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F. Rampini, R. Roveda - Anstisemitismo diaspora e diaspore di HUB Scuola
YouTubeF. Rampini, R. Roveda - Anstisemitismo diaspora e diaspore di HUB Scuola • 6:01 minuti
Insegnare la Shoah: costruzione della memoria pubblica | O. Innocenti, L. Vergallo Levi, F. Benfante di Mondadori Education
YouTubeL’incontro si propone di riflettere sul complesso percorso che ha portato alla costruzione della memoria pubblica della Shoah e all’istituzione ufficiale del Giorno della Memoria in Italia. Particolare risalto sarà dato alla figura del testimone, che da un lato può vantare un’esperienza diretta dei fatti, ma, dall’altro, proprio alla luce del suo coinvolgimento personale, manca di quella distanza che è necessaria per la ricostruzione storica. Si discuterà anche la funzione che ha avuto l’artific • 1:18:44 ora
1. La soluzione finale
Durante la Seconda Guerra Mondiale, il regime nazista mise in atto uno dei crimini più atroci della storia dell'umanità: lo sterminio sistematico degli ebrei europei e di altri gruppi considerati "indesiderabili". Questo genocidio, noto come Shoah, rappresenta una delle pagine più tragiche del Novecento.
1.1. I campi di concentramento e di sterminio
Per affermare il dominio della "razza ariana", Hitler avviò la "soluzione finale". Questa politica si prefiggeva di segregare ed eliminare gli ebrei ma colpì anche altri gruppi di persone considerati "esemplari imperfetti": Rom, Sinti, omosessuali, disabili, oppositori politici e testimoni di Geova.
Già dal 1933, con l'ascesa al potere di Hitler, gli ebrei erano stati progressivamente emarginati dalla società tedesca. Furono schedati, obbligati a indossare la stella gialla di David e, a partire dal 1939, confinati nei ghetti (come quello di Varsavia) dove morivano a migliaia per fame, malattie e violenze.
Durante la Seconda Guerra Mondiale però si procedette con ulteriori crudeltà: furono istituiti i campi di concentramento, dove venivano deportati e sottoposti a lavori forzati prigionieri politici, prigionieri di guerra, criminali comuni, Rom, Sinti ed ebrei. La mortalità nei campi era altissima a causa di stenti, fame, malattie e violenze.
La "soluzione finale" venne attuata sistematicamente a partire dal 1942 attraverso i campi di sterminio, situati principalmente nei territori occupati in Polonia, come Sobibor, Treblinka, Belzec, Chelmno e Auschwitz-Birkenau. In questi luoghi appositamente costruiti per uccidere in massa e velocemente migliaia di persone vennero utilizzate le camere a gas, mascherate da docce, dove gli internati venivano avvelenati con il gas Zyklon B.
Secondo una stima prudente, complessivamente furono uccisi circa 6 milioni di ebrei, insieme a milioni di altre vittime appartenenti ai gruppi perseguitati dal nazismo.
1.2. Shoah: il significato di una parola
La parola "Shoah", di origine ebraica, è presente nella Bibbia con il significato di "tempesta devastante" o "catastrofe". È stata adottata dagli ebrei per descrivere il genocidio sistematico perpetrato dai nazisti e dai loro alleati contro gli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale, avvenuto tra il 1941 e il 1945 nei campi di concentramento e di sterminio.
Questo termine va oltre il concetto di "Olocausto", che alcuni ebrei ritengono implichi una presunta responsabilità ebraica o un significato religioso (olocausto significa "sacrificio"). La Shoah, invece, sottolinea l'origine ferocemente politica e disumana del genocidio, evitando interpretazioni ambigue o fuorvianti. È un termine che esprime la totale gratuità e l'orrore assoluto di quanto accaduto.
1.3. Il dovere della memoria
I campi di sterminio furono liberati dagli Alleati tra il 1944 e il 1945. Quando i soldati entrarono ad Auschwitz il 27 gennaio 1945, trovarono migliaia di prigionieri ridotti a scheletri viventi e le prove degli orrori commessi. Proprio in questa data si celebra oggi il Giorno della Memoria, istituito per ricordare le vittime della Shoah e riflettere sui pericoli dell'odio razziale e dell'intolleranza.
Ricordare la Shoah significa mantenere viva la consapevolezza di ciò che l'umanità è capace di fare quando prevalgono l'odio, il razzismo e l'indifferenza. Come disse Primo Levi: "Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario".
Primo Levi nacque a Torino il 31 luglio 1919 da una famiglia ebrea. Dopo il diploma al Liceo classico Massimo D'Azeglio, si laureò in chimica nel 1941, nonostante le leggi razziali che rendevano difficile agli ebrei l'accesso agli studi universitari.
Durante l'occupazione tedesca dell'Italia, entrò a far parte di un gruppo partigiano ma fu catturato il 13 dicembre 1943 e successivamente trasferito al campo di raccolta di Fossoli, presso Modena. Nel febbraio del 1944 venne deportato ad Auschwitz, in Polonia. È una data fondamentale per la sua vita.
Scrive l'autore: "In meno di dieci minuti tutti noi uomini validi fummo radunati in gruppo. Quello che accadde degli altri, delle donne, dei bambini, dei vecchi, noi non potemmo stabilire allora né dopo: la notte li inghiottì, puramente e semplicemente".
A causa delle sue competenze chimiche e della conoscenza del tedesco, fu assegnato a Monowitz, uno dei sottocampi di Auschwitz, dove lavorò in una fabbrica che produceva gomma sintetica. Identificato con il numero di matricola 174517, tatuato sul braccio, sopravvisse alle atrocità del campo e, dopo la liberazione, riuscì a tornare a Torino nell'ottobre del 1945.
Levi fu tra i pochissimi italiani a sopravvivere ad Auschwitz e sentì il dovere morale di raccontare le atrocità vissute. Nel 1947 pubblicò "Se questo è un uomo", la testimonianza lucida e straziante della sua esperienza nel lager. Il libro fu inizialmente rifiutato dalle grandi case editrici ma divenne celebre dopo l'uscita con Einaudi nel 1958.
"Se questo è un uomo" è oggi considerato una delle più importanti e apprezzate testimonianze sulle atrocità dei campi di sterminio nazisti. Levi scrisse anche "La tregua", che racconta il lungo viaggio di ritorno in Italia, e altri importanti libri di memorie e riflessioni. Morì a Torino l'11 aprile 1987.