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La Guerra fredda di HUB Scuola
YouTubeIl video espone le vicende e i processi storici che caratterizzano la Guerra fredda. Al termine del Secondo conflitto mondiale, il mondo si divide in due blocchi, uno rappresentato da democrazie influenzate dagli Stati Uniti, l’altro composto da repubbliche comuniste che gravitano nell’orbita dell’Unione Sovietica. La costituzione di alleanze militari come la Nato e il Patto di Varsavia evidenziano la tensione che si manifesta con la Guerra di Corea e la costruzione del muro di Berlino. La corsa • 3:22 minuti
La “guerra fredda” di HUB Scuola
YouTubeLa “guerra fredda” di HUB Scuola • 1:49 minuti
Il mondo dopo la Seconda Guerra Mondiale
Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il mondo si trovò profondamente trasformato. L'Europa, devastata dal conflitto, cessò di essere il centro del potere mondiale. Emersero invece due nuove superpotenze con ideologie opposte: gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica. La loro rivalità avrebbe caratterizzato i successivi quarant'anni di storia, in un periodo noto come "Guerra Fredda".
1. La divisione del mondo in due blocchi
1.1. La formazione dei blocchi
Gli accordi di pace alla fine della Seconda Guerra Mondiale, stabiliti nelle conferenze di Yalta e Potsdam, crearono le basi per la divisione del mondo in due sfere d'influenza contrapposte.
Nei Paesi dell'Europa orientale liberati dall'occupazione tedesca, come Polonia, i Paesi Baltici (Estonia, Lettonia, Lituania), Ungheria, Cecoslovacchia, Bulgaria e Romania, l'Unione Sovietica stabilì truppe di occupazione e influenzò pesantemente le elezioni per favorire l'insediamento di regimi comunisti fedeli a Mosca. In questo modo l'URSS creò una cintura di "Paesi satelliti" che potessero fungere da cuscinetto protettivo contro una possibile rinascita dell'aggressività tedesca.
Nei Paesi dell'Europa occidentale liberati dagli Alleati anglo-americani, si tennero elezioni libere dopo la guerra. Tuttavia, per prevenire una possibile vittoria dei partiti comunisti, che in alcuni Paesi come Italia e Francia godevano di ampio sostegno popolare, gli Stati Uniti si assicurarono il controllo di importanti basi militari, soprattutto in Germania Occidentale e in Italia, controllo che mantengono ancora oggi.
Un caso particolare fu quello della Jugoslavia, dove fu instaurato un regime comunista che però mantenne una significativa autonomia rispetto all'URSS. Questo fu possibile perché i partigiani guidati dal maresciallo Tito si erano liberati dei tedeschi senza l'aiuto diretto né dei Sovietici né degli Alleati occidentali.
Stati Uniti e Unione Sovietica, dopo aver collaborato per sconfiggere Hitler, si resero conto di essere profondamente diversi e di avere obiettivi incompatibili. Gli Stati Uniti incarnavano una democrazia parlamentare con elezioni libere e multipartitiche e un'economia capitalistica basata sulla proprietà privata e sul libero mercato. L'URSS era invece un regime totalitario a partito unico, con un'economia basata sulla proprietà statale dei mezzi di produzione e sulla pianificazione centrale.
Di conseguenza, emersero chiaramente due blocchi contrapposti: il blocco occidentale, guidato dagli USA e basato sul capitalismo e sulla democrazia liberale, e il blocco orientale, controllato dall'URSS e fondato sul comunismo e sull'economia pianificata.
1.2. Cos'era la Guerra Fredda
La contrapposizione tra i due blocchi venne definita "Guerra Fredda" perché, pur non verificandosi mai scontri militari diretti tra Stati Uniti e Unione Sovietica (che avrebbero potuto scatenare una catastrofica guerra nucleare), ci furono numerose crisi internazionali, intense battaglie diplomatiche, episodi di spionaggio su vasta scala, una feroce competizione economica e tecnologica, e una massiccia propaganda che spesso denigrava l'avversario dipingendolo come una minaccia per l'umanità.
In questo periodo, entrambe le superpotenze ampliarono enormemente i loro arsenali militari, in particolare le armi nucleari, per scoraggiare qualsiasi aggressione dell'avversario. Questa "corsa agli armamenti" portò a quello che venne definito "equilibrio del terrore": sia gli USA sia l'URSS possedevano così tante armi nucleari che un attacco da parte di una delle due sarebbe stato inevitabilmente contraccambiato con altrettanta devastazione, rendendo qualsiasi guerra nucleare un suicidio reciproco.
2. La Germania divisa: simbolo della Guerra Fredda
La Germania divenne il simbolo più evidente della divisione del mondo in due blocchi. Nel 1948, i Sovietici tentarono di cacciare gli Alleati occidentali da Berlino, che si trovava nel territorio della Germania orientale controllata dall'URSS. I Sovietici bloccarono tutti i passaggi terrestri tra Berlino Ovest, governata da americani, britannici e francesi, e la Germania occidentale, cercando di costringere gli Alleati ad abbandonare la città.
Gli Stati Uniti risposero organizzando un massiccio ponte aereo che garantì i rifornimenti di cibo, carbone e beni di prima necessità a Berlino Ovest per quasi un anno, fino al 1949, quando i Sovietici rinunciarono al blocco ammettendo la sconfitta.
Nel 1949 nacquero ufficialmente due Stati tedeschi separati: la Repubblica Federale Tedesca (RFT o Germania Ovest) nelle zone occupate dagli Alleati occidentali, con capitale Bonn, e la Repubblica Democratica Tedesca (RDT o Germania Est) nel territorio controllato dai Sovietici, con capitale Berlino Est.
Per fermare le continue fughe di cittadini dal settore orientale a quello occidentale di Berlino (oltre 3 milioni di persone erano fuggite dalla Germania Est), il 13 agosto 1961 il governo della Germania Est costruì un muro che divideva fisicamente la città in due parti. Questo muro, alto oltre 3 metri e lungo 155 chilometri, sorvegliato da torrette e mine, rimase in piedi fino alla sua demolizione nel 1989. Il "Muro di Berlino" divenne il simbolo più potente della Guerra Fredda e della divisione del mondo.
3. Le strategie delle due superpotenze
3.1. Il Piano Marshall e la strategia americana
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti si assunsero il compito di contenere l'influenza sovietica e fermare la diffusione del comunismo nel mondo, proclamando di voler "difendere il mondo libero". Questi principi furono enunciati nella "dottrina Truman", dal nome del presidente Harry Truman, in carica dal 1945 al 1953.
Per raggiungere questo obiettivo, nel 1947 gli USA lanciarono il "Piano Marshall", un imponente programma di prestiti economici ideato dal segretario di Stato George Marshall, volto a finanziare la ricostruzione dei Paesi europei devastati dalla guerra. Tra il 1948 e il 1951, gli Stati Uniti investirono oltre 13 miliardi di dollari (equivalenti a circa 150 miliardi di dollari attuali) in Europa occidentale.
Gli Stati Uniti cercarono così di consolidare il proprio potere economico e politico e di evitare la crescita del comunismo in Europa, con particolare attenzione a Paesi come Italia, Francia e Grecia, dove i partiti comunisti e socialisti godevano di un importante sostegno popolare grazie al loro ruolo nella Resistenza.
In Grecia, gli Stati Uniti fornirono un massiccio sostegno militare ed economico durante una sanguinosa guerra civile tra forze comuniste sostenute dall'URSS e forze conservatrici e liberali appoggiate da britannici e americani. La guerra si concluse nel 1949 con la sconfitta dei comunisti.
3.2. NATO e Patto di Varsavia
Nel 1949, gli Stati Uniti e gli alleati europei occidentali rafforzarono la loro alleanza attraverso la firma del Patto Atlantico, che istituì la NATO (Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord), un'alleanza militare difensiva contro l'Unione Sovietica. Il patto prevedeva che un attacco contro uno dei Paesi membri sarebbe stato considerato un attacco contro tutti, e stabiliva la presenza permanente di basi militari americane nei Paesi membri.
In risposta alla NATO, l'URSS formò con i Paesi dell'Europa orientale prima il COMECON nel 1949 (un'organizzazione per la cooperazione economica) e poi il Patto di Varsavia nel 1955, un'alleanza militare speculare alla NATO che univa l'Unione Sovietica con i suoi Paesi satelliti.
Tuttavia, non tutti i Paesi aderirono a uno dei due blocchi. La Jugoslavia di Tito, pur essendo comunista, rifiutò di allinearsi completamente con l'URSS e mantenne una politica di non allineamento.
3.3. Il maccartismo: la "caccia alle streghe" in America
Negli Stati Uniti, la paura del comunismo raggiunse livelli di isteria collettiva. Nel 1947, il presidente Truman adottò misure drastiche per combattere quella che veniva percepita come una minaccia comunista interna, emanando un decreto che richiedeva a tutti i dipendenti pubblici federali di dichiarare di non essere comunisti, con il rischio di essere licenziati. Questo clima di sospetto portò alla diffusione della "paura rossa" e al divieto di fatto del Partito Comunista degli Stati Uniti.
Nel 1950, su iniziativa del senatore repubblicano Joseph McCarthy, venne istituita una commissione speciale per indagare su presunti casi di spionaggio e attività antiamericane, dando inizio al "maccartismo", una vera e propria caccia alle streghe che spesso violava i principi democratici e costituzionali americani.
Questa politica portò ad arresti, interrogatori e processi basati su semplici sospetti e accuse spesso infondate. Molti intellettuali, artisti, scienziati, professori universitari e funzionari pubblici furono sottoposti a pesanti indagini, persero il lavoro o furono messi sulla "lista nera" solo per le loro opinioni politiche o per aver frequentato persone considerate sospette. A causa degli eccessi e delle violazioni dei diritti civili, la commissione fu sciolta nel 1954, ma il clima di paura e sospetto durò ancora per anni.
3.4. Lo stalinismo in Unione Sovietica
Dopo la vittoria contro la Germania nazista, l'Unione Sovietica si trovò devastata con circa 25 milioni di morti e intere città ridotte in macerie. Stalin concentrò ulteriormente il potere nelle sue mani, instaurando un controllo totalitario sulla società. Il KGB, la polizia segreta sovietica, sorvegliava costantemente i cittadini, reprimeva qualsiasi forma di dissenso e gestiva i gulag, i campi di prigionia in Siberia dove venivano deportati gli oppositori politici.
Le scelte economiche di Stalin privilegiavano l'industria pesante (acciaio, carbone, armamenti) e la ricerca scientifica a discapito della produzione di beni di consumo per la popolazione. Questo portò l'URSS all'avanguardia tecnologica, soprattutto nel campo militare e spaziale, ma causò gravi carenze nei generi di prima necessità e una qualità della vita molto bassa per i cittadini comuni.
Il controllo del Partito Comunista, iniziato con Stalin in Russia, si estese anche ai Paesi satelliti dell'Europa orientale, dove qualsiasi tentativo di democrazia o autonomia veniva brutalmente represso dall'Armata Rossa.
4. I primi conflitti della Guerra Fredda
4.1. La guerra di Corea (1950-1953)
Dopo 35 anni di occupazione giapponese, nel 1945 la penisola coreana fu liberata: i Sovietici occuparono il nord e gli Stati Uniti il sud, dividendo il Paese lungo il 38° parallelo. Nel 1948 nacquero due Stati separati: la Corea del Nord, governata dal regime comunista di Kim Il-sung e sostenuta dall'URSS e dalla Cina, e la Corea del Sud, con un governo conservatore e autoritario alleato degli Stati Uniti.
Nel giugno 1950, con il supporto dell'Unione Sovietica e della Cina comunista, l'esercito nordcoreano invase la Corea del Sud, scatenando la guerra. Il presidente Truman ottenne una condanna dell'aggressione da parte dell'ONU e inviò massicce forze armate americane (ufficialmente sotto bandiera ONU) in sostegno del Sud.
La guerra fu estremamente sanguinosa e si combatté con alterne fortune: prima i nordcoreani conquistarono quasi tutta la penisola, poi gli americani contrattaccarono arrivando quasi al confine cinese, infine i cinesi intervennero massicciamente in aiuto del Nord respingendo gli americani. La guerra durò tre anni e causò oltre 3 milioni di morti, la maggior parte civili.
La pace, firmata nel 1953, confermò sostanzialmente la divisione tra i due Paesi lungo il 38° parallelo, che continua ancora oggi. La Corea rimane l'unico Paese al mondo ancora diviso dalla Guerra Fredda.
4.2. Chruš?ëv e la coesistenza pacifica
Nel 1953, dopo la morte di Stalin, la guida dell'Unione Sovietica passò a Nikita Chruš?ëv, una figura più aperta e comunicativa rispetto al predecessore. Internamente, Chruš?ëv decretò la fine delle "grandi purghe" staliniane liberando molti prigionieri politici. Nel 1956, durante un congresso del Partito Comunista, denunciò pubblicamente i crimini di Stalin, provocando un'ampia reazione di sorpresa e sconcerto in tutto il mondo comunista.
Sul piano internazionale, Chruš?ëv promosse il principio della "coesistenza pacifica", sostenendo la possibilità di una convivenza pacifica tra il modello occidentale capitalista e quello sovietico comunista, senza interferenze reciproche e senza necessariamente arrivare a un conflitto armato.
Tuttavia, le sue politiche di apertura furono interpretate come segni di debolezza in alcuni Paesi satelliti. In Polonia e soprattutto in Ungheria scoppiarono rivolte popolari nel 1956 con l'obiettivo di ottenere una completa autonomia dall'URSS e l'instaurazione di governi democratici. Queste rivolte furono però represse brutalmente dall'Armata Rossa sovietica che invase l'Ungheria causando migliaia di morti. Chruš?ëv, considerato il responsabile sia delle aperture che avevano incoraggiato le rivolte sia della loro brutale repressione, fu destituito dal Comitato centrale sovietico nel 1964.
4.3. La crisi di Suez (1956)
Nel 1952, un colpo di stato militare portò Gamal Abdel Nasser al potere in Egitto. Nasser aveva un progetto ambizioso: la costruzione della diga di Assuan sul Nilo, fondamentale per lo sviluppo economico del Paese. Quando gli Stati Uniti rifiutarono di fornire i prestiti necessari alla sua costruzione, Nasser nel 1956 nazionalizzò il Canale di Suez, la strategica via d'acqua che collegava il Mediterraneo al Mar Rosso e attraverso cui passava gran parte del petrolio diretto in Europa.
Francia e Gran Bretagna, preoccupate per i propri interessi economici e per il controllo del petrolio, inviarono truppe militari nella regione. Contemporaneamente, Israele occupò militarmente il Sinai e la Striscia di Gaza.
L'URSS minacciò di intervenire militarmente a sostegno dell'Egitto, rischiando di scatenare un conflitto mondiale. Gli Stati Uniti, volendo evitare a tutti i costi l'escalation e temendo un'espansione dell'influenza sovietica in Medio Oriente, costrinsero Francia, Gran Bretagna e Israele a ritirarsi immediatamente.
Questa crisi rese evidente come ormai, nel mondo occidentale, il Paese guida fossero gli Stati Uniti e non più le vecchie potenze coloniali europee. La costruzione della diga di Assuan fu poi finanziata dall'Unione Sovietica, consolidando il legame tra URSS ed Egitto e aumentando l'influenza sovietica in Medio Oriente.
5. La conquista dello spazio
Negli anni Cinquanta e Sessanta, la ricerca scientifica e tecnologica fece enormi progressi, alimentata anche dalla competizione della Guerra Fredda tra USA e URSS. Entrambe le superpotenze si impegnavano per dimostrare la propria superiorità tecnologica e ideologica, principalmente attraverso la "corsa allo spazio".
L'Unione Sovietica ottenne inizialmente grandi successi che sorpresero e preoccuparono gli americani. Nel 1957, l'URSS lanciò lo Sputnik 1, il primo satellite artificiale della storia, che orb??ò intorno alla Terra trasmettendo segnali radio. Nel 1961, il cosmonauta sovietico Yuri Gagarin divenne il primo essere umano a viaggiare nello spazio, compiendo un'orbita completa intorno alla Terra a bordo della capsula Vostok 1.
Gli Stati Uniti, per colmare lo svantaggio tecnologico e riaffermare il proprio prestigio, aumentarono enormemente i finanziamenti alla NASA (l'agenzia spaziale americana) e lanciarono il programma Apollo con l'obiettivo ambizioso di portare un uomo sulla Luna entro la fine degli anni Sessanta.
Il 20 luglio 1969, gli USA vinsero definitivamente la "corsa allo spazio" con la storica missione dell'Apollo 11. Gli astronauti americani Neil Armstrong ed Edwin "Buzz" Aldrin sbarcarono per la prima volta nella storia sulla superficie lunare, mentre il terzo membro dell'equipaggio, Michael Collins, rimaneva in orbita. Armstrong pronunciò la celebre frase: "Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l'umanità". Oltre 600 milioni di persone in tutto il mondo seguirono l'evento in diretta televisiva.