2. Gli anni Venti: tra ripresa e fragilità
2.1. Gli Stati Uniti e il boom economico
Dopo le difficoltà del primo dopoguerra, a partire dalla metà degli anni '20 si verificò una parziale ripresa economica, soprattutto negli Stati Uniti, che emersero dalla Prima Guerra Mondiale come la principale potenza economica mondiale. Mentre l'Europa era devastata e indebitata, l'America era creditrice dei paesi europei e la sua economia era in piena espansione.
Gli anni Venti americani furono un periodo di straordinaria prosperità economica, tanto da essere chiamati i "Ruggenti Anni Venti" (Roaring Twenties). La produzione industriale crebbe in modo vertiginoso grazie all'introduzione della catena di montaggio di Henry Ford, che permetteva di produrre automobili e altri beni in serie, abbassando i costi e rendendo accessibili prodotti che prima erano riservati ai ricchi.
L'automobile divenne il simbolo della modernità americana: nel 1929 circolavano negli Stati Uniti oltre 23 milioni di automobili. La diffusione dell'auto trasformò il paesaggio urbano, stimolò la costruzione di strade e autostrade, e creò nuove opportunità economiche (distributori di benzina, officine, motel).
2.2. La società dei consumi e la pubblicità
Gli anni Venti videro anche la nascita della moderna società dei consumi. Le famiglie americane acquistavano non solo automobili, ma anche elettrodomestici (frigoriferi, lavatrici, aspirapolvere, radio), vestiti alla moda, mobili moderni. Per sostenere questi acquisti si diffuse la pratica della vendita a rate (buy now, pay later), che permetteva di comprare subito pagando in comode rate mensili.
La pubblicità divenne una vera e propria industria, utilizzando tecniche psicologiche per convincere le persone a comprare prodotti di cui spesso non avevano realmente bisogno. I grandi magazzini si moltiplicarono nelle città, offrendo una varietà di merci mai vista prima.
Il cinema di Hollywood divenne l'industria dell'intrattenimento per eccellenza, esportando in tutto il mondo l'immagine del sogno americano. Stelle del cinema come Charlie Chaplin, Rodolfo Valentino e Mary Pickford erano conosciute in ogni angolo del pianeta.
2.3. L'isolazionismo e il Proibizionismo
In politica estera, gli Stati Uniti adottarono una linea isolazionista, rifiutando di impegnarsi troppo negli affari europei. Il Senato americano aveva rifiutato di ratificare il Trattato di Versailles e gli USA non aderirono mai alla Società delle Nazioni, pur avendola proposta tramite il presidente Wilson.
Sul piano interno, uno degli eventi più caratteristici degli anni Venti fu il Proibizionismo (1920-1933). Il XVIII Emendamento alla Costituzione vietò la produzione, vendita e trasporto di bevande alcoliche su tutto il territorio nazionale. L'obiettivo era migliorare la moralità pubblica e ridurre criminalità e violenza domestica.
Tuttavia, il Proibizionismo ebbe l'effetto opposto: favorì il contrabbando di alcol, il proliferare di bar clandestini (speakeasy) e soprattutto l'ascesa della criminalità organizzata. Gangster come Al Capone a Chicago costruirono imperi criminali basati sul traffico illegale di alcolici, corrompendo poliziotti e politici.
2.4. Le contraddizioni della società americana
Nonostante l'apparente prosperità, la società americana degli anni Venti era attraversata da profonde contraddizioni. La ricchezza era distribuita in modo molto diseguale: mentre i ricchi diventavano sempre più ricchi, milioni di contadini e operai vivevano in condizioni di povertà. Nelle zone rurali del Sud persistevano arretratezza e miseria.
Il razzismo era diffuso, soprattutto negli stati del Sud dove vigeva la segregazione razziale: gli afroamericani non potevano frequentare le stesse scuole, ristoranti, alberghi dei bianchi. Il Ku Klux Klan, organizzazione razzista e violenta, conobbe una rinascita negli anni Venti, arrivando a contare oltre 4 milioni di membri.
Sul piano culturale, si assistette a un conflitto tra modernità e tradizione. Nelle città dominavano il jazz, il charleston, le "ragazze flapper" con gonne corte e capelli tagliati, lo stile di vita moderno e liberale. Nelle zone rurali prevalevano ancora i valori tradizionali, religiosi e conservatori.
3. La crisi del 1929 e la Grande Depressione
3.1. Le cause della crisi
La prosperità americana degli anni Venti, per quanto apparentemente solida, poggiava su fondamenta fragili. Esistevano diversi problemi strutturali che stavano minando l'economia:
1) Sovrapproduzione: Le fabbriche producevano più beni di quanti il mercato potesse assorbire. L'agricoltura era in crisi per eccesso di produzione: i prezzi agricoli erano crollati e molti contadini non riuscivano a ripagare i debiti.
2) Distribuzione diseguale della ricchezza: Il 5% più ricco della popolazione possedeva il 33% della ricchezza nazionale. Questa concentrazione della ricchezza significava che la maggioranza delle persone non aveva abbastanza potere d'acquisto per sostenere la produzione industriale.
3) Vendite a rate eccessive: Troppe persone si erano indebitate per comprare beni a rate. Quando molti non riuscirono più a pagare le rate, le vendite crollarono improvvisamente.
4) Speculazione in borsa: Milioni di americani investivano in borsa, spesso con soldi presi in prestito, sperando di arricchirsi velocemente. I prezzi delle azioni salivano continuamente, ma questo rialzo non rifletteva il valore reale delle aziende. Si era creata una bolla speculativa destinata prima o poi a scoppiare.
3.2. Il crollo di Wall Street (24 ottobre 1929)
Il 24 ottobre 1929, passato alla storia come il "Giovedì nero", la Borsa di New York (Wall Street) crollò improvvisamente. Gli investitori, presi dal panico, cercarono di vendere le loro azioni, ma nessuno voleva comprarle. In un solo giorno furono vendute 13 milioni di azioni, e i prezzi crollarono vertiginosamente.
Il panico continuò nei giorni successivi. Il 29 ottobre, il "Martedì nero", furono vendute 16 milioni di azioni. Nel giro di poche settimane, miliardi di dollari di ricchezza evaporarono. Migliaia di persone che si erano indebitate per comprare azioni si ritrovarono rovinate.
3.3. La Grande Depressione (1929-1933)
Il crollo della borsa fu solo l'inizio. Nei mesi e negli anni successivi, la crisi finanziaria si trasformò in una profonda depressione economica che colpì non solo gli Stati Uniti ma tutto il mondo occidentale.
Le conseguenze furono drammatiche:
• Fallimento delle banche: Tra il 1929 e il 1933 fallirono oltre 9.000 banche americane. Milioni di persone persero tutti i loro risparmi.
• Chiusura delle fabbriche: La produzione industriale crollò del 50%. Decine di migliaia di fabbriche chiusero o ridussero drasticamente la produzione.
• Disoccupazione di massa: Nel 1933 negli Stati Uniti c'erano oltre 13 milioni di disoccupati, pari al 25% della forza lavoro. In alcune città la disoccupazione superava il 30%.
• Povertà e fame: Milioni di americani si trovarono senza reddito, senza casa, senza cibo. Nelle città si formarono lunghe code per ricevere pasti gratuiti distribuiti dalle opere di carità. Sorsero baraccopoli di senzatetto, chiamate sarcasticamente "Hooverville" dal nome del presidente Herbert Hoover, ritenuto incapace di affrontare la crisi.
• Crisi agricola: I prezzi agricoli crollarono ulteriormente. Nel Midwest americano, la siccità trasformò vaste zone in un "dust bowl" (conca di polvere), costringendo centinaia di migliaia di contadini ad abbandonare le loro terre e migrare verso la California in cerca di lavoro.
3.4. L'incapacità del presidente Hoover
Il presidente Herbert Hoover (1929-1933) si dimostrò incapace di affrontare la crisi. Convinto liberista, riteneva che lo Stato non dovesse intervenire nell'economia e che il mercato avrebbe risolto da solo la crisi. Si limitò ad alcuni interventi minimi e tardivi, ma la situazione continuò a peggiorare.
Hoover divenne estremamente impopolare. Gli americani lo ritenevano responsabile della loro miseria. Nelle elezioni presidenziali del novembre 1932, il candidato democratico Franklin Delano Roosevelt vinse in modo schiacciante, promettendo un "New Deal" (nuovo patto) per risollevare l'America dalla crisi.
4. Il New Deal di Roosevelt (1933-1939)
4.1. Roosevelt e la filosofia del New Deal
Franklin Delano Roosevelt (FDR) entrò in carica nel marzo 1933, nel momento più buio della crisi. Nel suo discorso inaugurale pronunciò la famosa frase: "L'unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa", cercando di ridare fiducia agli americani.
Roosevelt propose un approccio completamente diverso da quello di Hoover. Il New Deal si basava sull'idea che lo Stato dovesse intervenire attivamente nell'economia per combattere la crisi, creare posti di lavoro, proteggere i più deboli e regolamentare il capitalismo per evitare nuove crisi.
Il New Deal rappresentò una rivoluzione nel rapporto tra Stato ed economia negli Stati Uniti. Per la prima volta, il governo federale assumeva la responsabilità diretta del benessere economico dei cittadini.
4.2. I "Cento giorni" e le prime riforme
Nei primi "Cento giorni" della sua presidenza (marzo-giugno 1933), Roosevelt varò una serie impressionante di leggi e programmi per affrontare l'emergenza:
1) Salvataggio delle banche: Fece chiudere temporaneamente tutte le banche per una "vacanza bancaria" (bank holiday), durante la quale vennero ispezionate. Solo quelle solide poterono riaprire. Fu creata l'assicurazione federale sui depositi bancari (FDIC) per proteggere i risparmiatori.
2) Aiuti ai disoccupati: Furono creati programmi di lavori pubblici per dare occupazione immediata a milioni di disoccupati. Il CCC (Civilian Conservation Corps) impiegò 3 milioni di giovani in progetti di riforestazione e conservazione ambientale. Il PWA (Public Works Administration) finanziò la costruzione di strade, ponti, scuole, ospedali.
3) Sostegno all'agricoltura: L'AAA (Agricultural Adjustment Act) cercò di far risalire i prezzi agricoli riducendo la produzione e garantendo sussidi agli agricoltori.
4) Controllo dell'industria: Il NIRA (National Industrial Recovery Act) stabilì codici di comportamento per le industrie, fissando salari minimi, prezzi e condizioni di lavoro.
4.3. Il Secondo New Deal (1935-1938)
Nel 1935, Roosevelt lanciò una seconda ondata di riforme, il cosiddetto "Secondo New Deal", più orientato verso riforme strutturali e protezione sociale:
1) Social Security Act (1935): Istituì il sistema di previdenza sociale, introducendo pensioni di vecchiaia, assicurazione contro la disoccupazione e assistenza ai disabili. Fu una delle riforme più durature e importanti del New Deal.
2) Wagner Act (1935): Riconobbe il diritto dei lavoratori a organizzarsi in sindacati e a contrattare collettivamente con i datori di lavoro. I sindacati crebbero enormemente in forza e iscritti.
3) WPA (Works Progress Administration, 1935): Il più grande programma di lavori pubblici, che tra il 1935 e il 1943 impiegò 8,5 milioni di persone nella costruzione di 650.000 km di strade, 125.000 edifici pubblici, 75.000 ponti. Finanziò anche progetti culturali, impiegando artisti, scrittori, musicisti e attori.
4) Regolamentazione finanziaria: La SEC (Securities and Exchange Commission) fu creata per controllare la Borsa e impedire speculazioni pericolose.
4.4. Le critiche al New Deal
Il New Deal suscitò forti opposizioni da diverse parti:
I conservatori e gli industriali accusavano Roosevelt di introdurre il socialismo in America, di dare troppo potere al governo federale, di danneggiare la libera impresa. La Corte Suprema dichiarò incostituzionali alcuni programmi del New Deal (come il NIRA e parti dell'AAA).
I radicali di sinistra, al contrario, criticavano Roosevelt per non essere andato abbastanza lontano, per aver salvato il capitalismo invece di sostituirlo con un sistema più giusto.
Nonostante le critiche, Roosevelt fu rieletto tre volte (1936, 1940, 1944), segno della popolarità del New Deal tra la maggioranza degli americani.
4.5. I risultati del New Deal
I risultati del New Deal furono contrastanti:
Successi:
- La disoccupazione scese da 13 milioni (1933) a 8 milioni (1937)
- Il PIL americano tornò a crescere
- Fu evitato il collasso completo del sistema economico
- Milioni di americani ricevettero aiuto concreto
- Furono create infrastrutture ancora oggi utilizzate
- Fu introdotto un sistema di protezione sociale che modificò permanentemente il ruolo dello Stato
Limiti:
- Non riuscì a sconfiggere completamente la disoccupazione (che nel 1939 era ancora attorno ai 9 milioni)
- La piena ripresa economica arrivò solo con la Seconda Guerra Mondiale e la produzione bellica
- Alcuni programmi furono dichiarati incostituzionali
- Gli afroamericani e altre minoranze beneficiarono meno dei programmi
Nonostante i limiti, il New Deal trasformò profondamente gli Stati Uniti, creando il moderno stato sociale americano e stabilendo il principio che il governo ha la responsabilità di proteggere i cittadini dalle crisi economiche.