4. S'i' fosse foco — Cecco Angiolieri
| Autore | Corrente | Forma metrica | Schema rime |
| Cecco Angiolieri | Poesia comico-realistica | Sonetto — endecasillabi | ABBA ABBA CDC DCD |
4.1. Contesto e note generali
S'i' fosse foco, arderei 'l mondo è il più celebre sonetto di Cecco Angiolieri, il più importante esponente della poesia comico-realistica, che si diffuse a partire dal 1260 in Toscana contrapponendosi, in maniera parodica, alla poesia siculo-toscana e stilnovistica.
Il sonetto può essere considerato una sintesi del suo canzoniere (circa 120 sonetti), in cui il poeta canta i temi a lui più cari: le vicende d'amore per Becchina, la predilezione per «la taverna e il dado» e l'odio viscerale per i genitori avari e bigotti, ai quali augura addirittura la morte.
Il componimento è una parodia del plazer, tecnica provenzale che consisteva nell'elenco di una serie di cose piacevoli. Cecco rovescia completamente il genere: il suo è un'invettiva contro ciò che odia e che vorrebbe distruggere.
4.2. Argomento
4.2.1. Prima quartina (vv. 1–4) — La distruzione del mondo
Il poeta immagina di essere i quattro elementi della natura — fuoco, vento, acqua — e infine Dio stesso. In ognuno di questi panni compirebbe atti di distruzione universale: bruciare il mondo, tempestarlo, annegarlo, farlo sprofondare. È un'iperbole continua che esprime l'insofferenza totale del poeta verso il mondo che lo circonda.
4.2.2. Seconda quartina (vv. 5–8) — Il potere usato per fare del male
Cecco immagina di rivestire le due più alte cariche del mondo medievale: papa e imperatore. Da papa si divertirebbe a mettere nei guai tutti i cristiani; da imperatore taglierebbe la testa a tutti. La parodia è esplicita: le massime autorità religiosa e civile vengono degradate a strumenti di sopruso e vendetta.
4.2.3. Prima terzina (vv. 9–11) — L'odio per i genitori
Il tono si fa improvvisamente personale. Se fosse la morte, andrebbe da suo padre; se fosse la vita, fuggirebbe da lui. Stesso trattamento per la madre. È l'espressione più cruda dell'odio filiale — tema ricorrente nel canzoniere di Cecco — contro genitori avari che non gli danno i soldi per i suoi vizi preferiti.
4.2.4. Seconda terzina (vv. 12–14) — La chiusura comica
Il sonetto si chiude con una svolta inaspettata e comica: dopo tanta furia distruttiva, Cecco ammette di essere semplicemente sé stesso. E lui, da buon dongiovanni, si limiterebbe a scegliere le donne giovani e belle, lasciando quelle vecchie e brutte agli altri. La chiusura smonta ironicamente tutta la grandiosità precedente.
4.3. Messaggio
| TEMA | SPIEGAZIONE |
|---|---|
| La parodia della lirica cortese | Cecco rovescia i valori dello Stilnovo e della poesia provenzale: al posto della donna-angelo e dell'amore elevato, ci sono rabbia, vizi e vendetta. |
| L'insofferenza verso il mondo | Il poeta esprime un'insoddisfazione totale — verso la natura, il potere, la famiglia — attraverso l'iperbole e l'ironia, non attraverso la riflessione malinconica. |
| Il realismo comico | Cecco non idealizza nulla. La sua poesia parla di vita concreta, di emozioni vere e dirette — anche le più scomode — con un linguaggio immediato e popolare. |
| L'ironia finale | La chiusa comica (le donne giovani e belle) smonta tutta la grandiosità precedente, rivelando che dietro la furia c'è soprattutto un uomo che ama i piaceri semplici della vita. |
4.4. Lingua, stile e forma metrica
| ELEMENTO | CARATTERISTICA |
|---|---|
| Forma metrica | Sonetto di 14 endecasillabi: 2 quartine + 2 terzine. |
| Schema di rime | ABBA ABBA CDC DCD — rime incrociate nelle quartine, rime invertite nelle terzine. |
| Anafora | La figura retorica principale. «S'i' fosse» ricorre ben nove volte (vv. 1, 2, 3, 4, 5, 7, 9, 10, 12), dando al sonetto un ritmo martellante e incalzante. |
| Iperbole | Ogni immagine è spinta all'estremo: bruciare il mondo, tagliare la testa a tutti, augurare la morte ai genitori. L'esagerazione è deliberata e comica. |
| Linguaggio | Diretto, popolare e concreto. Lontanissimo dall'eleganza stilnovista: Cecco usa un volgare toscano vivace, vicino al parlato. |
| Domanda retorica | «S'i' fosse 'mperator, sa' che farei?» (v. 7) — coinvolge il lettore direttamente, quasi in tono di sfida. |
4.5. Testo e parafrasi
| TESTO | PARAFRASI |
|---|---|
|
1. S'i' fosse foco, arderei 'l mondo;
5. s'i' fosse papa, serei allor giocondo,
9. S'i' fosse morte, andarei da mio padre;
12. S'i' fosse Cecco, com'i' sono e fui, |
Se io fossi il fuoco, brucerei il mondo; se fossi il vento, lo devasterei con le tempeste; se fossi l'acqua, lo annegherei; se fossi Dio, lo farei sprofondare negli abissi.
Se fossi il papa, allora sarei felice, perché metterei nei guai tutti i cristiani; se fossi imperatore, sai cosa farei? Taglierei la testa a tutti, di netto.
Se fossi la morte, andrei da mio padre; se fossi la vita, fuggirei da lui: lo stesso farei con mia madre.
Se fossi Cecco, come sono e come sono sempre stato, prenderei le donne giovani e belle: quelle vecchie e brutte le lascerei agli altri. |