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III media - La Seconda Guerra Mondiale - La caduta del Fascismo e la Resistenza (1943-1944)

III media - La Seconda Guerra Mondiale - La caduta del Fascismo e la Resistenza (1943-1944)
Autore: Sistema
Data: 04/02/2026
Tipo: Materiale didattico
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Adriano Roccucci - L’Italia divisa nel 1943-45 di HUB Scuola

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Adriano Roccucci - L’Italia divisa nel 1943-45 di HUB Scuola • 2:39 minuti

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La caduta del fascismo e la Resistenza

Tra il 1943 e il 1945, l'Italia visse uno dei periodi più drammatici e complessi della sua storia. La caduta del regime fascista, l'armistizio con gli Alleati e la divisione del Paese in due zone segnarono l'inizio di una guerra civile e di un movimento di resistenza che avrebbe avuto conseguenze profonde sul futuro dell'Italia.

1. La fine del regime fascista

Nel luglio del 1943, le forze angloamericane sbarcarono in Sicilia. L'avanzata rapida degli Alleati accelerò il declino del fascismo, già in crisi a causa dei fallimenti militari e delle gravi condizioni di vita della popolazione civile, stremata dalla guerra, dai bombardamenti e dalla fame.

I principali sostenitori del regime, tra cui il re Vittorio Emanuele III, gli imprenditori e i vertici militari, compresero che il fascismo era ormai destinato alla sconfitta. Per preservare i propri interessi e cercare di evitare il coinvolgimento personale nel crollo del regime, decisero di rimuovere Mussolini dal potere.

Nella notte tra il 24 e il 25 luglio 1943, il Gran Consiglio del fascismo si riunì e votò la sfiducia nei confronti del duce. Subito dopo, Vittorio Emanuele III ordinò l'arresto di Mussolini e lo fece rinchiudere prima sull'isola di Ponza e poi sul Gran Sasso, in Abruzzo. Il maresciallo Pietro Badoglio fu nominato nuovo presidente del Consiglio.

Inizialmente, Badoglio confermò pubblicamente l'alleanza con la Germania, dichiarando che "la guerra continua", per non provocare immediate ritorsioni tedesche. Questa dichiarazione deluse profondamente coloro che speravano in una rapida fine del conflitto. Nel frattempo però, il governo avviò trattative segrete con gli Alleati per uscire dalla guerra.

L'8 settembre 1943 fu finalmente annunciato l'armistizio tra l'Italia e gli Alleati. Tuttavia, la situazione rimase estremamente confusa e pericolosa: il re e Badoglio non fornirono indicazioni chiare alle forze armate italiane su come comportarsi di fronte ai tedeschi, che da alleati si trasformarono improvvisamente in nemici.

Il 9 settembre 1943, il re e il governo abbandonarono Roma e si rifugiarono a Brindisi, nel Sud Italia già liberato dagli Alleati, lasciando l'esercito italiano completamente allo sbando. Senza ordini precisi, molti soldati abbandonarono le armi e cercarono di tornare a casa come poterono, mentre altri furono catturati dai tedeschi e deportati nei campi di prigionia in Germania o uccisi per aver opposto resistenza.

Nei giorni successivi all'8 settembre, le truppe tedesche occuparono rapidamente tutta l'Italia centro-settentrionale. Il 12 settembre 1943, un commando tedesco guidato dal capitano delle SS Otto Skorzeny liberò Mussolini dalla sua prigionia sul Gran Sasso con un'audace operazione.

IN SINTESI>> Nel luglio 1943, lo sbarco degli Alleati in Sicilia accelerò il declino del fascismo. Il 25 luglio il Gran Consiglio del fascismo votò la sfiducia a Mussolini, che fu arrestato per ordine del re. Badoglio divenne presidente del Consiglio e l'8 settembre annunciò l'armistizio con gli Alleati. Il 9 settembre il re e il governo fuggirono a Brindisi, lasciando l'esercito senza ordini. I tedeschi occuparono il centro-nord Italia e liberarono Mussolini il 12 settembre.

 

2. L'Italia divisa in due

I nazisti riuscirono a bloccare l'avanzata degli Alleati lungo la "linea Gustav", una linea difensiva che attraversava l'Italia centrale passando per Cassino, nel Lazio. Questa situazione militare portò a una drammatica spaccatura dell'Italia in due parti:

  • Nel Sud, sotto il controllo degli Alleati angloamericani, si trovava il governo legittimo guidato da Badoglio e dal re Vittorio Emanuele III, che si erano rifugiati a Brindisi. Questa zona era conosciuta come il "Regno del Sud".
  • Nell'Italia centro-settentrionale, occupata dai tedeschi, Mussolini dichiarò decaduta la monarchia e il 23 settembre 1943 istituì la Repubblica Sociale Italiana (RSI), con capitale a Salò, un piccolo paese sul lago di Garda in Lombardia.

I "repubblichini", i sostenitori del nuovo governo fascista di Salò, pur adottando un'ideologia simile al fascismo originario e seguendo le direttive naziste, erano di fatto totalmente subordinati ai comandi tedeschi e privi di reale autonomia politica e militare.

Il 13 ottobre 1943, il governo Badoglio dichiarò ufficialmente guerra alla Germania, trasformando l'Italia da alleata della Germania in "cobelligerante" degli Alleati. Questo significò che l'Italia si trovò a combattere al fianco dei suoi ex nemici contro quelli che fino a poco prima erano stati i suoi alleati.

IN SINTESI>> L'Italia si divise in due: al Sud il "Regno d'Italia" con Badoglio e il re, sostenuto dagli Alleati; al centro-nord la Repubblica Sociale Italiana di Mussolini con capitale a Salò, controllata dai nazisti. I "repubblichini" adottavano ideologie fasciste ma erano subordinati ai tedeschi. Il 13 ottobre 1943 l'Italia dichiarò guerra alla Germania, diventando cobelligerante degli Alleati.

 

3. La Resistenza

Durante la fase finale della Seconda Guerra Mondiale, mentre gli Alleati collezionavano vittorie su tutti i fronti, in diversi Paesi europei occupati dai nazisti gruppi di cittadini volontari si organizzarono per condurre azioni di resistenza clandestina contro gli invasori tedeschi e i governi collaborazionisti. In Italia questo fenomeno assunse dimensioni significative e prese il nome di Resistenza o Movimento di Liberazione.

3.1. La Resistenza in Europa

La Resistenza assunse forme diverse a seconda del Paese in cui si sviluppò, ma ovunque rappresentò una lotta di liberazione nazionale contro gli invasori nazisti e i governi collaborazionisti. I partigiani, come venivano chiamati i membri della Resistenza, condussero azioni di sabotaggio contro le infrastrutture nemiche, operazioni di guerriglia, scioperi nelle fabbriche e diffusione di giornali e volantini clandestini antinazisti per mantenere viva la speranza nella popolazione.

In Francia, la Resistenza fu guidata dal generale Charles De Gaulle, che dalla Gran Bretagna coordinò la lotta contro l'occupazione tedesca e il governo collaborazionista di Vichy. Dopo la liberazione di Parigi nell'agosto 1944, De Gaulle divenne il capo del governo provvisorio francese.

La Resistenza si diffuse anche in Grecia, dove diversi gruppi partigiani, sia comunisti che monarchici, combatterono contro l'occupazione tedesca e italiana. In Jugoslavia, il maresciallo Josip Broz Tito organizzò un potente movimento partigiano comunista che divenne il punto di riferimento della Resistenza nei Balcani a partire dal 1943. I partigiani di Tito ottennero il sostegno degli Alleati e riuscirono a liberare autonomamente gran parte del territorio jugoslavo. La liberazione di Belgrado nell'ottobre 1944 fu in gran parte merito dei suoi combattenti.

Tuttavia, il movimento partigiano jugoslavo si rese responsabile anche di gravi violenze contro popolazioni civili considerate nemiche o potenziali collaborazioniste. Tra il 1943 e il 1945, migliaia di italiani che vivevano in Istria, Dalmazia e Venezia Giulia furono vittime di violenze e massacri. Molti furono gettati, talvolta ancora vivi, nelle foibe, profonde cavità naturali tipiche delle zone carsiche, utilizzate come fosse comuni. Questo tragico fenomeno, noto come "massacri delle foibe", causò la morte di diverse migliaia di italiani e costrinse circa 300.000 persone ad abbandonare le proprie terre, diventando profughi.

IN SINTESI>> La Resistenza europea fu una lotta di liberazione contro nazisti e collaborazionisti. I partigiani condussero sabotaggi, guerriglia e diffusero stampa clandestina. In Francia, De Gaulle guidò la Resistenza dalla Gran Bretagna. In Jugoslavia, Tito organizzò un forte movimento partigiano che liberò Belgrado nel 1944. Tuttavia, in quelle zone si verificarono anche gravi violenze contro civili italiani, tra cui i massacri delle foibe, che causarono migliaia di morti e l'esodo di circa 300.000 profughi italiani.