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La Prima guerra mondiale di HUB Scuola
YouTubeIl video illustra le cause e gli eventi della Prima guerra mondiale tra il 1914 e il 1918. L’assassinio di Francesco Ferdinando d’Asburgo a Sarajevo porta l’Austria, alleata della Germania, a dichiarare guerra alla Serbia, alleata della Russia, a sua volta legata a Francia e Inghilterra. Inizia una guerra di posizione caratterizzata dall’uso delle trincee. L’Italia si schiera contro gli imperi centrali nel 1915. Nel 1917 entrano in guerra anche gli Stati Uniti d’America. Al termine del conflitto • 3:03 minuti
La Prima guerra mondiale di HUB Scuola
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Carta animata - Gli schieramenti della Prima guerra mondiale (1914-1918) di HUB Scuola
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Tutta la Prima guerra mondiale in un'ora di scrip
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CARTA GEOGRAFICA: Europa 1914 con alleanze colorate di wikipedia.org
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TIMELINE: 1882-1914 eventi chiave di https://view.genially.com
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IMMAGINI - Prima guerra mondiale di wikipedia
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1. La Prima Guerra Mondiale
La Prima Guerra Mondiale, svoltasi tra il 1914 e il 1918, fu un conflitto di enormi proporzioni che coinvolse molte nazioni di tutto il mondo. Il suo inizio fu causato dall'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando d'Austria da parte di un nazionalista serbo a Sarajevo il 28 giugno 1914.
1.1. Il contesto storico
La Prima Guerra Mondiale prese le mosse all'inizio del XX secolo in un'Europa fortemente segnata dalle tensioni. In particolare:
- la Francia mirava a ottenere vendetta contro la Germania a seguito della sconfitta nella guerra franco-prussiana del 1870-1871, durante la quale aveva perso i territori dell'Alsazia e della Lorena;
- la Russia e l'Austria-Ungheria avevano relazioni tese a causa della contesa per il controllo dei Balcani, area strategica e instabile;
- tra la Germania, la Gran Bretagna e la Francia c'era una forte competizione economica e coloniale per il dominio mondiale.
Come conseguenza di tutto ciò, si formarono due blocchi contrapposti di alleanze militari: Francia, Gran Bretagna e Russia formarono un'alleanza nota come Triplice Intesa (costituita nel 1907), che si contrappose alla Triplice Alleanza tra Germania, Austria-Ungheria e Italia (formata nel 1882).
Questo sistema di alleanze creava un pericoloso "effetto domino": se un paese fosse stato attaccato, i suoi alleati sarebbero stati automaticamente obbligati a intervenire in sua difesa, trascinando così l'intera Europa in guerra.
1.2. L'inizio della guerra
La scintilla che provocò lo scoppio delle ostilità fu l'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando d'Austria e di sua moglie Sofia, erede al trono austro-ungarico, avvenuto il 28 giugno 1914 a Sarajevo (capitale della Bosnia) da parte di Gavrilo Princip, un giovane nazionalista serbo membro dell'organizzazione "Mano Nera".
L'Austria-Ungheria lanciò un ultimatum alla Serbia, ritenuta responsabile dell'attentato per aver sostenuto i movimenti nazionalisti. Il 28 luglio 1914, non soddisfatta dalle risposte ottenute, le dichiarò guerra. Per effetto dell'"effetto domino" delle alleanze, la situazione precipitò velocemente: ogni nazione chiamò in causa i propri alleati, e in pochi giorni entrarono in guerra tutte le grandi potenze europee.
La Germania e l'Impero Ottomano si schierarono a fianco dell'Austria-Ungheria; la Francia, il Regno Unito e la Russia a favore della Serbia. L'Italia, in questa prima fase, dichiarò la propria neutralità nonostante facesse parte della Triplice Alleanza.
Nel corso degli anni però l'elenco dei paesi coinvolti si allargò ed entrarono in guerra anche Giappone (1914, a fianco dell'Intesa), Stati Uniti (1917) e la stessa Italia (1915), trasformando il conflitto in una guerra totale, cioè una guerra che coinvolgeva non solo gli eserciti ma l'intera società: l'economia, l'industria, la popolazione civile. Per le dimensioni mondiali del conflitto, perché per la prima volta coinvolgeva anche Paesi non europei, e per il numero straordinario di vittime, questa guerra è passata alla storia anche con il nome di Grande Guerra.
1.3. Le prime fasi della guerra
Inizialmente i tedeschi entrarono in Francia senza forti ostacoli, seguendo il Piano Schlieffen che prevedeva una rapida vittoria sul fronte occidentale. Tuttavia, tra il 6 e il 12 settembre 1914, l'esercito francese riuscì a bloccare l'avanzata nemica nella battaglia della Marna, salvando Parigi dall'occupazione. Dopo questa sconfitta, i tedeschi si attestarono sui fiumi Aisne e Somme, dando inizio a una guerra di posizione, cioè a una guerra basata sulle trincee.
Questo tipo di guerra fu però estremamente sanguinoso: quando i generali ordinavano un attacco, i soldati uscivano dalle trincee per lanciarsi all'assalto della trincea nemica e venivano falciati a migliaia dal fuoco delle mitragliatrici. Nonostante i massacri, il fronte rimaneva praticamente immobile, spostandosi di pochi chilometri dopo mesi di combattimenti e centinaia di migliaia di morti.
1.4. L'Italia divisa tra interventisti e neutralisti
Nell'estate del 1914, l'Italia, nonostante facesse parte della Triplice Alleanza con Germania e Austria-Ungheria, optò per non entrare in guerra dichiarando la propria neutralità. Il governo italiano, guidato da Antonio Salandra, giustificò questa scelta sostenendo che l'Impero austro-ungarico aveva aggredito la Serbia (quindi era l'aggressore, non l'aggredito), ritenendo quindi di non essere obbligato all'intervento secondo i termini dell'alleanza difensiva.
Questa decisione provocò una profonda spaccatura nel Paese:
- Gli interventisti erano favorevoli alla guerra per aumentare il prestigio internazionale dell'Italia, completare l'unità nazionale conquistando Trento e Trieste (ancora sotto dominio austriaco), e favorire lo sviluppo industriale. Tra gli interventisti vi erano nazionalisti, parte dei liberali, alcuni socialisti rivoluzionari (come Mussolini, espulso dal partito socialista per questo) e intellettuali come Gabriele D'Annunzio.
- I neutralisti erano contrari all'entrata in guerra per motivi pacifisti, per la percepita inadeguatezza militare e industriale dell'Italia, e perché ritenevano che la guerra avrebbe portato solo lutti e povertà. Tra i neutralisti vi erano i socialisti, i cattolici, e parte dei liberali guidati da Giolitti.
1.5. L'accordo segreto e l'entrata in guerra dell'Italia
Salandra avviò trattative con Austria e Germania, ma allo stesso tempo condusse trattative segrete anche con la Triplice Intesa, dalla quale sperava di ottenere maggiori vantaggi territoriali.
Fu così che, attratta dalle promesse dell'Intesa, l'Italia firmò il Patto di Londra il 26 aprile 1915, impegnandosi a entrare in guerra entro un mese al fianco di Francia e Gran Bretagna. In cambio, al termine del conflitto, avrebbe ottenuto territori come il Trentino, il Tirolo meridionale, Trieste, Gorizia, l'Istria e parte della Dalmazia, oltre a Valona in Albania e il protettorato sul Dodecaneso.
Per ottenere il consenso pubblico, nazionalisti e interventisti organizzarono manifestazioni di piazza nelle principali città italiane (le cosiddette "radiose giornate di maggio") e influenzarono la stampa, tra cui il "Corriere della Sera". Intellettuali come Gabriele D'Annunzio e Benito Mussolini condannavano i pacifisti come traditori della patria. Il sostegno del re Vittorio Emanuele III persuase i liberali a concedere al governo pieni poteri, e così il 24 maggio 1915, l'Italia entrò in guerra al fianco dell'Intesa contro l'Austria-Ungheria.
1.6. La guerra sul fronte italo-austriaco
L'esercito italiano, impreparato per una guerra prolungata, affrontò la Prima guerra mondiale con gravi problemi di organizzazione, carenza di munizioni e artiglieria inadeguata. Nel 1915, il generale Luigi Cadorna, capo di stato maggiore dell'esercito, cercò di sfondare le linee austriache lungo il fiume Isonzo e sull'altopiano del Carso, ma nonostante 250.000 vittime tra morti e feriti nelle prime quattro battaglie, gli attacchi furono inconcludenti e il fronte rimase praticamente immobile.
Analogamente ai fronti occidentale e orientale, anche sul fronte italo-austriaco si sviluppò una logorante guerra di posizione nelle trincee, inclusi cunicoli scavati ad alta quota sulle vette delle Alpi orientali. I soldati combattevano in condizioni estreme: fango, neve, valanghe, temperature polari, scarsità di rifornimenti. Molti morirono non per le pallottole nemiche, ma per il freddo, le malattie e gli incidenti in montagna.
1.7. Le battaglie del 1915-16
Nella regione della Champagne, sul fronte occidentale, la Francia lanciò offensive durante la primavera e l'autunno del 1915 che si conclusero senza risultati decisivi e con perdite enormi. Nel frattempo, sul fronte orientale, la Russia evidenziava le proprie fragilità: mancanza di organizzazione militare, una rete di trasporti insufficiente, scarsità di armi e munizioni, e l'incompetenza di molti ufficiali.
La prospettiva della guerra si rivelava lunga e impegnativa, dando origine al problema delle risorse industriali e alimentari necessarie per sostenere uno sforzo bellico prolungato.
Nel corso del 1916, gli eserciti si scontrarono in battaglie che non generarono risultati significativi per nessuno dei due schieramenti ma costarono milioni di morti: durante l'offensiva tedesca a Verdun (febbraio-dicembre 1916), oltre 600.000 soldati tra francesi e tedeschi persero la vita, e lungo il fiume Somme (luglio-novembre 1916), cadde oltre un milione di uomini tra morti e feriti. Furono battaglie di puro logoramento, in cui ogni metro di terreno conquistato costava migliaia di vite.
Sul fronte italo-austriaco, il 15 maggio 1916, gli Austriaci avviarono la cosiddetta "Strafexpedition" (spedizione punitiva) contro gli Italiani, accusati di tradimento per aver abbandonato la Triplice Alleanza. L'offensiva, lanciata lungo i fronti del Garda e del Brenta sull'Altopiano di Asiago, mise in grave difficoltà l'esercito italiano. Nell'agosto 1916, tuttavia, il contrattacco italiano portò alla conquista di Gorizia, considerata una importante vittoria morale.
1.8. Il profondo malcontento tra i civili
All'inizio del conflitto, la maggior parte della popolazione europea era pronta a sostenere la difesa della patria, convinta che la guerra si sarebbe conclusa rapidamente ("entro Natale", si diceva nell'estate del 1914). Tuttavia, col passare dei mesi, l'iniziale entusiasmo della popolazione europea per la difesa della patria si dissolse completamente a causa degli orrori della guerra e delle terribili condizioni dei soldati.
Le proteste, manifestate sia dalle truppe che dai civili, erano motivate non solo dalla tragedia dei soldati al fronte, ma anche dalle sofferenze e privazioni della popolazione in generale. Gli sforzi bellici causarono razionamenti alimentari, fame, carestie e aumenti vertiginosi dei prezzi. In alcune città, come Torino nell'agosto 1917, la scarsità di pane scatenò rivolte popolari e repressioni violente da parte dell'esercito, con decine di morti.
Nel 1917, anche papa Benedetto XV si unì alle voci per la pace, definendo il conflitto "inutile strage" e invitando i Paesi coinvolti a deporre le armi, ma il suo appello rimase inascoltato.
1.9. Il 1917, l'anno decisivo della guerra
Il 1917 si rivelò un anno cruciale a causa di tre eventi che generarono significative conseguenze sia a livello militare che politico:
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La Rivoluzione Russa: All'inizio dell'anno, in Russia, una rivolta popolare costrinse lo zar Nicola II ad abdicare (marzo 1917), dando origine a una repubblica liberale provvisoria. Successivamente, nell'ottobre 1917 (secondo il calendario russo), il potere passò al partito bolscevico guidato da Lenin, che promise "pace, terra e pane" al popolo russo. Nel marzo 1918, il governo bolscevico firmò la pace di Brest-Litovsk con la Germania, uscendo così dal conflitto e cedendo enormi territori (Polonia, Paesi Baltici, Ucraina). Questo permise alla Germania di spostare tutte le sue truppe dal fronte orientale a quello occidentale.
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L'entrata degli Stati Uniti: Il 6 aprile 1917, gli Stati Uniti, che avevano precedentemente finanziato Gran Bretagna e Francia con prestiti e forniture, entrarono in guerra contro la Germania. La causa scatenante fu la guerra sottomarina indiscriminata portata avanti dalla Germania contro tutte le navi che attraversavano l'Atlantico, incluse quelle mercantili e passeggeri americane (come il transatlantico Lusitania, affondato nel 1915 con quasi 2000 morti). L'arrivo delle truppe americane nel teatro europeo, fresche, numerose e ben equipaggiate, modificò decisivamente a favore dell'Intesa gli equilibri di potere.
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L'offensiva austriaca contro l'Italia: L'Austria-Ungheria organizzò una vasta offensiva contro le forze italiane che avrebbe portato alla disfatta di Caporetto.
1.10. Il fronte italiano: la disfatta di Caporetto
In Italia, cresceva il malcontento sia tra i civili sia tra i soldati. L'opinione pubblica era divisa su come e se proseguire la guerra. Sui campi di battaglia i militari iniziarono a ribellarsi, arrivando a diserzioni e ammutinamenti. La disciplina ferrea imposta dal generale Cadorna, che prevedeva decimazioni (fucilazione di un soldato ogni dieci estratti a sorte) per i reparti che si ritiravano, aveva reso il comandante supremo odiato dalle truppe.
In questo contesto, l'offensiva austro-tedesca a Caporetto (oggi Kobarid, in Slovenia) del 24 ottobre 1917 fu un duro colpo per l'Italia. L'esercito fu travolto: in pochi giorni, le truppe austro-tedesche sfondarono il fronte utilizzando nuove tattiche (truppe d'assalto, gas tossici, bombardamenti massicci). La ritirata fu caotica, con truppe decimate, sbandamenti, e centinaia di migliaia di prigionieri catturati. Circa 350.000 soldati furono fatti prigionieri, e centinaia di migliaia di profughi civili fuggirono dall'avanzata nemica fino al fiume Piave. La minaccia di un'occupazione austriaca dell'Italia settentrionale sembrava mettere a rischio non solo l'esercito, ma persino l'esistenza stessa dello Stato italiano.
In risposta, il 30 ottobre 1917 fu formato un nuovo governo guidato da Vittorio Emanuele Orlando. Il generale Cadorna fu sostituito da Armando Diaz, che cambiò completamente l'approccio: migliorò il trattamento dei soldati, promise terre ai contadini dopo la guerra, e riorganizzò le difese. L'esercito italiano, sostenuto anche da truppe francesi e britanniche inviate in aiuto, riuscì finalmente a bloccare l'avanzata austro-tedesca sul fiume Piave e sul monte Grappa (novembre-dicembre 1917), salvando l'Italia dalla sconfitta.
1.11. La resa degli imperi centrali
Da marzo a luglio 1918, i Tedeschi, liberi dal fronte orientale dopo la pace con la Russia bolscevica, lanciarono cinque grandi offensive sul fronte occidentale, avvicinandosi nuovamente a Parigi. Si trattò tuttavia di successi effimeri: le truppe tedesche erano ormai stremate, affamate, e prive di rifornimenti adeguati. Di fronte all'avanzata delle truppe americane, fresche, numerose e ben equipaggiate, che iniziarono ad arrivare in massa da agosto 1918, i tedeschi dovettero cedere tutti i territori occupati in Francia e Belgio.
Il 3 ottobre 1918, il governo tedesco, consapevole dell'impossibilità di vincere, iniziò trattative per l'armistizio con il presidente americano Wilson. Nel settembre-ottobre, anche Bulgaria e Impero ottomano si arresero, crollando sotto la pressione degli attacchi alleati.
Nel frattempo l'Impero austro-ungarico cominciò a disfarsi dall'interno: dopo aver tentato inutilmente di trasformarsi in una federazione di stati indipendenti, la Cecoslovacchia e l'Ungheria dichiararono la loro indipendenza, mentre a Zagabria nacque uno stato jugoslavo. L'impero multietnico, che aveva dominato l'Europa centrale per secoli, stava letteralmente scomparendo.
A fine ottobre 1918, l'esercito italiano, guidato da Diaz, lanciò una controffensiva decisiva: nella battaglia di Vittorio Veneto (24 ottobre - 4 novembre 1918), le truppe italiane sfondarono il fronte austriaco ormai sfiancato, arrivando fino a Trento e Trieste, completando così l'unità nazionale italiana.
Il 4 novembre 1918, l'Austria-Ungheria firmò l'armistizio di Villa Giusti con l'Italia, deponendo l'imperatore Carlo I e dando origine alla Repubblica austriaca.
In Germania, il 9 novembre 1918 fu proclamata la repubblica dopo l'abdicazione dell'imperatore Guglielmo II, e l'11 novembre 1918 fu firmato l'armistizio di Compiègne che pose fine ai combattimenti sul fronte occidentale.
La guerra aveva lasciato sul campo circa 10 milioni di soldati morti, 7 milioni di civili morti (per bombardamenti, carestie, epidemie), e oltre 20 milioni di feriti, molti dei quali rimasero invalidi permanenti. Fu la guerra più sanguinosa della storia fino a quel momento.
1.12. Conclusione e conseguenze
La Prima Guerra Mondiale si concluse nel 1918 con la firma dell'Armistizio di Compiègne (11 novembre).
La fine del conflitto ridisegnò completamente la carta d'Europa con la scomparsa di quattro grandi imperi (austro-ungarico, tedesco, russo, ottomano) e la nascita di nuove nazioni (Polonia, Cecoslovacchia, Jugoslavia, Finlandia, Paesi Baltici).
Con il successivo Trattato di Versailles (28 giugno 1919), furono imposte alla Germania condizioni di pace estremamente punitive: perdita di tutti i territori coloniali, cessione del 13% del territorio europeo (Alsazia-Lorena alla Francia, corridoio di Danzica alla Polonia), smilitarizzazione, e soprattutto enormi riparazioni di guerra che avrebbero gravato sull'economia tedesca per decenni. Queste condizioni umilianti contribuirono a creare in Germania un profondo risentimento e desiderio di rivincita che, almeno in parte, prepararono il terreno per l'ascesa del nazismo e lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.
La Prima Guerra Mondiale rimane uno dei conflitti più devastanti della storia umana, con circa 17 milioni di morti complessivi e cambiamenti profondi nel mondo intero. Il suo impatto si estese ben oltre la fine dei combattimenti e continuò a influenzare la storia e le politiche mondiali per tutto il XX secolo. La guerra aveva dimostrato la terribile capacità distruttiva delle armi moderne e aveva spazzato via per sempre l'ottimismo e la fiducia nel progresso che avevano caratterizzato la Belle Époque.
LESSICO DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE
Parole chiave (memorizzare!):
- ULTIMATUM: Richiesta perentoria fatta a uno Stato, con minaccia di guerra
- GUERRA DI MOVIMENTO: Guerra rapida basata su spostamenti veloci degli eserciti
- GUERRA DI POSIZIONE: Guerra statica, combattuta mantenendo le posizioni conquistate
- TRINCEE: Scavi nel terreno usati dai soldati come riparo durante la guerra
- IRREDENTISTI: Favorevoli alla guerra per unire all’Italia territori “non liberati”
- INTERVENTISTI: Sostenevano l’entrata in guerra dell’Italia
- NEUTRALISTI: Contrari all’intervento italiano nel conflitto
- RAZIONAMENTO: Limitazione e controllo dei beni essenziali (cibo, carbone, ecc.)
- MERCATO NERO: Commercio illegale di beni razionati a prezzi altissimi
- CORAZZATA: Grande nave da guerra fortemente armata e protetta
- DISERZIONE: Abbandono illegale dell’esercito da parte di un soldato
- AMMUTINAMENTO: Ribellione collettiva dei soldati contro i superiori
- AUTODETERMINAZIONE: Diritto dei popoli di scegliere il proprio Stato
- FRONTE ORIENTALE: Zona di guerra tra Germania-Austria e Russia
- FRONTE OCCIDENTALE: Zona di guerra tra Germania e Francia-Inghilterra
- ARMISTIZIO: Accordo che sospende le ostilità tra Stati in guerra
- RIPARAZIONI DI GUERRA: Pagamenti imposti ai Paesi sconfitti per i danni causati
- SOCIETÀ DELLE NAZIONI: Organizzazione internazionale per mantenere la pace
- GUERRA TOTALE: Guerra che coinvolge esercito, economia e popolazione civile
- PROPAGANDA: Diffusione di messaggi per influenzare l’opinione pubblica
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Materiali e risorse varie
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