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L‘ epica

Mito africano

All’inizio del mondo il Sole apparve nel cielo circondato dai suoi figli, come ancora oggi la Luna fa di notte. Ma durante il giorno il caldo era così terribile che gli uomini quasi non potevano lasciare le loro capanne né andare in giro per procurarsi il cibo; perciò erano molto insoddisfatti della loro vita.

La Luna ci pensò un po’ su; poi andò a trovare il Sole.

  • I nostri figli ci creano dei problemi – disse.
  • Gli uomini si lamentano di loro. Raccogli in un sacco i tuoi figli, io raccoglierò i miei, e buttiamoli nell’acqua.

Dopo aver coì parlato, la Luna raccolse dei ciotoli bianchi e li mise in un sacco, facendo credere al Sole che nel sacco ci fossero i suoi figli. Così il Sole si convinse a raccogliere i suoi figli in un sacco; poi seguì la luna fino al fiume, dove entrambi gettarono i loro sacchi nell’acqua.

Ma quando venne la notte, il Sole s’accorse che la Luna era circondata da tutti i suoi figli. Furioso gridò: - Mi hai ingannato. Domani andrò a riprendermi i miei figli!

Ma il giorno dopo, quando il sole tirò fuori dall’acqua uno dei suoi figli, quello morì. E così il secondo, e il terzo. Essi brillavano ancora, ma non potevano più sopportare la vista del padre. Il Sole dunque, temendo di ucciderli tutti, li lasciò nell’acqua.

Da allora il Sole odia la Luna. Ogni giorno la insegue nel cielo e qualche volta riesce a prenderla.

 

Iliade, libro XXII

Achille gli fu vicino,
pari a Enialio, guerriero, agitatore dell’elmo,
alto scuotendo sopra la spalla destra la lancia di faggio del Pelio,
terribile: il bronzo gli lampeggiava intorno,
simile al raggio del fuoco ardente o del sole che sorge.
Come lo vide, spaventato prese Ettore, non seppe più attenderlo fermo e fuggì:
si slanciò anche il Pelìde, fidando nei piedi veloci:
come il nibbio sui monti, ch’è tra gli uccelli il più rapido,
facilmente insegue una tremante colomba,
e quella gli fugge di sotto, ma il nibbio stridente addosso
vola fitto, il cuore lo sprona a ghermirla;
così Achille volava, furioso: tremò Ettore
sotto il muro dei Teucri e moveva rapidamente i ginocchi.
Corsero oltre la torre di guardia e il caprifico ventoso
lungo la strada dai carri, allontanandosi sempre dal muro,
e giunsero alle due belle fontane; sgorgano
qui le sorgenti del vorticoso Scamandro:
una scorre acqua calda e fumo all’intorno
sale da essa, come di fuoco avvampante;
l’altra anche d’estate scorre pari alla grandine
o al ghiaccio o anche alla gelida neve.
E intorno ci son lavatoi ricchi d’acqua,
belli, di pietra, dove le vesti vivaci
lavavan le spose dei Teucri e le belle figliuole
un tempo, in pace, prima che i figli degli Achei giungessero.
Là correvano i due, uno fuggendo, l’altro inseguendo:
uno forte fuggiva davanti e l’inseguiva uno molto più forte,
rapidissimo; il premio della gara non era una vittoria sacrificale o la
pelle di un animale di gran pregio-questi sono di solito i premi ai piedi degli uomini: correvano per la vita di Ettore domatore di cavalli.

 

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