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Tanto gentile è tanto onesta pare - Dante Alighieri - Commento e parafrasi

Tanto gentile è tanto onesta pare - Dante Alighieri - Commento e parafrasi
Autore: Sistema
Data: 20/06/2026
Tipo: Materiale didattico
Dimensione: 8699 caratteri
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Schema riassuntivo. Tanto gentile e tanto onesta pare - in un fogli A4

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3. Tanto gentile e tanto onesta pare — Dante Alighieri

Autore Opera Anno Forma metrica
Dante Alighieri Vita nova 1290 ca. (inserito nella Vita nova tra il 1292 e il 1294) Sonetto — endecasillabi

 

3.1. Contesto e note generali

Tanto gentile e tanto onesta pare è un sonetto composto da Dante Alighieri intorno al 1290 e inserito successivamente nella Vita nova (tra il 1292 e il 1294). Il componimento celebra Beatrice (Bice di Folco Portinari), la donna amata da Dante, descritta coerentemente con i dettami del Dolce Stil Novo come donna-angelo: una creatura venuta dal cielo le cui virtù miracolose possono essere comprese solo da chi la vede direttamente.

Il sonetto è uno dei più noti della letteratura italiana e rappresenta uno degli esempi più puri dello stile dolcestilnovista: linguaggio raffinato, ritmo estatico e lento, celebrazione della bellezza spirituale della donna più che di quella fisica.

 

3.2. Argomento

3.2.1. Prima quartina (vv. 1–4) — Il saluto di Beatrice

Dante presenta il saluto della donna e gli effetti che esso produce su chi la circonda: tutti fanno silenzio, le lingue restano mute per l'emozione e gli occhi non osano guardarla.

3.2.2. Seconda quartina (vv. 5–8) — La creatura del cielo

Beatrice avanza sentendosi lodare, rivestita di umiltà e benevolenza. Dante la descrive come una creatura miracolosa scesa dal cielo sulla terra per mostrare la potenza divina.

3.2.3. Prima terzina (vv. 9–11) — La dolcezza ineffabile

Beatrice si mostra così bella a chi la guarda che infonde attraverso gli occhi una dolcezza al cuore che solo chi la sperimenta direttamente può capire.

3.2.4. Seconda terzina (vv. 12–14) — Il sospiro dell'anima

Dal volto di Beatrice sembra emanare uno spirito soave pieno d'amore che parla all'anima e le dice di sospirare.

 

3.3. Messaggio

TEMA SPIEGAZIONE
La donna-angelo Beatrice non è una semplice donna: è una creatura che avvicina l'uomo a Dio. La sua bellezza è soprattutto spirituale e interiore.
L'amore come elevazione Guardare Beatrice non provoca passione terrena ma stupore reverenziale. L'amore stilnovista eleva l'anima verso il divino.
L'ineffabilità La bellezza di Beatrice supera le parole: solo chi la sperimenta direttamente può capire cosa si prova. Il linguaggio ha i suoi limiti di fronte al miracolo.

 

3.4. Lingua, stile e forma metrica

ELEMENTO CARATTERISTICA
Forma metrica Sonetto di 14 endecasillabi: 2 quartine + 2 terzine. Schema di rime: ABBA ABBA CDE EDC. Le quartine hanno rime incrociate (ABBA); le terzine rime invertite (CDE EDC).
Linguaggio Dolce e raffinato, di tipo stilnovista. Numerosi termini arcaici: ogne, deven, lauda, vestuta, spirto.
Ritmo Lento ed estatico. I numerosi verbi che denotano staticità (pare, saluta, laudare, mostrasi) contribuiscono a creare un'atmosfera sospesa e contemplativa.
Parole chiave: gentile e onesta Nel contesto dantesco questi due aggettivi hanno un significato diverso da quello odierno: gentile = di carattere nobile ed elevato (aspetto interiore: virtù morali); onesta = dal comportamento dignitoso e rispettoso (aspetto esteriore: gesti e portamento).
Figure retoriche Allitterazione (vv. 1-2): «Tanto gentile e tanto onesta pare / la donna mia…» — ripetizione di t, n, a con funzione quasi mnemonica. Similitudine (vv. 7-8): «e par che sia una cosa venuta / da cielo in terra a miracol mostrare» — Beatrice è paragonata a una creatura del cielo.

 

 

3.5. Testo e parafrasi

TESTO PARAFRASI

1. Tanto gentile e tanto onesta pare
2. la donna mia quand'ella altrui saluta,
3. ch'ogne lingua deven tremando muta,
4. e li occhi no l'ardiscon di guardare.

5. Ella si va, sentendosi laudare,
6. benignamente d'umiltà vestuta;
7. e par che sia una cosa venuta
8. da cielo in terra a miracol mostrare.

9. Mostrasi sì piacente a chi la mira,
10. che dà per li occhi una dolcezza al core,
11. che 'ntender non la può chi no la prova;

12. e par che de la sua labbia si mova
13. uno spirito soave pien d'amore,
14. che va dicendo a l'anima: Sospira.

La mia donna si mostra tanto nobile e dignitosa, quando saluta la gente, che tutti fanno silenzio per l'emozione e gli occhi non osano guardarla.

 

Ella avanza, sentendosi lodare, rivestita di amabilità e umiltà; e sembra sia una creatura scesa dal cielo sulla terra per mostrare la potenza divina.

 

Si mostra così bella a chi la guarda, che infonde attraverso gli occhi una dolcezza al cuore che non può capire chi non la sperimenta direttamente.

 

E sembra che dal suo volto emani uno spirito soave e pieno d'amore, che sussurra all'anima: sospira.