1. Il conflitto si allarga
1.1. L'invasione tedesca della Russia
Nel 1941, nonostante il Patto Molotov-Ribbentrop (agosto 1939), Hitler decise di invadere l'URSS. Perché Hitler attaccò Stalin, suo alleato?
- Ideologia: URSS = centro comunismo mondiale, nemico mortale nazismo. Hitler voleva distruggerlo;
- Lebensraum ("spazio vitale"): piano Hitler prevedeva conquista Europa orientale (Russia, Ucraina), sterminio o schiavizzazione popolazioni slave ("razze inferiori"), colonizzazione con tedeschi;
- Risorse naturali: URSS ricchissima petrolio (Caucaso), metalli, grano (Ucraina = "granaio Europa"). Germania ne aveva bisogno per guerra;
- Calcolo strategico: Hitler pensava URSS debole (Grandi Purghe Stalin 1936-38 avevano decimato ufficiali Armata Rossa; Guerra Inverno Finlandia 1939-40 mostrato debolezze sovietiche). Credeva potesse sconfiggere URSS in 3-4 mesi ("calcio porta, tutto crolla").
L'offensiva contro l'Unione Sovietica, nota come Operazione Barbarossa, ebbe inizio il 22 giugno 1941 senza alcuna dichiarazione di guerra preventiva. Anche in questo caso, Hitler mirava a concludere l'operazione in maniera fulminea.
Gli obiettivi delle imponenti forze armate tedesche (Wehrmacht) erano Leningrado (attualmente San Pietroburgo), Mosca (la capitale) e le regioni del Mar Nero. Anche l'Armata Italiana (ARMIR) partecipò all'attacco. Le forze schierate erano impressionanti: 3 milioni di soldati tedeschi più alleati (rumeni, ungheresi, italiani), 3.600 carri armati, 2.700 aerei, su un fronte di 3.000 km (dal Baltico al Mar Nero). L'ARMIR italiana contava 230.000 soldati, purtroppo male equipaggiati con uniformi estive e armi obsolete.
1.2. La resistenza sovietica
Inizialmente l'offensiva nazifascista sembrò avere successo. Entro l'autunno del 1941, la Germania aveva occupato i Paesi Baltici (Estonia, Lettonia, Lituania), la Bielorussia, l'Ucraina e la Crimea. Milioni di soldati sovietici furono uccisi o catturati. Stalin, scioccato, per alcuni giorni non parlò pubblicamente.
Ma i sovietici utilizzarono una tattica che i tedeschi non si aspettavano: la "terra bruciata". Di fronte all'avanzata nemica, l'Armata Rossa cominciò a ritirarsi verso est, distruggendo tutto ciò che poteva essere utile al nemico: ponti, ferrovie, città, villaggi, raccolti. Gli impianti industriali furono smantellati pezzo per pezzo e trasferiti oltre i Monti Urali, in Siberia, per garantire la continuazione della produzione bellica al sicuro.
I tedeschi avanzavano sempre di più nel cuore dello sterminato paese sovietico, ma contemporaneamente le distanze tra il fronte e le retrovie si allungavano enormemente. I rifornimenti (cibo, munizioni, carburante) diventavano sempre più difficili da far arrivare. Con il sopraggiungere del terribile inverno russo, le condizioni per gli invasori divennero proibitive: temperature di -30°/-40°C, uniformi inadeguate, motori che si congelavano, armi bloccate dal gelo.
Stalin, ripresosi dallo shock iniziale, lanciò un appello radiofonico al popolo. Invece del consueto "compagni", disse "Fratelli e sorelle!", chiamando alla difesa della "Grande Guerra Patriottica" – non per difendere il comunismo, ma per difendere la Madre Russia. Mobilitò l'intera popolazione e richiamò truppe fresche dalla Siberia, abituate al freddo estremo.
Nel dicembre 1941, la controffensiva sovietica riuscì a bloccare l'avanzata tedesca davanti a Leningrado (che restò assediata per 900 giorni, con circa 1 milione di civili morti di fame e freddo) e davanti a Mosca, respingendo i tedeschi di oltre 100 km dalla capitale. Fu la prima grande sconfitta della Wehrmacht nella Seconda Guerra Mondiale. Il rigido inverno russo aveva vinto ancora una volta, mandando in frantumi il piano della "guerra lampo".
Per l'esercito italiano, la campagna in Russia si trasformò in un vero incubo: 90.000 morti e oltre 40.000 feriti. La ritirata disastrosa del gennaio 1943, con soldati in scarpe di cartone e uniformi estive nel gelo russo, fu una tragedia che segnò profondamente la memoria collettiva italiana.
1.3. Gli Stati Uniti entrano in guerra
Un evento decisivo per le sorti della guerra fu l'entrata in guerra degli Stati Uniti. Inizialmente gli USA avevano sostenuto economicamente Francia e Gran Bretagna (attraverso il Lend-Lease Act del marzo 1941, che permetteva di "prestare" armi e materiali agli Alleati), ma non erano coinvolti direttamente nel conflitto.
Quando però il 7 dicembre 1941, Il Giappone (che aveva invaso la Cina (1937), occupato l'Indocina francese (luglio 1941), e subiva dagli Stati Uniti un duro embargo su petrolio e acciaio), senza dichiarare guerra, attaccò la flotta americana a Pearl Harbor, gli Stati Uniti dichiararono guerra al Giappone. Fu l'inizio di una nuova fase del conflitto.
Conseguenze di Pearl Harbor:
- La popolazione americana, prima divisa (molti isolazionisti non volevano la guerra), si unì compatta. La rabbia e la voglia di vendetta furono enormi;
- Gli USA mobilitarono completamente l'industria: le fabbriche automobilistiche iniziarono a produrre carri armati e aerei; le donne entrarono in massa nelle fabbriche ("Rosie the Riveter");
- L'entrata degli USA spostò definitivamente l'equilibrio della guerra: la loro immensa potenza industriale ed economica rese inevitabile la sconfitta dell'Asse, anche se ci volle tempo;
- La guerra divenne veramente mondiale, combattuta su tutti i continenti: Europa, Africa, Asia, Pacifico.
1.4. L'avanzata del Giappone.
Mentre gli Stati Uniti si mobilitavano, il Giappone occupò diversi territori, tra cui la Malesia, Hong Kong, le Filippine, Singapore, le Indie olandesi e la Birmania (Myanmar), minacciando anche l'India britannica. Nel sud del Pacifico, attaccarono l'Australia e occuparono le vicine isole Salomone.
Il Giappone giustificava l'espansione con la propaganda "Sfera di Co-prosperità della Grande Asia Orientale": liberare Asia da colonialismo occidentale. In realtà sostituì imperialismo occidentale con imperialismo giapponese ancora più brutale.
Anche se non avevano un piano di sterminio razziale come quello nazista, i Giapponesi perpetrarono violenze e pulizie etniche nei territori occupati, causando la morte di tra le 150.000 e le 300.000 persone (alcuni parlano di 14 milioni di morti civili).
1.5. La riscossa degli Alleati e lo sbarco in Sicilia
Il 1942, fu l'anno in cui le sorti della guerra iniziarono a cambiare. Tra il 1942 e il 1943, tre importanti battaglie segnarono questa svolta:
- la battaglia delle isole Midway nel Pacifico, dove gli Americani sconfissero i Giapponesi, (vendicando Pearl Harbor) avviando così un contrattacco vittorioso.
- la battaglia di Stalingrado in Russia, alla fine dell'anno, dove i Tedeschi furono accerchiati e sconfitti dall'armata sovietica, segnando una disfatta cruciale per l'Asse, che coinvolse anche le truppe italiane.
- la battaglia di El Alamein in Egitto, che, nel 1943 costrinse le truppe dell'Asse ad abbandonare l'Africa.
Il 10 luglio 1943, gli Alleati sbarcarono in Sicilia (Operazione Husky) con 160.000 soldati e 3.000 navi – la più grande operazione anfibia fino a quel momento. Il 17 agosto, la Sicilia fu conquistata.
Conseguenze immediate: il 25 luglio 1943, il Gran Consiglio del Fascismo votò la sfiducia a Mussolini. Il re Vittorio Emanuele III lo fece arrestare. La popolazione italiana festeggiò nelle strade la fine del fascismo. L'8 settembre 1943, l'Italia firmò l'armistizio con gli Alleati, uscendo dalla guerra. Tuttavia, la Germania occupò immediatamente l'Italia centro-settentrionale, e il paese divenne un campo di battaglia fino all'aprile 1945.
Nel novembre-dicembre 1943, i "Grandi Tre" (Stalin, Churchill, Roosevelt) si incontrarono a Teheran per concordare la strategia futura. Le decisioni principali furono: l'apertura di un secondo fronte in Europa con lo sbarco in Normandia (previsto per la primavera 1944, che avverrà il 6 giugno – il D-Day), la futura divisione della Germania in zone di occupazione, la creazione dell'ONU e la promessa sovietica di entrare in guerra contro il Giappone dopo la sconfitta della Germania.