1. Niccolò Machiavelli
1.1 La vita
Niccolò Machiavelli nasce a Firenze nel 1469 e riceve una buona formazione umanistica. Nel 1494 i Medici vengono cacciati e Firenze torna a essere una repubblica. Nel 1498 Machiavelli entra al servizio del nuovo governo come segretario della seconda cancelleria e, per quattordici anni, si occupa di politica estera e di guerra. Viaggia come ambasciatore presso la corte di Francia, quella dell'imperatore e quella di Cesare Borgia, e impara a osservare da vicino come ragionano e come agiscono i potenti.
Nel 1512 i Medici tornano al potere e la repubblica cade. Machiavelli perde l'incarico e nel 1513, sospettato di aver partecipato a una congiura, viene arrestato e torturato; poco dopo è liberato. Si ritira nella sua casa di campagna a San Casciano, vicino a Firenze. Qui, dopo le giornate passate tra lavori e partite a carte con i contadini, la sera si dedica alla lettura degli autori antichi e alla scrittura: nascono le sue opere maggiori.
Negli anni successivi si riavvicina ai Medici, che gli affidano la stesura della storia di Firenze. Nel 1527 i Medici vengono cacciati un'altra volta e Machiavelli spera di tornare al suo vecchio ruolo, ma il nuovo governo repubblicano lo considera troppo legato al passato regime. Muore nello stesso anno, senza aver riottenuto un incarico.
| ANNO | EVENTO |
| 1469 | Nasce a Firenze |
| 1498 | Diventa segretario della repubblica fiorentina |
| 1512 | Tornano i Medici: perde l'incarico |
| 1513 | Arrestato e poi liberato; si ritira a San Casciano e scrive Il Principe |
| 1527 | Cacciata dei Medici e morte di Machiavelli |
| 1532 | Pubblicazione postuma de Il Principe |
1.2 Le opere
La produzione di Machiavelli è ampia e comprende opere politiche, storiche e letterarie. Le più importanti sono:
- Il Principe (1513): trattato sul modo di conquistare e mantenere il potere;
- Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio: riflessione sulla storia di Roma e sui vantaggi della repubblica;
- Arte della guerra: dialogo sull'organizzazione dell'esercito;
- Istorie fiorentine: storia di Firenze commissionata dai Medici;
- La Mandragola: commedia in cinque atti, considerata tra le più riuscite del Cinquecento.
1.3 Il Principe
Il Principe è un breve trattato in 26 capitoli, scritto nel 1513 e dedicato a un esponente dei Medici. Fu pubblicato solo nel 1532, cioè dopo la morte dell'autore (opera postuma). Machiavelli vi analizza i diversi tipi di principato e spiega come un governante può conquistare uno Stato e, soprattutto, mantenerlo. Il fine del principe è la stabilità e la sicurezza dello Stato.
La grande novità dell'opera sta nel metodo. Gli autori precedenti descrivevano il principe come dovrebbe essere in un mondo ideale, pieno di virtù morali. Machiavelli, invece, dichiara di voler partire dalla «verità effettuale», cioè da come vanno realmente le cose. Dalla sua esperienza di diplomatico ricava che chi governa deve spesso scegliere tra ciò che è giusto e ciò che è utile per lo Stato. Per questo politica e morale hanno obiettivi diversi: la prima punta al potere, la seconda alla giustizia. Un principe che volesse essere sempre buono, in un mondo di uomini che non lo sono, finirebbe per rovinarsi.
- Un principe appena salito al potere sa che la crudeltà è un male, ma può usarla una volta sola e con decisione per evitare disordini e violenze più gravi in futuro.
- Un principe prudente non mantiene una promessa quando mantenerla gli sarebbe dannoso e i motivi per cui l'aveva fatta non esistono più.
Il capitolo più celebre è il XVIII, dedicato a come i principi debbano mantenere la parola data. Qui Machiavelli presenta l'immagine del principe in parte uomo e in parte bestia, che deve saper usare l'astuzia della volpe per riconoscere le trappole e la forza del leone per spaventare i lupi. Chi sceglie solo una delle due strade è destinato a fallire.
1.4 Virtù e fortuna
Due parole chiave del pensiero di Machiavelli sono virtù e fortuna. Per lui la virtù non è la bontà morale, ma la capacità del principe di decidere, di adattarsi alle circostanze e di agire con energia. La fortuna è l'insieme degli eventi imprevedibili che possono favorire o ostacolare chi governa.
Nel capitolo XXV Machiavelli paragona la fortuna a un fiume in piena: non si può fermare, ma chi ha previsto il pericolo e costruito argini in tempo ne limita i danni. Il principe dotato di virtù non si abbandona al caso, ma si prepara a fronteggiarlo. Secondo l'autore, la fortuna decide circa metà delle azioni umane; l'altra metà dipende da noi.
1.5 Lo stile
Dal punto di vista dello stile, Il Principe è scritto in modo chiaro, rigoroso e diretto. Machiavelli procede per ragionamenti stringenti e sostiene le sue tesi con esempi tratti dalla storia antica e dall'attualità del suo tempo. Evita le espressioni ricercate e gli abbellimenti: gli interessa convincere con la logica e con i fatti. Il linguaggio è quello del fiorentino parlato, concreto ed efficace.
1.6 Commento all'opera
Con Il Principe nasce la scienza politica moderna: per la prima volta la politica viene studiata come un campo autonomo, con regole proprie, indipendente dalla morale e dalla religione. Per questo Machiavelli è considerato uno dei fondatori del pensiero politico moderno.
L'opera ha sempre diviso i lettori. Per alcuni è un manuale di cinismo, tanto che per secoli fu condannata e messa all'Indice dalla Chiesa. Altri sostengono che Machiavelli si limiti a descrivere la realtà senza approvarla: egli dice come agiscono i potenti, non come dovrebbero agire. Altri ancora ricordano che, nei Discorsi, Machiavelli preferisce la repubblica al governo di uno solo, e leggono Il Principe come un consiglio dato in un momento di emergenza.
Il libro si chiude con un appello ai Medici perché liberino l'Italia dalle potenze straniere che la dominano. Machiavelli vede un Paese diviso in piccoli Stati in lotta tra loro e sogna un'Italia unita sotto un principe forte: un'idea che si realizzerà solo tre secoli più tardi.
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