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S‘ ì fossi foco - Cecco Angiolieri - Commento e parafrasi

S‘ ì fossi foco - Cecco Angiolieri - Commento e parafrasi
Autore: Sistema
Data: 20/06/2026
Tipo: Materiale didattico
Dimensione: 9459 caratteri
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4. S'i' fosse foco — Cecco Angiolieri

Autore Corrente Forma metrica Schema rime
Cecco Angiolieri Poesia comico-realistica Sonetto — endecasillabi ABBA ABBA CDC DCD

 

4.1. Contesto e note generali

S'i' fosse foco, arderei 'l mondo è il più celebre sonetto di Cecco Angiolieri, il più importante esponente della poesia comico-realistica, che si diffuse a partire dal 1260 in Toscana contrapponendosi, in maniera parodica, alla poesia siculo-toscana e stilnovistica.

Il sonetto può essere considerato una sintesi del suo canzoniere (circa 120 sonetti), in cui il poeta canta i temi a lui più cari: le vicende d'amore per Becchina, la predilezione per «la taverna e il dado» e l'odio viscerale per i genitori avari e bigotti, ai quali augura addirittura la morte.

Il componimento è una parodia del plazer, tecnica provenzale che consisteva nell'elenco di una serie di cose piacevoli. Cecco rovescia completamente il genere: il suo è un'invettiva contro ciò che odia e che vorrebbe distruggere.

 

4.2. Argomento

4.2.1. Prima quartina (vv. 1–4) — La distruzione del mondo

Il poeta immagina di essere i quattro elementi della natura — fuoco, vento, acqua — e infine Dio stesso. In ognuno di questi panni compirebbe atti di distruzione universale: bruciare il mondo, tempestarlo, annegarlo, farlo sprofondare. È un'iperbole continua che esprime l'insofferenza totale del poeta verso il mondo che lo circonda.

4.2.2. Seconda quartina (vv. 5–8) — Il potere usato per fare del male

Cecco immagina di rivestire le due più alte cariche del mondo medievale: papa e imperatore. Da papa si divertirebbe a mettere nei guai tutti i cristiani; da imperatore taglierebbe la testa a tutti. La parodia è esplicita: le massime autorità religiosa e civile vengono degradate a strumenti di sopruso e vendetta.

4.2.3. Prima terzina (vv. 9–11) — L'odio per i genitori

Il tono si fa improvvisamente personale. Se fosse la morte, andrebbe da suo padre; se fosse la vita, fuggirebbe da lui. Stesso trattamento per la madre. È l'espressione più cruda dell'odio filiale — tema ricorrente nel canzoniere di Cecco — contro genitori avari che non gli danno i soldi per i suoi vizi preferiti.

4.2.4. Seconda terzina (vv. 12–14) — La chiusura comica

Il sonetto si chiude con una svolta inaspettata e comica: dopo tanta furia distruttiva, Cecco ammette di essere semplicemente sé stesso. E lui, da buon dongiovanni, si limiterebbe a scegliere le donne giovani e belle, lasciando quelle vecchie e brutte agli altri. La chiusura smonta ironicamente tutta la grandiosità precedente.

 

4.3. Messaggio

TEMA SPIEGAZIONE
La parodia della lirica cortese Cecco rovescia i valori dello Stilnovo e della poesia provenzale: al posto della donna-angelo e dell'amore elevato, ci sono rabbia, vizi e vendetta.
L'insofferenza verso il mondo Il poeta esprime un'insoddisfazione totale — verso la natura, il potere, la famiglia — attraverso l'iperbole e l'ironia, non attraverso la riflessione malinconica.
Il realismo comico Cecco non idealizza nulla. La sua poesia parla di vita concreta, di emozioni vere e dirette — anche le più scomode — con un linguaggio immediato e popolare.
L'ironia finale La chiusa comica (le donne giovani e belle) smonta tutta la grandiosità precedente, rivelando che dietro la furia c'è soprattutto un uomo che ama i piaceri semplici della vita.

 

4.4. Lingua, stile e forma metrica

ELEMENTO CARATTERISTICA
Forma metrica Sonetto di 14 endecasillabi: 2 quartine + 2 terzine.
Schema di rime ABBA ABBA CDC DCD — rime incrociate nelle quartine, rime invertite nelle terzine.
Anafora La figura retorica principale. «S'i' fosse» ricorre ben nove volte (vv. 1, 2, 3, 4, 5, 7, 9, 10, 12), dando al sonetto un ritmo martellante e incalzante.
Iperbole Ogni immagine è spinta all'estremo: bruciare il mondo, tagliare la testa a tutti, augurare la morte ai genitori. L'esagerazione è deliberata e comica.
Linguaggio Diretto, popolare e concreto. Lontanissimo dall'eleganza stilnovista: Cecco usa un volgare toscano vivace, vicino al parlato.
Domanda retorica «S'i' fosse 'mperator, sa' che farei?» (v. 7) — coinvolge il lettore direttamente, quasi in tono di sfida.

 

4.5. Testo e parafrasi

 

TESTO PARAFRASI

1. S'i' fosse foco, arderei 'l mondo;
2. s'i' fosse vento, lo tempestarei;
3. s'i' fosse acqua, i' l'annegherei;
4. s'i' fosse Dio, manderei 'l en profondo;

 

5. s'i' fosse papa, serei allor giocondo,
6. ché tutti cristïani embrigarei;
7. s'i' fosse 'mperator, sa' che farei?
8. a tutti mozzarei lo capo a tondo.

 

9. S'i' fosse morte, andarei da mio padre;
10. s'i' fosse vita, fuggirei da lui:
11. similemente faria da mi' madre.

 

12. S'i' fosse Cecco, com'i' sono e fui,
13. torrei le donne giovani e leggiadre:
14. le vecchie e laide lasserei altrui.

Se io fossi il fuoco, brucerei il mondo; se fossi il vento, lo devasterei con le tempeste; se fossi l'acqua, lo annegherei; se fossi Dio, lo farei sprofondare negli abissi.

 

Se fossi il papa, allora sarei felice, perché metterei nei guai tutti i cristiani; se fossi imperatore, sai cosa farei? Taglierei la testa a tutti, di netto.

 

Se fossi la morte, andrei da mio padre; se fossi la vita, fuggirei da lui: lo stesso farei con mia madre.

 

Se fossi Cecco, come sono e come sono sempre stato, prenderei le donne giovani e belle: quelle vecchie e brutte le lascerei agli altri.