e parafrasi

Di seguito un estratto del libro XXII dell'Iliade nella traduzione di Rosa Calzecchi Onesti, con parafrasi a fronte.

 

TESTO PARAFRASI

Come un falco di monte, il più veloce degli uccelli volanti,
piomba leggero su una tremante colomba,
e quella fugge via di sotto, ma lui da vicino
con urlo acuto la insegue, e il cuore lo spinge a ghermirla:
così Achille correva di slancio, e Ettore fuggiva
rapido sotto le mura di Troia, agitando le gambe veloci.

Come un falco di montagna — il più veloce tra tutti gli uccelli — si lancia in picchiata su una colomba che trema di paura, e quella cerca di sfuggirgli, ma lui la insegue da vicino con un grido acuto, spinto dal desiderio di catturarla: così Achille correva velocissimo all'inseguimento, mentre Ettore fuggiva rapido lungo le mura di Troia muovendo le gambe a tutta velocità.

Allora guardandolo fisso disse Ettore elmo lucente:
«Non fuggirò più, figlio di Peleo, come prima
tre volte ti fuggii intorno alla grande città di Priamo;
ora il cuore mi spinge ad affrontarti,
sia per ucciderti sia per essere ucciso da te.»

Allora Ettore dall'elmo lucente lo guardò dritto negli occhi e gli disse: «Non fuggirò più, figlio di Peleo, come ho fatto poco fa quando ho girato tre volte intorno alla grande città di Priamo per sfuggirti. Ora il mio cuore mi dà la forza di affrontarti: o ti ucciderò, o sarò io a essere ucciso da te.»

 

NOTA>> La similitudine del falco e della colomba è uno degli esempi più celebri di similitudine epica nell'Iliade: il confronto con la natura amplifica la potenza visiva della scena e mette in evidenza il contrasto tra la forza travolgente di Achille e la vulnerabilità di Ettore.