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Amor è un desio che ven da core - Jacopo da Lentini - Commento e parafrasi

Amor è un desio che ven da core - Jacopo da Lentini - Commento e parafrasi
Autore: Sistema
Data: 21/03/2026
Tipo: Materiale didattico
Dimensione: 9331 caratteri
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COMMENTO A "AMORE È UN DESIO CHE VEN DA' CORE"

1. Contesto e note generali

Amore è un desio che ven da' core è una poesia di Jacopo da Lentini, scritta probabilmente nel 1241. L'autore, noto anche come "il Notaro" (come lo chiama Dante nel Purgatorio, poiché svolgeva la funzione di notaio presso la corte di Federico II), è uno dei principali esponenti della Scuola poetica siciliana ed è considerato l'inventore del sonetto.

Questo componimento poetico fa parte di una tenzone, vale a dire una discussione poetica fra poeti che "si scontrano" con l'arma della poesia (da cui è nata l'espressione moderna "rispondere per le rime"), dibattendo su un tema specifico. In questo caso Jacopo da Lentini risponde al poeta Jacopo Mostacci sul tema di cosa sia l'amore, fornendo la sua personale definizione filosofica del sentimento amoroso.

2. Argomento

Il sonetto può essere suddiviso in tre parti che sviluppano progressivamente la teoria dell'amore del poeta:

Prima quartina (vv. 1-4): Il poeta fornisce una definizione generale dell'amore come "desiderio che viene dal cuore" generato da un grande piacere. Stabilisce la relazione fondamentale tra occhi (che generano l'amore) e cuore (che lo nutre e lo mantiene vivo).

Seconda quartina (vv. 5-8): Jacopo ammette che talvolta ci si può innamorare di qualcuno senza averlo mai visto, ma precisa che l'amore più intenso e profondo, quello "che stringe con furore", nasce necessariamente dalla vista. Questa distinzione introduce una gerarchia qualitativa tra diverse forme d'amore.

Terzine (vv. 9-14): Il poeta spiega il meccanismo psicologico dell'innamoramento: gli occhi mostrano al cuore la vera natura delle cose (sia positive che negative), il cuore elabora queste immagini ("concepisce"), le trasforma in fantasie e desideri che alimentano la passione. Conclude affermando che questo è l'amore autentico "che regna fra la gente".

3. Messaggio

Il messaggio centrale del sonetto è una teoria dell'amore cortese basata sulla relazione tra vista e sentimento. Per Jacopo da Lentini l'amore è un desiderio che nasce dalla vista della donna amata ed è alimentato dal cuore attraverso l'immaginazione.

Il poeta propone una concezione razionale e quasi scientifica dell'amore, spiegandone il meccanismo secondo la filosofia scolastica medievale: gli occhi percepiscono la bellezza esteriore, trasmettono l'immagine al cuore che la elabora intellettualmente, e da questa elaborazione nasce il desiderio amoroso. Non si tratta quindi di un sentimento irrazionale, ma di un processo che coinvolge vista, cuore e immaginazione.

La distinzione tra l'amore che nasce senza aver visto la persona amata (un amore più debole, forse basato sulla fama) e quello che nasce dalla vista diretta (più intenso e "furioso") mostra la raffinatezza del pensiero del poeta, che riconosce diverse gradazioni e tipologie del sentimento amoroso.

Il messaggio, pur inserito nel contesto dell'amor cortese medievale, mantiene un suo fascino universale: ancora oggi riconosciamo il ruolo fondamentale della vista nell'innamoramento e l'importanza dell'immaginazione nel mantenere viva la passione.

4. Lingua, stile e forma metrica

Si tratta di un sonetto composto da endecasillabi, con schema di rime ABAB ABAB ACD ACD: le due quartine presentano rime alternate (ABAB ABAB) e le due terzine rime ripetute (ACD ACD).

Un elemento tecnico interessante è la presenza di coblas capfinidas, un procedimento tipico della poesia provenzale: la seconda quartina e la prima terzina sono collegate perché il termine "occhi" si trova al verso 8 (fine della seconda quartina) e viene ripreso al verso 9 all'inizio della prima terzina, creando un effetto di continuità tra le strofe.

Dal punto di vista stilistico, il sonetto è caratterizzato dall'uso massiccio di figure retoriche della ripetizione:

  • Iterazione (ripetizione della stessa parola):
    • vv. 1-3: Amore ... l'amore
    • vv. 7-14: quell'amor ... questo amore
    • vv. 1-4: da' core ... lo core
    • vv. 9-12: lo core ... lo cor
    • vv. 8-9: occhi ... occhi
  • Poliptoto (ripetizione della stessa parola in forme diverse)

Tutto il sonetto è costruito su queste figure retoriche della ripetizione, strumenti con cui il poeta sottolinea e martella i concetti chiave: amore, core, occhi, vista/veder. Questo crea un effetto quasi ipnotico e didattico, come se il poeta volesse imprimere nella mente del lettore la sua teoria dell'amore.

Il poeta utilizza un linguaggio semplice ma rigoroso e chiaro, non privo però di espressioni colte che rivelano la sua formazione intellettuale (come "concepitore", termine filosofico). Il tono è quello di una dimostrazione logica più che di un'effusione sentimentale.

Il sonetto non ci è giunto nella versione originale in volgare siciliano, ma nella traduzione che ne fecero i poeti toscani, che "toscanizzarono" la lingua originale.

 

CURIOSITÀ>> Il termine tenzone deriva dal latino tentio (contesa, scontro). Le tenzoni poetiche erano vere e proprie gare intellettuali molto diffuse nel Medioevo, in cui i poeti si sfidavano su temi filosofici, amorosi o morali. Da questa tradizione deriva l'espressione moderna "rispondere per le rime".

 

APPROFONDIMENTO>> La teoria dell'amore di Jacopo da Lentini riflette la filosofia medievale, in particolare la teoria aristotelica della conoscenza mediata dai sensi. Secondo questa visione, ripresa da San Tommaso d'Aquino, la conoscenza (e quindi anche l'amore) inizia sempre dall'esperienza sensibile: "nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu" (nulla è nell'intelletto che prima non sia stato nei sensi).

 

PARAFRASI E NOTE UTILI PER IL COMMENTO

TESTO PARAFRASI
  1. Amor è un desio che ven da core
  2. per abondanza di gran piacimento
  3. e li occhi in prima generan l'amore
  4. e lo core li dà nutrimento.
  5.  
  6. Ben è alcuna fiata om amatore
  7. senza vedere so' namoramento,
  8. ma quell'amor che stringe con furore
  9. da la vista de li occhi ha nascimento:
  10.  
  11. ché li occhi rappresentan a lo core
  12. d'onni cosa che veden bono e rio,
  13. com'è formata naturalmente;
  14.  
  15. e lo cor, che di zo è concepitore,
  16. imagina, e li piace quel desio:
  17. e questo amore regna fra la gente.

L'amore è un desiderio che viene dal cuore
per abbondanza di un grande piacere;
e prima di tutto gli occhi generano l'amore,
mentre il cuore gli dà nutrimento.

Qualche volta un uomo si può innamorare
senza vedere l'oggetto del proprio amore,
ma quell'amore che avvince con forte passione
è l'amore che ha origine dalla vista degli occhi:

infatti gli occhi mostrano al cuore
la bontà e la cattiveria di ogni cosa che vedono,
come essa è formata secondo natura;

e il cuore, che concepisce tutto ciò,
immagina, e quel desiderio gli piace:
e questo amore è quello che regna fra la gente.