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Il fascismo di HUB Scuola
YouTubePartendo dalla “questione fiumana” questo video descrive la nascita del Partito nazionale fascista, lo sviluppo del fenomeno dello squadrismo, la Marcia su Roma e la nomina di Benito Mussolini a presidente del Consiglio. Tratta quindi gli eventi principali che consolideranno la dittatura in Italia: l’omicidio Matteotti, le Leggi fascistissime, i Patti lateranensi, la nascita dell’Impero coloniale italiano e il conseguente Patto d’Acciaio con la Germania nazista. • 3:02 minuti
Il regime fascista in Italia di HUB Scuola
YouTubeIl regime fascista in Italia di HUB Scuola • 1:59
Benito Mussolini di HUB Scuola
YouTubeNel 1922 Mussolini prende il potere con la marcia su Roma. Instaura il regime fascista. Negli anni Trenta si allea con la Germania nazista e partecipa al suo fianco alla Seconda guerra mondiale. Muore fucilato dai partigiani il 28 aprile 1945. • 3:05 minuti
L'età dei totalitarismi di HUB Scuola
YouTubeL'età dei totalitarismi di HUB Scuola • 3:09 minuti
Carta animata - La diffusione dello squadrismo in Italia di HUB Scuola
YouTubeCarta animata - La diffusione dello squadrismo in Italia di HUB Scuola • 1:15 minuti
1. Il Fascismo in Italia
1.1. Introduzione
Il Fascismo è stato un movimento politico e ideologico che ha avuto origine in Italia durante il periodo tra le due guerre mondiali. L'ascesa del Fascismo fu guidata da Benito Mussolini, un carismatico leader che sfruttò il malcontento popolare del dopoguerra per instaurare una dittatura.
Come abbiamo visto, dopo la Prima Guerra Mondiale l'Italia viveva una profonda crisi: la "vittoria mutilata", il "biennio rosso" (1919-1920) con occupazioni di fabbriche e terre, la crisi economica e l'instabilità politica. Il Partito Fascista sfruttò abilmente queste situazioni presentandosi come la soluzione, promettendo ordine, stabilità e grandezza nazionale.
1.2. Benito Mussolini e la nascita del movimento fascista
Benito Mussolini (1883-1945) iniziò la sua carriera politica come socialista. Fu direttore dell'"Avanti!", il giornale del Partito Socialista Italiano. Tuttavia, nel 1914, cambiò posizione sostenendo l'entrata in guerra dell'Italia e fu espulso dal PSI. Fondò allora un nuovo giornale interventista, "Il Popolo d'Italia", e partecipò alla guerra come soldato.
Il 23 marzo 1919 a Milano, Mussolini fondò i Fasci Italiani di Combattimento, movimento nazionalista formato inizialmente da ex combattenti, arditi di guerra e giovani delusi dal dopoguerra. Il simbolo era il fascio littorio, un'antica insegna romana.
1.3. Lo squadrismo e la violenza fascista (1920-1922)
Dal 1920, i Fasci si trasformarono in un movimento violento antisocialista. Nacquero le squadre d'azione (squadrismo): gruppi paramilitari vestiti con la camicia nera, armati di manganello e armi da fuoco, che compivano spedizioni punitive contro socialisti, comunisti e cattolici popolari.
Gli squadristi devastavano Case del Popolo, Camere del Lavoro, cooperative, sedi di partiti e giornali di sinistra. Aggredivano, picchiavano e uccidevano oppositori politici, sindacalisti e amministratori locali socialisti. Usavano l'olio di ricino (somministrato a forza, causava gravi conseguenze fisiche) come forma di tortura e umiliazione.
Le squadre erano finanziate da industriali e agrari spaventati dal biennio rosso. Lo Stato liberale, debole e diviso, non intervenne: polizia, carabinieri e magistratura spesso tollerarono o addirittura appoggiarono gli squadristi, visti come "difensori dell'ordine". Mussolini sfruttò questa tolleranza per presentarsi come l'uomo che avrebbe salvato l'Italia dal "pericolo bolscevico".
1.4. Dalle elezioni del 1921 al Partito Nazionale Fascista
Alle elezioni del maggio 1921, i fascisti entrarono in Parlamento alleati con i liberali di Giolitti, ottenendo 35 deputati. Il 9 novembre 1921, Mussolini trasformò i Fasci nel Partito Nazionale Fascista (PNF), con un programma nazionalista, anticomunista e sempre più autoritario.
1.5. La Marcia su Roma (28 ottobre 1922)
Tra il 27 e 28 ottobre 1922, circa 40.000 camicie nere convergono su Roma da diverse città italiane, occupando edifici pubblici e minacciando di prendere il potere con la forza. Il governo liberale chiese al re Vittorio Emanuele III di firmare lo stato d'assedio per bloccare i fascisti con l'esercito.
Il re, però, rifiutò di firmare, per paura di una guerra civile o forse per complicità con i fascisti. Il 30 ottobre 1922, Vittorio Emanuele III incaricò Mussolini di formare il governo. Mussolini arrivò a Roma in treno e ricevette l'incarico legalmente, ma era chiaro che il potere gli era stato consegnato sotto la minaccia della violenza squadrista.
1.6. Il delitto Matteotti (10 giugno 1924)
Mussolini convocò nuove elezioni nell'aprile 1924, usando violenze e intimidazioni per vincere. I fascisti ottennero il 65% dei voti grazie a brogli e intimidazioni squadriste. Il deputato socialista Giacomo Matteotti denunciò coraggiosamente in Parlamento le violenze e i brogli elettorali.
Il 10 giugno 1924, Matteotti fu rapito e assassinato da squadristi su ordine di Mussolini. Il cadavere fu ritrovato dopo due mesi. L'opposizione (socialisti, popolari, alcuni liberali) abbandonò il Parlamento in segno di protesta ritirandosi sull'Aventino (crisi dell'Aventino), ma questa mossa si rivelò inefficace perché isolò ulteriormente l'opposizione.
Il 3 gennaio 1925, Mussolini pronunciò un celebre discorso in Parlamento in cui si assunse la responsabilità morale e politica del delitto, dichiarando: "Se il fascismo è stato un'associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere". Con questo discorso, Mussolini trasformò apertamente il suo governo in una dittatura.
1.7. Le leggi fascistissime (1925-1926)
Tra il 1925 e il 1926, Mussolini impose le "leggi fascistissime" che smantellarono completamente lo Stato liberale:
- Il Parlamento perse il potere di fare leggi, che passò al governo;
- Mussolini divenne "Capo del Governo" responsabile solo davanti al re;
- Furono sciolti tutti i partiti tranne quello fascista;
- Furono soppressi i sindacati liberi;
- Gli scioperi furono vietati;
- Fu abolita la libertà di stampa: tutti i giornali furono censurati;
- Furono abolite le autonomie locali: i sindaci eletti furono sostituiti da podestà nominati dal governo;
- Fu istituita l'OVRA (polizia segreta) per perseguitare gli oppositori;
- Fu creato il Tribunale Speciale per i reati politici;
- Fu introdotto il confino (esilio forzato in località remote) per gli oppositori.
Nel 1928 fu varata una nuova legge elettorale che aboliva di fatto le libere elezioni: gli elettori potevano solo approvare o respingere una lista unica di candidati scelti dal regime.
2. Lo Stato totalitario fascista
2.1. Il controllo totale della società
Il regime fascista controllò ogni aspetto della vita dei cittadini italiani. Tutto doveva essere "fascistizzato": dal lavoro al tempo libero, dalla scuola alla famiglia.
Fu creata l'Opera Nazionale Balilla (ONB) per inquadrare i giovani dai 6 ai 18 anni in organizzazioni paramilitari (Balilla, Avanguardisti, Giovani Fascisti). I ragazzi indossavano uniformi, facevano esercitazioni militari e venivano indottrinati ai valori fascisti. All'università esisteva la GUF (Gioventù Universitaria Fascista).
L'Opera Nazionale Dopolavoro (OND) organizzava il tempo libero dei lavoratori con attività ricreative, sportive e culturali controllate dal regime.
Tutti i dipendenti pubblici e gli insegnanti dovettero prestare giuramento di fedeltà al fascismo (1931). Chi rifiutava perdeva il posto di lavoro. Nelle scuole fu introdotto il libro unico di Stato con propaganda fascista.
2.2. La propaganda e il culto del Duce
La stampa, la radio e il cinema furono obbligati a presentare un'immagine esaltata di Mussolini (il "Duce", dal latino "condottiero") e del Fascismo. Fu costruito un vero culto della personalità: Mussolini era presentato come infallibile, geniale, sempre vittorioso.
Il regime utilizzò il parallelo con l'antico Impero Romano per rafforzare il consenso: Mussolini si presentava come il nuovo Cesare che avrebbe riportato l'Italia alla grandezza antica.
2.3. Le donne nel fascismo
Il fascismo assegnò alle donne un ruolo subalterno: dovevano essere madri e spose, dedicarsi alla famiglia e fare molti figli per la patria. Il regime scoraggiava il lavoro femminile fuori casa.
2.4. La politica economica: le corporazioni
Nel 1926, Mussolini istituì le corporazioni, organismi che riunivano imprenditori e lavoratori dello stesso settore economico. In teoria dovevano collaborare; in pratica il potere era completamente sbilanciato a favore degli imprenditori. I sindacati liberi erano stati aboliti e gli scioperi vietati, quindi i lavoratori videro peggiorare le loro condizioni (salari più bassi, orari più lunghi).
Mussolini promosse opere pubbliche (bonifiche, strade, acquedotti), la "battaglia del grano" per aumentare la produzione agricola, e cercò l'autarchia (autosufficienza economica) con risultati limitati.
2.5. I Patti Lateranensi (11 febbraio 1929)
L'11 febbraio 1929, Mussolini firmò i Patti Lateranensi con papa Pio XI, risolvendo la "questione romana" aperta dal 1870. Il papa rinunciò allo Stato della Chiesa ma ottenne:
- La Città del Vaticano (44 ettari) come stato indipendente;
- Un indennizzo di 750 milioni di lire + 1 miliardo in titoli;
- Il Concordato: la religione cattolica diventava religione di Stato, il matrimonio religioso aveva effetti civili, l'insegnamento religioso era obbligatorio nelle scuole.
Questo accordo diede a Mussolini grande prestigio e consenso tra i cattolici italiani.
3. La politica estera e le leggi razziali
3.1. L'invasione dell'Etiopia (1935-1936)
Mussolini voleva costruire un impero coloniale per dare prestigio all'Italia. Il 3 ottobre 1935, l'Italia invase l'Etiopia (unico stato africano indipendente insieme alla Liberia), usando armi moderne, bombardamenti aerei e gas tossici (iprite) vietati dalle convenzioni internazionali.
Il 9 maggio 1936, Mussolini proclamò la nascita dell'Impero e Vittorio Emanuele III assunse il titolo di Imperatore d'Etiopia. La Società delle Nazioni condannò l'aggressione e impose sanzioni economiche all'Italia (blocco commerciale), ma furono inefficaci.
L'impresa etiopica, pur popolare in Italia, isolò il paese internazionalmente e spinse Mussolini verso l'alleanza con Hitler.
3.2. L'Asse Roma-Berlino (1936)
Nel 1936 nacque l'Asse Roma-Berlino, alleanza politico-militare tra l'Italia fascista e la Germania nazista di Hitler. Italia e Germania intervennero insieme nella guerra civile spagnola (1936-1939) appoggiando il generale fascista Francisco Franco contro la repubblica democratica.
Mussolini, sempre più subordinato a Hitler, imitò le sue politiche, comprese quelle razziali.
3.3. Le leggi razziali (1938)
Nel luglio 1938 fu pubblicato il Manifesto della razza, documento pseudoscientifico che affermava l'esistenza di una "razza italiana" pura e la necessità di difenderla dalla "contaminazione" ebraica.
Nel settembre-novembre 1938, Mussolini promulgò le leggi razziali contro i circa 47.000 ebrei italiani:
- Espulsione di studenti e insegnanti ebrei dalle scuole e università;
- Divieto per gli ebrei di lavorare in uffici pubblici, banche, assicurazioni;
- Divieto di matrimoni misti tra italiani ed ebrei;
- Limitazioni alla proprietà di aziende e terreni;
- Divieto di prestare servizio militare;
- Censimento degli ebrei e discriminazioni continue.
Queste leggi furono una vergogna per l'Italia e prepararono il terreno per le future deportazioni verso i campi di sterminio nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale.
3.4. Verso la Seconda Guerra Mondiale
Sempre più legato alla Germania nazista, nel 1939 Mussolini firmò il Patto d'Acciaio, alleanza militare offensiva con Hitler. L'Italia fascista si avviava verso la catastrofe della Seconda Guerra Mondiale, che sarà approfondita nel prossimo capitolo.