Il latino: una lingua viva e in continua evoluzione
Quando parliamo di "latino" dobbiamo fare attenzione a non pensare che si trattasse di una lingua unica e immutabile. In realtà il latino era una lingua viva, usata quotidianamente da milioni di persone per comunicare, e come tutte le lingue vive cambiava nel tempo e nello spazio.
Innanzitutto bisogna distinguere tra latino scritto e latino parlato. Il latino scritto, quello che studiamo a scuola e che troviamo nei testi di Cicerone o Virgilio, era una lingua molto elaborata, con regole grammaticali rigide, usata dagli scrittori, dai funzionari e dalle persone colte. Il latino parlato (chiamato anche latino volgare o sermo vulgaris) era invece la lingua di tutti i giorni, quella usata dal popolo, dai soldati, dai mercanti: era più semplice, meno rigida nelle regole e cambiava continuamente.
Inoltre il latino parlato era diverso da luogo a luogo: il latino parlato in Gallia (l'attuale Francia) era diverso da quello parlato in Hispania (Spagna) o in Italia. Anche all'interno della stessa regione c'erano differenze tra città e campagna, tra classi sociali diverse. Un contadino dell'Umbria parlava un latino molto diverso da quello di un senatore romano o di un soldato in Britannia.
Nel corso dei secoli, mentre il latino scritto rimaneva sostanzialmente uguale (perché fissato nei testi letterari e nelle scuole), il latino parlato continuava a trasformarsi, accumulando modifiche su modifiche. Queste trasformazioni del latino parlato portarono, nel corso di molti secoli, alla nascita delle diverse lingue romanze o neolatine: l'italiano, il francese, lo spagnolo, il portoghese, il rumeno e altre lingue minori.
Ecco perché possiamo dire che l'italiano nasce dal latino: più precisamente, nasce dalla lenta e continua trasformazione del latino parlato in Italia, mentre il latino scritto continuava ad essere usato nelle chiese, nelle università e nei documenti ufficiali ancora per molti secoli dopo che la gente comune aveva smesso di parlarlo.