storia

III media - L‘ Italia nel secondo dopoguerra

III media - L‘ Italia nel secondo dopoguerra
Autore: Sistema
Data: 04/02/2026
Tipo: Materiale didattico
Dimensione: 12807 caratteri
Quiz di Storia

Materiali di Approfondimento

Esplora tutti i contenuti extra disponibili per questo argomento

La nascita della Repubblica italiana di HUB Scuola

YouTube

La nascita della Repubblica italiana di HUB Scuola • 2:09 minuti

Guarda
1 risorse disponibili per questo contenuto

L'Italia nel secondo dopoguerra

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, l'Italia uscì dal conflitto profondamente distrutta sul piano materiale, economico e sociale. Il Paese doveva non solo ricostruire città e infrastrutture, ma anche rifondare completamente le proprie istituzioni politiche, superando vent'anni di dittatura fascista e scegliendo quale forma di Stato adottare per il futuro.

1. La devastazione del Paese

La situazione dell'Italia al termine della guerra era drammatica sotto ogni aspetto:

  • Il 20% del patrimonio nazionale era stato distrutto dai bombardamenti, dai combattimenti e dalle distruzioni operate dai tedeschi in ritirata;
  • Le vittime italiane della guerra ammontavano a circa 450.000 persone, tra militari e civili;
  • Le principali città industriali come Milano, Torino, Genova e Napoli erano state pesantemente devastate dai bombardamenti alleati e tedeschi;
  • L'industria aveva subito danni gravissimi: fabbriche distrutte, macchinari obsoleti, produzione ridotta al minimo;
  • Le infrastrutture di comunicazione (strade, ferrovie, ponti, porti) erano in gran parte inutilizzabili, rendendo difficili i trasporti e i collegamenti;
  • Anche le strutture essenziali per la vita civile come scuole, ospedali e abitazioni erano state pesantemente danneggiate, lasciando milioni di persone senza casa;
  • La società era caratterizzata da altissimi tassi di disoccupazione, diffusa povertà e una grave inflazione che rendeva sempre più difficile acquistare anche i beni di prima necessità.

A questa devastazione materiale si aggiungeva una profonda crisi morale e politica: il Paese doveva fare i conti con vent'anni di dittatura fascista e con le responsabilità della guerra.

IN SINTESI>> L'Italia uscì dalla guerra con il 20% del patrimonio nazionale distrutto, 450.000 morti, città devastate, industrie e infrastrutture inutilizzabili. La società era caratterizzata da disoccupazione, povertà e inflazione. Oltre alla devastazione materiale, il Paese doveva affrontare una profonda crisi politica e morale.

 

2. La situazione politica: un Paese diviso

2.1. Le divisioni territoriali e ideologiche

A partire dall'8 settembre 1943, l'Italia aveva vissuto esperienze profondamente diverse tra Nord e Sud. Nel Nord, la resistenza partigiana contro i nazifascisti aveva diffuso gli ideali democratici e repubblicani, mentre nel Sud, dove il re e il governo Badoglio si erano rifugiati, rimaneva forte il sentimento monarchico.

Oltre alla contrapposizione tra monarchici e repubblicani, l'Italia, ufficialmente riunificata con la Liberazione del 25 aprile 1945, era divisa anche per le diverse correnti politiche e ideologiche che erano emerse dopo la caduta del fascismo.

I socialisti e i comunisti, che avevano avuto un ruolo fondamentale nella Resistenza, auspicavano una radicale trasformazione politica e sociale del Paese, con riforme che garantissero maggiore uguaglianza economica e giustizia sociale. I cattolici, organizzati nella Democrazia Cristiana, e i moderati liberali temevano invece che un'eccessiva influenza comunista avrebbe portato l'Italia nell'orbita dell'Unione Sovietica e a un sistema totalitario simile a quello staliniano.

IN SINTESI>> Dopo la Liberazione, l'Italia era divisa: al Nord prevalevano ideali democratici e repubblicani diffusi dalla Resistenza, al Sud restava forte il sentimento monarchico. Le divisioni riguardavano anche le ideologie: socialisti e comunisti volevano trasformazioni radicali, mentre cattolici e moderati temevano l'influenza comunista.

 

2.2. I primi governi del dopoguerra

Subito dopo la Liberazione, si formò un governo di unità nazionale guidato da una coalizione di tutti i partiti antifascisti e presieduto da Ferruccio Parri, un importante capo partigiano. Questo governo, però, durò solo pochi mesi a causa delle forti tensioni tra le diverse forze politiche.

Nel dicembre 1945 subentrò il governo del democristiano Alcide De Gasperi, sostenuto anch'esso inizialmente da tutti i principali partiti antifascisti (Democrazia Cristiana, Partito Comunista, Partito Socialista e altri). De Gasperi divenne una figura centrale della politica italiana del dopoguerra.

IN SINTESI>> Dopo la Liberazione si formò un governo di unità nazionale guidato dal partigiano Ferruccio Parri. Nel dicembre 1945 gli succedette Alcide De Gasperi, leader della Democrazia Cristiana, che formò un governo sostenuto da tutti i partiti antifascisti.

 

3. Il 2 giugno 1946: referendum e Assemblea Costituente

Il 2 giugno 1946 fu una data storica per l'Italia: per la prima volta si tennero contemporaneamente sia il referendum istituzionale per decidere la forma dello Stato (monarchia o repubblica) sia le elezioni per l'Assemblea Costituente, l'organo incaricato di redigere la nuova Costituzione dello Stato democratico.

Queste furono le prime vere elezioni a suffragio universale nella storia d'Italia: per la prima volta le donne furono chiamate a votare, conquistando finalmente un diritto fondamentale per cui avevano lottato per decenni. Circa 13 milioni di donne italiane si recarono alle urne insieme a 12 milioni di uomini.

Il referendum segnò la vittoria della repubblica con il 54,3% dei voti contro il 45,7% della monarchia. La maggioranza degli italiani rifiutò la monarchia, considerata corresponsabile per il sostegno dato al fascismo, per aver permesso l'instaurazione della dittatura e per il disastro dell'8 settembre 1943, quando il re e il governo avevano abbandonato Roma e l'esercito lasciandoli allo sbando.

Il risultato delle votazioni rispecchiò chiaramente la divisione geografica del Paese: al Centro e nel Nord, dove la Resistenza aveva avuto maggior peso, il voto a favore della repubblica prevalse nettamente (circa il 60-70%), mentre al Sud e nelle isole, dove la monarchia aveva mantenuto maggiore prestigio, prevalse il voto monarchico.

Dopo l'annuncio dei risultati, Umberto II, detto "il re di maggio" perché aveva regnato solo un mese dopo l'abdicazione del padre Vittorio Emanuele III, lasciò l'Italia il 13 giugno 1946 e partì in esilio per il Portogallo, dove visse fino alla morte. Enrico De Nicola, giurista liberale, fu eletto presidente provvisorio della Repubblica dall'Assemblea Costituente.

IN SINTESI>> Il 2 giugno 1946 si tennero il referendum istituzionale e le elezioni per l'Assemblea Costituente. Furono le prime elezioni a suffragio universale con il voto delle donne. La repubblica vinse con il 54,3% dei voti: prevalse al Centro-Nord, mentre al Sud vinse la monarchia. Umberto II partì in esilio e Enrico De Nicola divenne presidente provvisorio della Repubblica.

 

4. La Costituzione della Repubblica Italiana

4.1. L'Assemblea Costituente e i partiti principali

Nelle elezioni per l'Assemblea Costituente emersero chiaramente tre principali partiti, che da soli conquistarono oltre 400 seggi su 556 complessivi:

  • La Democrazia Cristiana (DC), guidata da Alcide De Gasperi, che ottenne il 35,2% dei voti e 207 seggi;
  • Il Partito Socialista Italiano (PSI), guidato da Pietro Nenni, con il 20,7% dei voti e 115 seggi;
  • Il Partito Comunista Italiano (PCI), guidato da Palmiro Togliatti, con il 19% dei voti e 104 seggi.

Questi tre partiti, pur avendo visioni politiche molto diverse, collaborarono alla stesura della Costituzione trovando importanti punti di accordo.

IN SINTESI>> Nell'Assemblea Costituente emersero tre partiti principali che conquistarono oltre 400 seggi su 556: la Democrazia Cristiana (35,2%, 207 seggi), il Partito Socialista (20,7%, 115 seggi) e il Partito Comunista (19%, 104 seggi). Pur con visioni diverse, collaborarono alla Costituzione.

 

4.2. I principi fondamentali della Costituzione

I lavori per la realizzazione della nuova Costituzione si basarono su tre punti di partenza fondamentali:

  1. La scelta della forma repubblicana di governo, sancita dal referendum del 2 giugno;
  2. L'antifascismo come valore fondante, per impedire che una nuova dittatura potesse mai più nascere in Italia;
  3. Il bisogno di definire regole chiare e precise per il funzionamento dello Stato democratico e per la tutela dei diritti dei cittadini.

Il risultato finale rappresentò un efficace compromesso tra le diverse ideologie presenti nell'Assemblea: i principi liberal-democratici, sostenuti da cattolici, repubblicani e liberali (come la libertà personale, la proprietà privata, la divisione dei poteri), vennero integrati con i principi del socialismo e del comunismo (come il diritto al lavoro, la giustizia sociale, l'intervento dello Stato nell'economia).

Particolarmente significativo fu il consenso generale raggiunto sui diritti fondamentali e inalienabili dei cittadini (libertà di pensiero, di stampa, di associazione, uguaglianza davanti alla legge) e sui loro doveri nei confronti della società (solidarietà, dovere di contribuire alle spese pubbliche secondo la propria capacità).

La Costituzione fu ratificata dall'Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1° gennaio 1948. Enrico De Nicola divenne ufficialmente il primo Presidente della Repubblica Italiana secondo la nuova Costituzione.

La Costituzione italiana è considerata una delle più avanzate e democratiche del mondo: antifascista, antitotalitaria, garantisce i diritti fondamentali dei cittadini e stabilisce un sistema di pesi e contrappesi per impedire la concentrazione del potere.

IN SINTESI>> La Costituzione si basò su tre principi: forma repubblicana, antifascismo e regole chiare. Rappresentò un compromesso tra principi liberal-democratici (libertà, proprietà privata) e socialisti-comunisti (diritto al lavoro, giustizia sociale). Fu ratificata il 22 dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1° gennaio 1948. Enrico De Nicola divenne il primo Presidente della Repubblica.