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Iliade - Ettore e Andromeca

Iliade - Ettore e Andromeca
Autore: Sistema
Data: 08/03/2026
Tipo: Materiale didattico
Dimensione: 11048 caratteri
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INCONTRO TRA ETTORE E ANDROMACA — ILIADE, LIBRO VI

Testo e parafrasi

TESTO (traduzione Monti - vv. 392-502, selezione) PARAFRASI

Così dicendo, il grande Ettore tese
le braccia al caro figlio; ma il fanciullo
strillando al sen si rifuggì della donna
che lo nutria, sgomento dell'aspetto
del caro padre, e del cimiero orrendo
che di crine di cavallo ombreggiato
sulla vetta dell'elmo orribilmente
gli vedea biondeggiare. Allor sorrise
il caro padre, e la veneranda madre;
e dalla fronte tosto il grande Ettore
si tolse l'elmo, e fulvido a terra
il depose; poscia il suo caro figlio
baciato avendo e sulle palme scrollo,
pregò così Giove e gli altri Dei:
"Giove ed o voi tutti celesti Numi,
fate che come io sono, anco costui
prode fra i Teucri un giorno esser si vanti;
che regni in Ilio forte, e sia tal detto
un dì di lui tornando dalla pugna:
Ei val più assai del genitore; e lieti
la madre ne fia il cor di spoglie carco
che tolga ad un nemico ucciso."

Mentre parlava così, il grande Ettore tese
le braccia verso il figlio; ma il bambino
gridando si rifugiò nel seno della nutrice,
spaventato dall'aspetto del padre amato
e dal terribile cimiero di crine di cavallo
che vedeva ondeggiare minacciosamente
sulla cima dell'elmo.
Allora sorrisero il padre e la madre.
Subito il grande Ettore si tolse l'elmo
dalla testa e lo posò a terra splendente;
poi baciò il figlio e lo sollevò tra le braccia,
e pregò così Zeus e gli altri dèi:
"Zeus e voi tutti dèi,
fate che anche lui, come me,
diventi un giorno valoroso tra i Troiani;
che regni forte su Ilio, e che un giorno
tornando dalla battaglia si dica di lui:
È molto più forte di suo padre!
E che la madre sia felice nel cuore
vedendolo tornare carico di spoglie
prese a un nemico ucciso."

Disse, e riposto in seno alla consorte
il figlio suo; quella al fragrante petto
sel raccolse piangendo e sorridendo.
Il marito la vide, e di pietade
tocco, con la sua mano la carezzò,
e così le favellò chiamandola per nome:
"Donna infelice, non cruciarti troppo
nell'anima per me. Nessun mi spinse
ad Orco innanzi il fato; ma dal fato
credi che mai non si sottrasse alcuno
di nati in terra, o generoso od ignavo.
Tu entra in casa, e le tue cure attendi,
il telaio, la rocca, ed alle ancelle
comanda l'opra. A me la guerra è cura,
ed a tutti i Troiani che in Ilio nacquero,
e sopra tutti a me." Così parlando,
l'elmo si ripigliò di crine adorno
il grande Ettore; e la fedel consorte
voltò i passi alla casa sua, riguardando
sovente addietro, e lagrime versando.

Detto questo, mise il figlio
tra le braccia della moglie; lei lo accolse
al petto profumato piangendo e sorridendo insieme.
Il marito la vide, e commosso
la carezzò con la mano,
e le parlò chiamandola per nome:
"Donna mia, non tormentarti troppo
nel cuore per me. Nessuno mi manderà
all'Ade prima del destino; ma dal destino,
credimi, nessuno è mai sfuggito
tra i mortali, né valoroso né vile.
Tu torna a casa e occupati dei tuoi lavori,
il telaio, la conocchia, e ordina alle serve
il loro compito. La guerra è pensiero
di tutti i Troiani nati a Ilio,
e soprattutto mio." Così parlando,
riprese l'elmo ornato di crini
il grande Ettore; e la fedele moglie
tornò verso casa, voltandosi indietro
di continuo e versando lacrime.

 

COMMENTO ALL'INCONTRO TRA ETTORE E ANDROMACA

1. Contesto e note generali

Questo celeberrimo episodio si trova nel libro VI dell'Iliade ed è uno dei momenti più toccanti e umani dell'intero poema. Siamo nel decimo anno della guerra di Troia: i Troiani, guidati da Ettore, hanno respinto i Greci fino alle loro navi. Durante una breve pausa nei combattimenti, Ettore rientra in città per ordinare un sacrificio ad Atena. Prima di tornare in battaglia, l'eroe cerca la moglie Andromaca per salutarla, forse per l'ultima volta.

L'incontro avviene presso le porte Scee, le porte principali di Troia. Andromaca è corsa lì con il figlioletto Astianatte e la nutrice, spaventata per la sorte del marito. Il dialogo che segue (qui riportato solo in parte) è un momento di straordinaria intensità emotiva: Ettore sa che probabilmente morirà, Andromaca lo supplica di non tornare in battaglia, il piccolo Astianatte piange spaventato dall'elmo del padre.

2. Argomento

Il brano si concentra sul momento dell'addio tra Ettore, Andromaca e il loro bambino. Ettore tenta di prendere in braccio il figlio, ma il piccolo Astianatte si spaventa vedendo il terribile cimiero di crine di cavallo che ombreggia l'elmo del padre. Questo dettaglio apparentemente minore è di grande potenza simbolica: l'elmo da guerra, simbolo del dovere eroico di Ettore, spaventa il bambino e rappresenta la guerra che separa padre e figlio.

Il gesto di Ettore che si toglie l'elmo, lo posa a terra e abbraccia il figlio è uno dei momenti più umani dell'epica antica. Per un attimo Ettore non è più il guerriero invincibile, ma semplicemente un padre. Segue la preghiera agli dèi affinché il figlio diventi valoroso come lui e torni vittorioso dalla guerra, portando gioia alla madre.

L'episodio si chiude con Andromaca che riprende il bambino "piangendo e sorridendo" insieme — un ossimoro potentissimo che esprime l'amore per il marito e il terrore per il suo destino. Ettore la consola dicendo che nessuno sfugge al proprio destino, e che la guerra è compito degli uomini. Poi si rimette l'elmo e torna in battaglia, mentre Andromaca si allontana voltandosi continuamente indietro e piangendo.

3. Messaggio

Questo episodio mostra il lato tragicamente umano della guerra. Omero non presenta Ettore come un nemico mostruoso, ma come un uomo che ama la sua famiglia, che vorrebbe vedere crescere il figlio, che soffre nel lasciare la moglie. Il contrasto tra il dovere eroico (tornare a combattere) e gli affetti familiari (restare con i suoi cari) rende Ettore una figura profondamente tragica.

Il messaggio centrale è che la guerra distrugge non solo i guerrieri, ma le famiglie intere. La preghiera di Ettore per il figlio è carica di tragica ironia: dopo la caduta di Troia, il piccolo Astianatte verrà ucciso dai Greci proprio per evitare che cresca e vendichi il padre. Andromaca diventerà schiava.

Omero ci mostra che anche i nemici sono esseri umani con legami d'amore, speranze, paure. Ettore non combatte per gloria personale, ma per difendere la città, la famiglia, tutto ciò che ama. Questa umanizzazione del "nemico" è uno degli aspetti più moderni e universali dell'Iliade.

4. Lingua, stile e forma metrica

Sul piano stilistico si segnalano:

  • Il contrasto drammatico: la scena dell'elmo che spaventa il bambino crea un potente contrasto tra l'innocenza infantile e la brutalità della guerra. L'elmo è insieme simbolo di protezione (per Ettore) e di minaccia (per il bambino).
  • L'ossimoro: Andromaca "piangendo e sorridendo" racchiude in un'unica immagine emozioni contraddittorie ma coesistenti: amore, orgoglio, terrore, tenerezza.
  • I gesti fisici: Omero descrive con grande cura i movimenti (Ettore che tende le braccia, si toglie l'elmo, bacia il figlio, carezza la moglie). Questi dettagli rendono la scena visivamente potente e emotivamente coinvolgente.
  • Gli epiteti tradizionali: "il grande Ettore", "la veneranda madre", "la fedel consorte" mantengono il registro solenne dell'epica pur in una scena di grande intimità.
  • Il lessico della tenerezza: espressioni come "il caro figlio", "caro padre", "fragrante petto" introducono un registro affettivo raro nell'epica guerresca.
  • La ripetizione: il gesto di Andromaca che si volta continuamente indietro piangendo suggerisce l'impossibilità di staccarsi, il presagio della separazione definitiva.

 

CURIOSITÀ>> Il nome Astianatte significa letteralmente "signore della città" o "protettore della città" in greco. È un nome profetico e tragico: il bambino era destinato a diventare il futuro re e difensore di Troia, ma dopo la caduta della città i Greci lo uccideranno gettandolo dalle mura, proprio per impedire che un giorno vendichi il padre e ricostruisca Troia.

 

APPROFONDIMENTO>> Ettore, l'eroe tragico: A differenza di Achille che combatte per la gloria personale (il kleos), Ettore combatte per dovere verso la patria e la famiglia. Sa che Troia cadrà (lo dice esplicitamente in un altro passo ad Andromaca: "Verrà giorno in cui cadrà Ilio"), ma continua a combattere perché è suo dovere. Questo lo rende il primo vero "eroe tragico" della letteratura occidentale: un uomo che affronta consapevolmente un destino che sa essere funesto, spinto non dall'ambizione ma dall'amore e dal senso del dovere.