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L’Italia agli inizi del Novecento di HUB Scuola
YouTubeIn questo video viene descritta la figura politica di Giovanni Giolitti e si fa un breve accenno ad alcune sue importanti riforme: le leggi a tutela dei lavoratori, il diritto ad avere associazioni sindacali e il suffragio universale maschile. Sono illustrate, inoltre, la nascita del “triangolo industriale”, delle grandi banche e quella di un sistema ferroviario nazionalizzato. Vengono analizzati, infine, i fenomeni di emigrazione dalle zone meno sviluppate, la spedizione italiana in Libia, con • 2:55 minuti
Giovanni Giolitti di HUB Scuola
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L’Italia dell’età giolittiana di HUB Scuola
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L'età giolittiana
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1. Il primo Novecento in Italia: l'età di Giolitti
1.1. L'età di Giolitti
L'età di Giolitti si riferisce al periodo storico compreso tra il 1901 e il 1914, durante il quale l'Italia fu guidata dal politico Giovanni Giolitti. Giolitti fu Presidente del Consiglio per cinque volte tra il 1892 e il 1921, ma il suo periodo di maggiore influenza va dal 1903 al 1914. Fu una figura chiave della politica italiana ed esercitò una notevole influenza sulle vicende del Paese.
Il suo mandato fu caratterizzato da una serie di riforme e cambiamenti significativi. Giolitti cercò di modernizzare l'Italia, promuovendo politiche economiche che favorissero lo sviluppo industriale e cercando di attenuare le tensioni sociali attraverso l'introduzione di riforme sociali e del lavoro.
Durante l'età di Giolitti, l'Italia affrontò sfide importanti, tra cui la questione meridionale (il grave divario economico e sociale tra Nord e Sud) e le tensioni sociali legate al crescente movimento operaio. Giolitti cercò di gestire queste tensioni attraverso un approccio pragmatico, utilizzando la politica del "trasformismo", che consisteva nell'attrarre varie forze politiche nel suo governo attraverso compromessi e accordi, garantendo così la stabilità governativa.
Tuttavia, il periodo di Giolitti fu anche segnato da eventi controversi, come la guerra italo-turca (1911-1912) e la repressione di proteste e sommosse sociali. Inoltre, il sistema politico da lui promosso, basato sulla coalizione e sulla ricerca del consenso, mostrò i suoi limiti di fronte alle crescenti tensioni nazionalistiche e alle sfide internazionali che portarono, infine, al suo declino politico.
1.2. Economia e contrasti sociali
Nel periodo in cui Giovanni Giolitti guidava il governo italiano, l'economia nazionale presentava una marcata differenza tra Nord e Sud. Mentre nel Nord si assisteva a un significativo sviluppo industriale, concentrato soprattutto nel triangolo industriale formato dalle città di Torino, Milano e Genova (con fabbriche automobilistiche come la FIAT, industrie tessili e siderurgiche), il Sud rimaneva ancorato all'agricoltura, e la presenza di un alto tasso di analfabetismo rappresentava una sfida significativa.
Giolitti, consapevole delle disuguaglianze regionali, intraprese diverse iniziative per ridurre il divario economico e sociale:
- Nel settentrione, l'industrializzazione progrediva, ma la crescita economica non era uniforme, lasciando molte persone a vivere in condizioni di estrema povertà.
- Per affrontare le problematiche del Mezzogiorno, Giolitti adottò alcune riforme significative. Ridusse le tasse e promosse lo sviluppo industriale a Napoli, creando un'industria di lavorazione del ferro. Tuttavia, il cuore dei problemi nel Sud risiedeva nello sfruttamento dei contadini da parte dei latifondisti, i grandi proprietari terrieri che detenevano ampie estensioni di terra. Questo sistema di sfruttamento contribuiva alla persistenza della povertà nella regione, nonostante gli sforzi di Giolitti.
Una delle conseguenze di questa situazione fu una considerevole migrazione, soprattutto dal Sud: tra il 1900 e il 1914, quasi 5 milioni di italiani si spostarono verso altre regioni o emigrarono all'estero (principalmente verso Stati Uniti, Argentina e Brasile), nella speranza di migliorare le proprie condizioni di vita.
1.3. La fine dell'età giolittiana
Durante questo periodo l'Italia mantenne la sua appartenenza alla Triplice Alleanza con Germania e Austria, ma sotto la guida di Giolitti, si consolidavano anche relazioni diplomatiche con Francia e Gran Bretagna, rivelando una politica estera più flessibile e pragmatica.
Nel contesto interno, gli interessi nazionalisti, industriali, bancari e militari spingevano verso l'acquisizione di colonie. Questa ambizione si concretizzò nel 1911, quando Giolitti decise di invadere la Libia, parte dell'Impero ottomano. La guerra italo-turca (1911-1912) risultò lunga e complessa, coinvolgendo non solo l'esercito italiano (circa 6.000 soldati morti) ma anche provocando decine di migliaia di vittime tra la popolazione locale.
Nonostante le difficoltà, nel 1912 l'Italia riuscì a conquistare la Libia, sebbene il territorio si rivelasse inadatto all'agricoltura essendo in gran parte desertico. Nello stesso anno, Giolitti introdusse il suffragio universale maschile (vedi in basso CURIOSITÀ), allargando il diritto di voto dal 7% al 24% della popolazione. Operai e contadini orientavano il loro voto verso i socialisti. In un tentativo di stabilizzare la situazione politica, Giolitti strinse un accordo con i cattolici (Patto Gentiloni), promettendo riforme favorevoli alla Chiesa in cambio del loro sostegno elettorale.
Nonostante la vittoria nelle elezioni del 1913, Giolitti si trovò a dover governare in coalizione con altri partiti. Nel marzo 1914, di fronte a crescenti tensioni, Giolitti rassegnò le dimissioni. Tuttavia, la situazione prese una piega diversa con l'ascesa di Antonio Salandra, un conservatore, che avrebbe guidato l'Italia verso l'ingresso nella Prima Guerra Mondiale, scatenando nuove proteste e instabilità politica.
1.5. Le critiche di Gaetano Salvemini: "Il ministro della malavita"
Non tutti vedevano positivamente l'opera di Giolitti. Tra i suoi critici più severi vi fu Gaetano Salvemini, storico e politico meridionalista, che accusò duramente il sistema giolittiano con l'espressione provocatoria "ministro della malavita".
Secondo Salvemini, Giolitti applicava due pesi e due misure tra Nord e Sud Italia:
- Al Nord, Giolitti si mostrava tollerante con operai e socialisti, permetteva gli scioperi e cercava la mediazione tra le parti sociali, favorendo così lo sviluppo democratico.
- Al Sud, invece, si alleava con i boss locali, i notabili corrotti e i latifondisti, tollerando il clientelismo, i brogli elettorali e le intimidazioni per ottenere voti. In questo modo manteneva il Meridione in una condizione di arretratezza politica e sociale.
Salvemini sosteneva che le riforme di Giolitti per il Sud fossero superficiali e propagandistiche. La riduzione delle tasse e la creazione dell'industria siderurgica a Napoli non affrontavano il vero problema: lo sfruttamento dei contadini da parte dei latifondisti. Senza una vera riforma agraria che redistribuisse le terre, i contadini meridionali rimanevano in condizioni di miseria.
Inoltre, Salvemini criticava il trasformismo giolittiano, considerandolo non un metodo di mediazione politica ma una vera e propria compravendita di voti e favori. Questo sistema corrotto impediva la nascita di una democrazia moderna e manteneva il Sud in una condizione di dipendenza politica.
Anche l'introduzione del suffragio universale maschile (1912), secondo Salvemini, non cambiò la situazione al Sud: i contadini analfabeti continuavano a essere guidati o intimiditi dai boss locali, rendendo il voto non realmente libero ma controllato dal sistema clientelare.
1.6. Conclusione
L'età di Giolitti è dunque un periodo complesso e contrastante nella storia italiana, in cui il Paese cercò di trovare la propria strada verso la modernità, affrontando sfide economiche, sociali e politiche che avrebbero avuto un impatto duraturo sulla sua evoluzione. Le valutazioni su Giolitti restano divise: da un lato viene riconosciuto come un modernizzatore che portò riforme importanti, dall'altro viene criticato per i metodi clientelari e per non aver risolto la questione meridionale.
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