[A3] Fonologia e ortografia - Vocali e consonanti


Le lettere dell’alfabeto si dividono in vocali e consonanti. Questa distinzione è determinata dal modo con cui vengono pronunciati i diversi fonemi. Quando un individuo emette dei suoni, l'aria esce dai polmoni, passa dalla trachea, dalla laringe, incontra le corde vocali e poi viene espulsa attraverso il naso o il canale orale. A seconda degli ostacoli che incontra in fase di espulsione si hanno vocali e consonanti. Le vocali si hanno quando l'aria fuoriesce senza incontrare alcun ostacolo; le consonanti si hanno se l'aria, prima di venire espulsa, incontra degli ostacoli.

 


Le vocali

Le vocali sono cinque:

a, e, i, o, u

e si distinguono in deboli (i, u) e forti (a, e, o). Questa distinzione è importante per riconoscere i dittonghi e per la  divisione in sillabe.

Si chiamano vocali le lettere che possono essere pronunciate da sole, con un’unica emissione di voce.

 

Un'altra distinzione importante riguarda la e e la o. Infatti, mentre le vocali a, i, u si pronunciano sempre allo stesso modo,  e, o possono avere un suono aperto oppure chiuso (ma quando non vi cade l'accento, la e e la o hanno sempre suono chiuso).

Questa distinzione è segnalata dal dizionario con l'accento fonico: si utilizza l’accento grave () per la pronuncia aperta (è ò) e l’accento acuto () per indicare la pronuncia chiusa (é ó).

Normalmente però gli accenti non si usano e gli stessi grafemi e, o indicano sia le vocali aperte sia quelle chiuse. Le vocali vengono contrassegnate con gli accenti acuto e grave solo quando è proprio necessario distinguere i due suoni. Nelle parole con l’ultima sillaba accentata, invece, l’accento grafico va indicato obbligatoriamente.

Alla luce di quanto detto è quindi chiaro che in italiano con cinque grafemi si indicano in realtà sette fonemi.

 

 


Le consonanti

Le consonanti dell'alfabeto italiano sono sedici; tra queste c'è la la lettera h, che è una consonante muta perché non si pronuncia ed è utilizzata unicamente come segno grafico.

Si dicono consonanti le lettere che non possono essere pronunciate da sole, ma devono appoggiarsi a una vocale.

A seconda degli organi impiegati per pronunciarle, le consonanti si dividono sei gruppi:

  • labiali: b, m, p;
  • labiodentali: f, v;
  • dentali: d, n, t;
  • linguali o alveolari: lr, s, z;
  • palatali: c, g (cielo, giglio);
  • gutturali: c, g (cane, gommone).

 

Ecco alcune importanti considerazioni sulla pronuncia di certe consonanti.

La c e la g hanno suono dolce o palatale davanti alle vocali i, e (cerino, cielo, giallo, gelo) mentre hanno suono duro o gutturale in tutti gli altri casi (cane, coperta, gatto, gufo, cresta, Grecia, gong, tic).

La lettera h non si pronuncia; si usa per prolungare il suono della vocale che la precede in alcune esclamazioni e per dare suono duro alle consonanti c e q seguote dalle vocali i, e (chiesa, antiche, ghiro, ghetto).

La q è sempre seguita dai gruppi vocalici ua, ue, ui, uo (acqua, equino, equo)..

La z ha suono dolce o sonoro all’inizio di parola, nei suffissi –izzare, -izzazione e quando è posta tra due vocali (zebra, zinco, pubblicizzare, privatizzare, bazar) mentre ha suono aspro o sordo in caso di raddoppiamento, nelle parole che terminano in –anza, -enza e prima dei gruppi vocalici ia, ie, io ( piazza, razzismo, somiglianza, penitenza, anziano, azienda, inizio). 


 



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