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Meravigliosamente - Jacopo da Lentini - Commento e parafrasi

Meravigliosamente - Jacopo da Lentini - Commento e parafrasi
Autore: Sistema
Data: 28/03/2026
Tipo: Materiale didattico
Dimensione: 14781 caratteri
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4. Meravigliosamente — Jacopo da Lentini

Autore Opera Corrente Forma metrica
Jacopo da Lentini Canzoniere Scuola poetica siciliana Canzone — 7 stanze di 10 versi

 

4.1. Contesto e note generali

Meravigliosamente è una delle canzoni più celebri di Jacopo da Lentini (Lentini, Sicilia, inizio XIII sec. – 1250 ca.), notaio e poeta alla corte di Federico II, considerato il principale esponente della Scuola poetica siciliana e tradizionalmente ritenuto l'inventore del sonetto.

Il componimento appartiene alla tradizione dell'amor cortese, che i poeti siciliani avevano ripreso dai trovatori provenzali: l'amore è vissuto come sentimento elevato e spiritualizzante, la donna è una figura superiore e irraggiungibile, e il poeta-amante le dedica devozione totale. Rispetto alla poesia provenzale, tuttavia, Jacopo introduce una nota di maggiore interiorità: l'accento cade sul mondo interiore del poeta, sulla capacità dell'immaginazione di tenere vivo l'amore anche in assenza della donna amata.

 

4.2. Argomento

4.2.1. Prima stanza (vv. 1–10) — L'immagine della donna nel cuore

Il poeta dichiara di amare la donna in modo meraviglioso: la sua immagine si è impressa nel cuore come un pittore dipinge una figura su uno specchio. Anche quando lo specchio viene rimosso, l'immagine rimane. Così l'amore per la donna rimane nel cuore del poeta anche in sua assenza.

4.2.2. Seconda stanza (vv. 11–20) — La similitudine del fuoco

Jacopo paragona la sua condizione a quella di un uomo che tiene nascosto il fuoco in seno: il fuoco non si vede dall'esterno, ma brucia dentro. Allo stesso modo, il poeta nasconde il suo amore, che arde silenziosamente nel profondo del cuore senza che nessuno possa accorgersene.

4.2.3. Stanze centrali (vv. 21–60) — La descrizione della donna e la richiesta

Il poeta descrive la bellezza della donna attraverso una serie di immagini: la fronte, gli occhi, la bocca, il modo in cui cammina e si comporta. La descrizione non è mai realistica o fisica nel senso moderno: segue i codici della lirica cortese, in cui la donna è una figura ideale più che una persona concreta. Nelle stanze centrali emerge anche la richiesta del poeta: vuole essere corrisposto, vuole che la donna riconosca la sua devozione e gli conceda almeno uno sguardo o un segno di pietà.

4.2.4. Ultima stanza (vv. 61–70) — Il congedo

Il componimento si chiude con il congedo (commiato), la stanza finale in cui il poeta si rivolge direttamente al testo — una convenzione tipica della canzone medievale — inviandolo alla donna come messaggero del suo amore.

 

4.3. Messaggio

TEMA SPIEGAZIONE
L'amore come immagine interiore La donna amata non è presente, ma la sua immagine vive impressa nel cuore del poeta. L'amore non dipende dalla presenza fisica: è un fatto interiore, mentale, quasi spirituale.
L'amore nascosto che brucia Come il fuoco tenuto in seno, l'amore è segreto e invisibile agli altri, ma arde con forza dentro il poeta. Il silenzio e la segretezza sono tratti tipici dell'amor cortese.
La donna come figura ideale La donna non è descritta realisticamente ma come un modello di perfezione. La sua bellezza è un riflesso di valori morali e spirituali, non solo fisici.
La potenza dell'immaginazione Jacopo introduce un elemento nuovo rispetto alla tradizione provenzale: l'immaginazione del poeta è così potente da mantenere vivo l'amore anche in assenza della donna. È un'anticipazione della futura poesia stilnovista.

 

4.4. Lingua, stile e forma metrica

ELEMENTO CARATTERISTICA
Forma metrica Canzone di 7 stanze di 10 versi ciascuna (settenari e endecasillabi alternati), più un congedo finale. La canzone è la forma lirica più nobile della tradizione medievale.
Lingua Volgare siciliano «illustre», lingua raffinata e letteraria della corte di Federico II. Il testo ci è giunto in una versione toscana (come quasi tutti i testi siciliani), che ne ha modificato la lingua originale.
Similitudine La figura retorica dominante. Le due similitudini principali strutturano l'intero componimento: l'immagine nel cuore come pittura su uno specchio (vv. 1–10) e l'amore come fuoco nascosto in seno (vv. 11–20).
Metafora «m'arde una doglia»: il dolore d'amore è descritto direttamente come un fuoco che brucia, senza parole di paragone esplicite.
Enjambement Frequente: il significato scavalca il limite del verso e continua in quello successivo, creando attesa e tensione. Es.: «pone mente / in altro exemplo» (vv. 4–5); «pinge / la simile pintura» (vv. 5–6).
Stile Raffinato e aristocratico, tipico della lirica cortese. Il registro è elevato, il lessico scelto con cura. La poesia è costruita su immagini astratte e universali, non su esperienze autobiografiche concrete.

 

4.5. Testo e parafrasi

 

TESTO PARAFRASI
Stanza I

Meravigliosa-mente
un amor mi distringe
e mi tene ad ogn'ora.
Com'om che pone mente
in altro exemplo pinge
la simile pintura,
così, bella, facc'eo,
che 'nfra lo core meo
porto la tua figura.

In modo meraviglioso un amore mi stringe e mi tiene ogni ora [nella mente]. Come un uomo che, tenendo a mente un modello, dipinge una figura simile, così faccio io, bella: porto la tua figura nel profondo del mio cuore.

Stanza II

In cor par ch'eo vi porti,
pinta come parete,
e non pare difore.
O Deo, co' mi par forte
non so se lo sapete,
con' v'amo di bon core;
ch'eo son sì vergognoso
ca pur vi guardo ascoso
e non vi mostro amore.

Nel cuore sembra che io vi porti, dipinta come siete, e non si vede all'esterno. Oh Dio, quanto mi pesa — non so se lo sapete — quanto vi amo di buon cuore; perché sono così timido che vi guardo soltanto di nascosto e non vi mostro il mio amore.

Stanza III

Avendo gran disio
dipinsi una pintura,
bella, voi simigliante,
e quando voi non vio
guardo 'n quella figura,
par ch'eo v'aggia davante:
sì come quello che crede
salvarsi per sua fede,
ancor non veggia inante.

Avendo grande desiderio, ho dipinto un ritratto che vi somiglia, bella, e quando non vi vedo guardo quella figura e mi sembra di avervi davanti: proprio come colui che crede di salvarsi per la sua fede, pur non vedendo ancora [Dio].

Stanza IV

Al cor m'ard'una doglia,
com' om che ten lo foco
a lo suo seno ascoso,
e quando più lo 'nvoglia,
allora arde più loco
e non pò star incluso:
similemente eo ardo
quando pass'e non guardo
a voi, vis'amoroso.

Nel cuore mi brucia un dolore, come un uomo che tiene il fuoco nascosto nel petto, e quanto più lo avvolge, tanto più brucia in quel luogo e non può restare chiuso: allo stesso modo io ardo quando passo e non guardo voi, dal viso amoroso.

Stanza V

S'eo guardo, quando passo,
inver' voi no mi giro,
bella, per risguardare;
andando, ad ogni passo
getto uno gran sospiro
ca facemi ancosciare;
e certo bene ancoscio,
c'a pena mi conoscio,
tanto bella mi pare.

Se guardo, quando passo non mi volto verso di voi, bella, per guardarvi di nuovo; andando, a ogni passo emetto un gran sospiro che mi fa angosciare; e di certo mi angoscio davvero, perché quasi non mi riconosco, tanto bella mi sembrate.

Stanza VI

Assai v'aggio laudato,
madonna, in tutte parti,
di bellezze c'avete.
Non so se v'è contato
ch'eo lo faccia per arti,
che voi pur v'ascondete:
sacciatelo per singa
zo ch'eo no dico a linga,
quando voi mi vedite.

Vi ho molto lodata, madonna, ovunque, per la bellezza che avete. Non so se vi è stato riferito che lo faccio per secondi fini, e che voi vi nascondete: sappiatelo per segno ciò che non dico a voce, quando mi vedete.

Congedo

Canzonetta novella,
va' canta nova cosa;
lèvati da maitino
davanti a la più bella,
fiore d'ogn'amorosa,
bionda più c'auro fino:
«Lo vostro amor, ch'è caro,
donatelo al Notaro
ch'è nato da Lentino».

Canzonetta nuova, va' a cantare una cosa nuova; alzati di mattino e va' davanti alla più bella, fiore di ogni donna amata, più bionda dell'oro fino: «Il vostro amore, che è prezioso, donatelo al Notaro che è nato da Lentini».

 

NOTA>> Le due similitudini delle prime stanze — l'immagine dipinta nel cuore e il fuoco nascosto in seno — sono tra le immagini più originali e potenti della lirica siciliana. La prima anticipa la centralità dell'immaginazione nella poesia stilnovista; la seconda sarà ripresa e rovesciata in chiave comica da Cecco Angiolieri nel celebre incipit «S'i' fosse foco, arderei 'l mondo».