Coronavirus - Domenico Squillace, preside del liceo Volta, e l‘ attualità di Manzoni e Boccio


Domenico Squillace, calabrese del '56, da sei anni preside de liceo Volta di Milano, ha scritto una lettera ai suoi ragazzi sul sito dell’istituto, poi girata via chat. Parole in cui Manzoni e Boccaccio dimostrano tutta la loro attualità, e nelle pagine di secoli fa sembrano raccontare i nostri giorni col coronavirus, fotografano ansie, imbarbarimento, caccia al cibo come dimostrano i supermercati svuotati.

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L'attualità di Manzoni

"La peste che il tribunale della sanità aveva temuto che potesse entrar con le bande alemanne nel milanese, c’era entrata davvero, come è noto; ed è noto parimente che non si fermò qui, ma invase e spopolò una buona parte d’Italia...". Così si apre il capitolo 31 dei Promessi Sposi dedicato all’epidemia di peste che si abbatté su Milano nel 1630. "Dentro quelle pagine c’è già tutto, la certezza della pericolosità degli stranieri, lo scontro violento tra le autorità, la ricerca spasmodica del cosiddetto paziente zero, il disprezzo per gli esperti, la caccia agli untori, le voci incontrollate, i rimedi più assurdi, la razzia dei beni di prima necessità, l’emergenza sanitaria", scrive il docente che non valuta l’opportunità o meno della decisione di chiusura, ma invita i ragazzi a "non farsi trascinare dal delirio collettivo, continuare con precauzioni una vita normale". E ancora: "Fate passeggiate, leggete un buon libro. Non c’è alcun motivo di restare chiusi in casa. Non c’è alcun motivo per prendere d’assalto supermercati, farmacie, le mascherine lasciatele a chi è malato. La velocità con cui una malattia può spostarsi da un capo all’altro del mondo è figlia del nostro tempo, non esistono muri che la possano fermare".

A rischio la vita sociale

Ma il punto fondamentale è che "uno dei rischi più grandi in vicende del genere, ce lo insegnano Manzoni e Boccaccio, è l’avvelenamento della vita sociale. L’istinto atavico quando ci si sente minacciati da un nemico invisibile è quello di vederlo ovunque, il pericolo è guardare i nostri simili come una minaccia. Rispetto alle epidemie del XIV e del XVII secolo noi abbiamo la medicina moderna. Usiamo il pensiero razionale di cui è figlia per preservare il bene più prezioso che possediamo, il nostro tessuto sociale, la nostra umanità. Se non riusciremo a farlo la peste avrà vinto davvero. Vi aspetto presto a scuola"


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