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La guerra di secessione americana
Negli Stati Uniti, verso il 1850, emersero differenze crescenti tra gli Stati del Nord, industrializzati e ricchi, e gli Stati del Sud, orientati all'agricoltura di piantagione basata sul lavoro di schiavi di origine africana. La schiavitù era il fondamento economico del Sud: senza schiavi, le piantagioni di cotone non sarebbero state redditizie. Il Nord era abolizionista, contrario alla schiavitù, e fondò il Partito Repubblicano nel 1854 per contrastare il Partito Democratico favorevole alla schiavitù.
Nel 1860, Abraham Lincoln, un repubblicano, divenne presidente, scatenando la secessione degli Stati del Sud e la creazione della Confederazione degli Stati del Sud. Questo portò alla Guerra di Secessione Americana (1861-1865), un conflitto sanguinoso che causò circa 600.000 morti. Nel 1863, Lincoln proclamò l'Emancipazione degli schiavi nei territori confederati. L'esercito del Nord vinse nel 1865 e gli schiavi ottennero formalmente la libertà, ma gli Stati del Sud introdussero le leggi Jim Crow che segregarono i neri dal resto della popolazione, negando loro diritti civili fondamentali (voto, istruzione paritaria, accesso a servizi pubblici). In questo periodo nacque il Ku Klux Klan (KKK), un'organizzazione terroristica razzista che perseguitava i neri attraverso violenze, linciaggi e intimidazioni per mantenere la supremazia bianca.
La crescita degli Stati Uniti d'America
Negli Stati Uniti, tra il 1869 e il 1890, fu completata la costruzione di una ferrovia transcontinentale che collegò la costa est con la costa ovest. Questo portò a scontri violenti con le popolazioni native americane: la ferrovia attraversava i loro territori di caccia e le tribù furono costrette con la forza a spostarsi nelle riserve, dove vivevano in condizioni di estrema povertà, controllate dall'esercito. Molti nativi morirono durante le deportazioni forzate (come il Sentiero delle Lacrime) e in massacri (come quello di Wounded Knee nel 1890). Intere culture furono distrutte e la popolazione nativa decimata.
Nel tardo XIX secolo, l'economia americana ebbe una crescita significativa, alimentata anche dalle migrazioni dall'Europa. Gli Stati Uniti cercavano di espandere i propri territori e di consolidare il dominio del continente americano al posto delle potenze europee. Questo processo di espansione iniziò nel 1845 con l'annessione di alcuni territori messicani (Texas, California, Nuovo Messico, Arizona, strappati al Messico con la guerra del 1846-48) e si estese successivamente con il controllo dei commerci con l'America centrale e meridionale.
La conquista dell'Ovest, la costruzione della ferrovia transcontinentale e l'espansione territoriale fecero parte di questo obiettivo di dominio continentale.
L'imperialismo
Verso la fine dell'Ottocento, sia gli Stati europei che gli Stati Uniti ampliarono il loro dominio su gran parte dei territori asiatici e africani. La Gran Bretagna conquistò militarmente l'India e la governò con violenza: costruì infrastrutture (scuole, strade, ferrovie) utili principalmente allo sfruttamento economico delle risorse indiane (cotone, tè, oppio). Gli inglesi repressero brutalmente le ribellioni: nel 1857, durante l'Ammutinamento dei Sepoy (soldati indiani), migliaia di ribelli furono giustiziati. Sotto il dominio britannico, milioni di indiani morirono in carestie causate dall'esportazione forzata di cibo.
Gli inglesi spacciarono oppio in Cina per ricavare profitti enormi, nonostante il governo cinese avesse proibito la droga. Quando la Cina tentò di fermare il traffico, la Gran Bretagna scatenò due Guerre dell'Oppio (1839-42 e 1856-60) per costringere i cinesi ad aprire i porti agli stranieri e continuare il commercio di droga.
Molti Paesi europei desideravano colonizzare l'Africa per sfruttarne le risorse (oro, diamanti, gomma, avorio). Nel 1884, Bismarck organizzò una conferenza a Berlino tra le principali potenze europee per spartirsi l'Africa senza consultare gli africani. Questo portò alla colonizzazione brutale del continente: popolazioni ridotte in schiavitù, risorse rubate, culture distrutte. L'Inghilterra ottenne il controllo dell'Egitto e i francesi occuparono l'Indocina e vasti territori dell'Africa occidentale (Algeria, Senegal, Costa d'Avorio).
Gli inglesi detenevano anche il controllo dell'Australia, inizialmente utilizzata come colonia penale dove deportare criminali britannici. I coloni europei sterminarono gran parte della popolazione aborigena australiana. Nel 1901, l'Australia ottenne l'autonomia all'interno dell'Impero britannico.