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La seconda rivoluzione industriale di HUB Scuola
YouTubeIl video affronta il tema della Seconda rivoluzione industriale prestando particolare attenzione alle innovazioni ottenute grazie alla scoperta del petrolio e dell’energia elettrica. Attraverso la descrizione delle scoperte più importanti da parte di scienziati come Thomas Edison, Antonio Meucci, Guglielmo Marconi e Louis Pasteur vengono, quindi, illustrati i progressi ottenuti dalla scienza in ambito tecnico, medico e artistico. • 3:23 minuti
Il ruolo delle innovazioni nella seconda rivoluzione industriale di HUB Scuola
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La seconda rivoluzione industriale
MappaLa seconda rivoluzione industriale •
1. Tra Ottocento e Novecento
1.1. La Seconda Rivoluzione Industriale: Crescita, Crisi e Riorganizzazione
La seconda metà dell'Ottocento e i primi anni del Novecento furono caratterizzati dalla Seconda Rivoluzione Industriale, ossia un periodo di rapido progresso tecnologico ed economico che ebbe un impatto significativo sulla società, cambiando modelli di produzione, organizzazione del lavoro e stili di vita.
Una delle principali ragioni di questo sviluppo fu l'introduzione di nuove fonti di energia, come il petrolio e l'energia elettrica, che permisero una maggiore efficienza nei processi industriali e consentirono lo sviluppo dell'industria automobilistica e aeronautica.
Questo impulso energetico accelerò la produzione e stimolò l'innovazione tecnologica. Nuove invenzioni, come il motore a scoppio e la lampadina (inventata da Thomas A. Edison) divennero centrali nel panorama industriale e contribuirono a loro volta a dare impulso al cambiamento.
Altre invenzioni come il telegrafo, il telefono e la radio migliorarono le comunicazioni a lunga distanza facilitando la gestione delle imprese.
Questa fase di crescita fu particolarmente evidente negli Stati Uniti e nell'Europa centrale e del Nord (soprattutto la Germania), dove si concentrò gran parte dell'attività industriale.
Le città si trasformarono in centri di produzione e attirarono un gran numero di lavoratori in cerca di occupazione nelle fabbriche accelerando il fenomeno dell'urbanizzazione.
Tuttavia, tra il 1873 e il 1895, la Seconda Rivoluzione Industriale dovette affrontare una sfida significativa: la crisi da sovrapproduzione. Le fabbriche producevano quantità di beni superiori alla domanda della popolazione, portando a un eccesso di merci sul mercato. Questa situazione causò una crisi economica, con un calo dei prezzi e una riduzione delle opportunità di lavoro.
Per superare la crisi, le industrie adottarono strategie di riorganizzazione. Le aziende più grandi cominciarono ad acquisire quelle più piccole, creando colossi industriali chiamati Trust o Cartelli. Questa consolidazione mirava a ridurre la concorrenza e ad aumentare l'efficienza produttiva.
Nel contempo, molti governi attuarono politiche protezionistiche, imponendo dazi e barriere commerciali per favorire le industrie nazionali e limitare la concorrenza straniera.
1.2. La Rivoluzione nell'Organizzazione del Lavoro: Taylorismo e Catena di Montaggio
Nel 1911, l'ingegnere americano Frederick Taylor propose un'innovativa metodologia conosciuta come organizzazione scientifica del lavoro. Questo approccio rivoluzionario mirava a ottimizzare l'efficienza dei processi produttivi attraverso una suddivisione precisa delle mansioni. Secondo il sistema di Taylor, ogni operaio doveva eseguire una piccola operazione specializzata, ripetendola su tutti i pezzi prodotti. Questo garantiva una maggiore precisione e una riduzione del tempo necessario per completare ogni singola fase della produzione.
Pochi anni dopo, Henry Ford, l'industriale americano nel settore automobilistico, portò ulteriormente avanti questa rivoluzione nell'organizzazione del lavoro introducendo la catena di montaggio. In questo sistema, un nastro trasportatore muoveva i pezzi da un'estremità all'altra dell'azienda, consentendo agli operai di concentrarsi su specifiche operazioni mentre i pezzi passavano davanti a loro.
Queste nuove forme di organizzazione del lavoro ebbero un impatto significativo sull'efficienza produttiva. Consentirono la produzione di un maggior numero di prodotti in tempi ridotti, abbassando i costi di produzione. Questo, a sua volta, si tradusse in una riduzione dei prezzi dei prodotti finali, rendendoli più accessibili a un pubblico più ampio.
L'adozione del Taylorismo e della catena di montaggio ha segnato una svolta nell'industria, portando a un aumento della produzione e della standardizzazione dei processi. Tuttavia, va notato che questo nuovo approccio ha anche sollevato questioni riguardo alle condizioni di lavoro degli operai, poiché la specializzazione estrema poteva comportare un lavoro ripetitivo e monotono.
1.3. La Trasformazione Sociale nell'Europa in Evoluzione
Uno dei principali motori di cambiamento è la crescita della popolazione, favorita dal progresso della medicina e da migliori standard di vita. Tuttavia, la crisi economica costringe molti contadini e artigiani a cercare opportunità nelle città industrializzate o emigrare verso paesi che offrono maggiori prospettive di lavoro.
Questo spostamento di masse di persone crea una società in rapida evoluzione. In Francia e Gran Bretagna, i nobili proprietari terrieri perdono i privilegi di un tempo, e quindi ricercano nuove opportunità nell'esercito o nella gestione degli affari internazionali. Nel contempo, la borghesia, sempre più influente nei paesi industrializzati, emerge come una classe dominante.
Il proletariato industriale, ovvero la classe operaia impiegata nelle industrie, aumenta in numero. I contadini costituiscono ancora la maggioranza della popolazione, ma vivono in condizioni di povertà e arretratezza. Operai e contadini subiscono pessime condizioni lavorative che spesso includono lunghe ore di lavoro e ambienti poco sicuri.
Di fronte a tali condizioni, gli operai e i lavoratori agricoli decidono di unirsi in associazioni, noti come sindacati, al fine di organizzare proteste e rivendicare migliori condizioni di lavoro. Questi movimenti sindacali si battono per ottenere diritti fondamentali e nuove leggi sul lavoro, cercando di correggere le ingiustizie presenti nel sistema industriale emergente.
1.4. I Movimenti Politici del Tardo Ottocento: Ascesa del Socialismo, Nazionalismo e la Lotta per i Diritti delle Donne
Verso la fine dell'Ottocento, un fermento politico e sociale pervade l'Europa, con la popolazione che richiede un maggiore coinvolgimento nella vita politica e sociale. Rispondendo a queste richieste, molti paesi introducono il suffragio universale maschile, estendendo il diritto di voto a tutti gli uomini adulti.
Contestualmente, in tutta Europa emergono sindacati e partiti socialisti, che si oppongono alla proprietà privata e aspirano a costruire una società basata sull'uguaglianza. Nel 1889, la creazione della Seconda Internazionale segna un momento significativo, unendo i socialisti di tutta Europa in un comune impegno per la giustizia sociale.
Nel 1891, papa Leone XIII pubblica l'enciclica Rerum Novarum, difendendo i diritti dei poveri e sottolineando il diritto dei lavoratori a un salario adeguato. Il papa esorta i governi a implementare riforme per migliorare le condizioni di vita dei più svantaggiati.
Nel contesto di queste sfide sociali ed economiche, si sviluppano anche movimenti nazionalisti, che sostengono la superiorità della propria nazione e l'idea di un governo autoritario guidato da un leader carismatico.
Un'altra tematica centrale è la questione dei diritti delle donne. In questo periodo, le donne non hanno gli stessi diritti degli uomini: per esempio non hanno il diritto di voto. Presa coscienza della loro situazione cominciano a formare movimenti femministi che lottano per il suffragio e la parità di diritti di fronte alla legge: lottano insomma contro le discriminazioni di genere.
In Gran Bretagna, la leader del movimento fu Emmeline Pankhurst, che guidò le suffragette in azioni clamorose per ottenere visibilità: si incatenavano alle ringhiere, organizzavano scioperi della fame, interrompevano comizi pubblici. Queste lotte portarono gradualmente a conquiste importanti: la Nuova Zelanda fu il primo paese al mondo a concedere il voto alle donne nel 1893, seguita dall'Australia (1902), dalla Finlandia (1906), dalla Norvegia (1913) e infine dalla Gran Bretagna (1918).
In Italia il suffragio universale femminile fu concesso solo nel 1946, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Le donne italiane votarono per la prima volta il 2 giugno 1946 per il referendum istituzionale (monarchia o repubblica) e per l'elezione dell'Assemblea Costituente.
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