COMMENTO A "AMORE È UN DESIO CHE VEN DA' CORE"
1. Contesto e note generali
Amore è un desio che ven da' core è una poesia di Jacopo da Lentini, scritta probabilmente nel 1241. L'autore, noto anche come "il Notaro" (come lo chiama Dante nel Purgatorio, poiché svolgeva la funzione di notaio presso la corte di Federico II), è uno dei principali esponenti della Scuola poetica siciliana ed è considerato l'inventore del sonetto.
Questo componimento poetico fa parte di una tenzone, vale a dire una discussione poetica fra poeti che "si scontrano" con l'arma della poesia (da cui è nata l'espressione moderna "rispondere per le rime"), dibattendo su un tema specifico. In questo caso Jacopo da Lentini risponde al poeta Jacopo Mostacci sul tema di cosa sia l'amore, fornendo la sua personale definizione filosofica del sentimento amoroso.
2. Argomento
Il sonetto può essere suddiviso in tre parti che sviluppano progressivamente la teoria dell'amore del poeta:
Prima quartina (vv. 1-4): Il poeta fornisce una definizione generale dell'amore come "desiderio che viene dal cuore" generato da un grande piacere. Stabilisce la relazione fondamentale tra occhi (che generano l'amore) e cuore (che lo nutre e lo mantiene vivo).
Seconda quartina (vv. 5-8): Jacopo ammette che talvolta ci si può innamorare di qualcuno senza averlo mai visto, ma precisa che l'amore più intenso e profondo, quello "che stringe con furore", nasce necessariamente dalla vista. Questa distinzione introduce una gerarchia qualitativa tra diverse forme d'amore.
Terzine (vv. 9-14): Il poeta spiega il meccanismo psicologico dell'innamoramento: gli occhi mostrano al cuore la vera natura delle cose (sia positive che negative), il cuore elabora queste immagini ("concepisce"), le trasforma in fantasie e desideri che alimentano la passione. Conclude affermando che questo è l'amore autentico "che regna fra la gente".
3. Messaggio
Il messaggio centrale del sonetto è una teoria dell'amore cortese basata sulla relazione tra vista e sentimento. Per Jacopo da Lentini l'amore è un desiderio che nasce dalla vista della donna amata ed è alimentato dal cuore attraverso l'immaginazione.
Il poeta propone una concezione razionale e quasi scientifica dell'amore, spiegandone il meccanismo secondo la filosofia scolastica medievale: gli occhi percepiscono la bellezza esteriore, trasmettono l'immagine al cuore che la elabora intellettualmente, e da questa elaborazione nasce il desiderio amoroso. Non si tratta quindi di un sentimento irrazionale, ma di un processo che coinvolge vista, cuore e immaginazione.
La distinzione tra l'amore che nasce senza aver visto la persona amata (un amore più debole, forse basato sulla fama) e quello che nasce dalla vista diretta (più intenso e "furioso") mostra la raffinatezza del pensiero del poeta, che riconosce diverse gradazioni e tipologie del sentimento amoroso.
Il messaggio, pur inserito nel contesto dell'amor cortese medievale, mantiene un suo fascino universale: ancora oggi riconosciamo il ruolo fondamentale della vista nell'innamoramento e l'importanza dell'immaginazione nel mantenere viva la passione.
4. Lingua, stile e forma metrica
Si tratta di un sonetto composto da endecasillabi, con schema di rime ABAB ABAB ACD ACD: le due quartine presentano rime alternate (ABAB ABAB) e le due terzine rime ripetute (ACD ACD).
Un elemento tecnico interessante è la presenza di coblas capfinidas, un procedimento tipico della poesia provenzale: la seconda quartina e la prima terzina sono collegate perché il termine "occhi" si trova al verso 8 (fine della seconda quartina) e viene ripreso al verso 9 all'inizio della prima terzina, creando un effetto di continuità tra le strofe.
Dal punto di vista stilistico, il sonetto è caratterizzato dall'uso massiccio di figure retoriche della ripetizione:
- Iterazione (ripetizione della stessa parola):
- vv. 1-3: Amore ... l'amore
- vv. 7-14: quell'amor ... questo amore
- vv. 1-4: da' core ... lo core
- vv. 9-12: lo core ... lo cor
- vv. 8-9: occhi ... occhi
- Poliptoto (ripetizione della stessa parola in forme diverse)
Tutto il sonetto è costruito su queste figure retoriche della ripetizione, strumenti con cui il poeta sottolinea e martella i concetti chiave: amore, core, occhi, vista/veder. Questo crea un effetto quasi ipnotico e didattico, come se il poeta volesse imprimere nella mente del lettore la sua teoria dell'amore.
Il poeta utilizza un linguaggio semplice ma rigoroso e chiaro, non privo però di espressioni colte che rivelano la sua formazione intellettuale (come "concepitore", termine filosofico). Il tono è quello di una dimostrazione logica più che di un'effusione sentimentale.
Il sonetto non ci è giunto nella versione originale in volgare siciliano, ma nella traduzione che ne fecero i poeti toscani, che "toscanizzarono" la lingua originale.
PARAFRASI E NOTE UTILI PER IL COMMENTO
| TESTO | PARAFRASI |
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L'amore è un desiderio che viene dal cuore Qualche volta un uomo si può innamorare infatti gli occhi mostrano al cuore e il cuore, che concepisce tutto ciò, |